RIFORMA PENSIONI/ Part-time verticale, quando serve la domanda all’Inps

- Lorenzo Torrisi

Una delle misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato in regime di part-time verticale

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La sede dell'Inps (LaPresse)

RIFORMA PENSIONI, LA DOMANDA PER IL PART-TIME VERTICALE

Come noto, una delle misure di riforma pensioni contenute nella Legge di bilancio riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato in regime di part-time verticale, che, come ricorda pensionioggi.it, “avranno diritto all’accredito di 52 settimane contributive ai fini del raggiungimento del diritto a pensione a condizione che la loro retribuzione sia pari o superiore a 10.724 euro”. Il portale specializzato in notizie previdenziali spiega che “più in dettaglio la novella legislativa dispone che per i contratti di lavoro a tempo parziale verticale, in corso al 1.1.2021 o che abbiano decorrenza iniziale successiva, il numero delle settimane da includere nel computo dell’anzianità utile ai fini del diritto al trattamento pensionistico si determini rapportando il totale della contribuzione annua al minimale contributivo settimanale (206,23 euro, nel 2020)”.

I LAVORATORI INTERESSATI

Per quanto riguarda invece “i contratti di lavoro a tempo parziale già esauriti al 1.1.2021, il riconoscimento delle settimane è subordinato alla presentazione di apposita domanda dell’interessato, corredata da idonea documentazione. In ogni caso, i trattamenti pensionistici liquidati in base alla nuova norma non potranno avere decorrenza anteriore al 1.1.2021, data di entrata in vigore della legge n. 178/2020”. Da evidenziare che “se non è soddisfatto il predetto requisito reddituale l’anzianità verrà proporzionalmente ridotta in funzione del reddito conseguito (es. con 8.868 euro saranno riconosciute solo 43 settimane contributive)”. Per i dipendenti pubblici, invece, “gli anni di servizio ad orario ridotto sono sempre da considerarsi utili per intero”.

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