RIFORMA PENSIONI/ Le 7 strade per lasciare il lavoro dal 2021

- Lorenzo Torrisi

Il punto sulle strade per lasciare il lavoro dal 2021 basandosi sulle misure di riforma pensioni che dovrebbero entrare nella Legge di bilancio

riforma pensioni
La sede dell'Inps (LaPresse)

RIFORMA PENSIONI, LE 7 STRADE PER LASCIARE IL LAVORO

Il Sole 24 Ore fa il punto delle soluzioni per accedere alla quiescenza che ci saranno dal 2021, ipotizzando che le misure di riforma pensioni che entreranno nella Legge di bilancio siano quelle di cui si sta parlando in queste settimane di confronto tra Governo e sindacati sul tema. Ci sono quindi fondamentalmente sette strade per il pensionamento. La prima è l’Ape social, la cui platea potrebbe anche essere estesa. C’è poi Opzione donna, che come noto prevede il ricalcolo contributivo pieno del futuro assegno pensionistico. Terza opzione è la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) di contributi indipendentemente dall’età. I lavoratori precoci possono utilizzare la Quota 41 in alcuni casi. La quinta strada è rappresentata da Quota 100 che resterà in vigore anche l’anno prossimo. Infine le ultime due modalità di pensionamento sono rappresentate dall’isopensione e dal contratto di espansione, misure che potrebbero essere prorogate e riviste per essere rese più appetibili dalle imprese nel gestire ristrutturazioni e prepensionamenti.

I LIMITI DEL SISTEMA PUBBLICO

Domani Moneyfarm, con la collaborazione di Progetica, presenterà un progetto di ricerca sul tema delle pensioni di cui L’Economia, l’inserto settimanale del Corriere della Sera, dà alcune anticipazioni. In particolare viene evidenziato che “tra la popolazione attiva, solo 23 italiani su 100 stanno mettendo da parte dei risparmi per integrare la propria pensione. Pochi previdenti che, nonostante la loro lungimiranza, comunque non stanno facendo abbastanza: si iscrivono tardi, versano poco e alla fine preferiscono ritirare il capitale in un’unica soluzione piuttosto che ottenere una rendita vitalizia. Un quadro preoccupante, soprattutto considerando che l’assegno pensionistico di primo pilastro (quello pubblico, per intenderci) è destinato a crollare vertiginosamente”. Dunque il progetto di ricerca mira a rendere consapevoli gli italiani che il sistema pubblico, nonostante le misure di riforma pensioni, non sarà sostenibile e occorrerà puntare sempre più sulla previdenza integrativa, che dovrà offrire però maggior consulenza.

GHISELLI, “ANDARE OLTRE OPZIONE DONNA

In una lunga intervista elusiva a PensioniPerTutti.it il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli illustra tutte le possibili proposte che al Governo sono state fatte preliminarmente sul post-riforma Quota 100, a cominciare dall’Opzione Donna. «Vi sono le compatibilità economiche per non pensare a semplici proroghe ma semmai a renderla strutturale, anche dopo il 2021, con l’auspicata riforma delle pensioni. È importante che il Governo con la proroga abbia accolto in parte la nostra richiesta, ma la soluzione che vogliamo deve essere definitiva», spiega il sindacalista che comunque ribadisce la necessità di una risposta più ampia alla mera proroga di questa soluzione previdenziale. «Serve allargare platea delle donne, una risposta che valga ad esempio anche per tutte quelle donne che non arriveranno mai ad avere 35 anni di contributi, tanto meno 41, e che attualmente sono condannate ad aspettare 67 anni, e molto spesso anche 70, per poter andare in pensione. Voglio ricordare che gli anni medi di contributi versati dalle donne sono 28, perché le donne hanno carriere lavorative più discontinue e povere». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL VERO AIUTO ALL’OCCUPAZIONE GIOVANILE

In un articolo sul suo blog “Corri Italia, corri” presente nel sito del Messaggero, Luca Cifoni evidenzia come negli ultimi anni ci sia chiesti se le misure di riforma pensioni che trattengono in attività i lavoratori più anziani rappresentino un ‘tappo’ all’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro”. Un recente studio della Banca d’Italia arriva alla conclusione che “l’aumento inatteso della presenza di lavoratori anziani (quelli trattenuti al lavoro dalle nuove regole) ha avuto comunque un impatto positivo sull’occupazione dei giovani e della fascia di età intermedia”. Diventa quindi importante la “complementarietà tra i lavoratori giovani e quelli più maturi all’interno dell’impresa”, un tema che, segnala Cifoni, viene trattato in un libro a cura di Marco Trabucchi, Gabriele Sampaolo e Anna Maria Melloni, dal titolo “La popolazione anziana e il lavoro: un futuro da costruire”. L’indicazione di fondo che emerge è che “la valorizzazione della sempre maggiore compresenza di diverse generazioni nei luoghi di lavoro richiede flessibilità e nuove modalità organizzative”.

PAGAMENTO ALLE POSTE CON PRENOTAZIONE

Da domani inizierà il pagamento scaglionato delle pensioni di novembre con la possibilità di ritirarne l’importo presso gli uffici postali seguendo la turnazione alfabetica comunicata nei giorni scorsi. Di fatto viene quindi portata avanti una misura per cercare di ridurre gli assembramenti che si potrebbero creare fuori dalle Poste. Secondo quanto riporta valsassinanews.com, Poste Italiane ha fatto sapere che “in 6 uffici postali della provincia di Lecco è possibile prenotare il proprio turno allo sportello tramite WhatsApp. Richiedere il ticket elettronico con questa modalità è molto semplice: basterà memorizzare sul proprio smartphone il numero 3715003715 e seguire le indicazioni utili a conseguire la prenotazione del ticket. Per gli uffici abilitati alla prenotazione su WhatsApp, è stata riattivata anche la possibilità di prenotare il proprio turno allo sportello da remoto direttamente da smartphone e tablet utilizzando l’app “Ufficio Postale” oppure da pc collegandosi al sito poste.it, senza la necessità di registrarsi”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PROIETTI

Durante il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni la ministra del Lavoro Catalfo ha fatto sapere di voler inserire nella Legge di bilancio una misura per evitare che il calo del Pil dovuto alla crisi Covid influisca negativamente sul calcolo delle future pensioni attraverso la rivalutazione dei montanti contributivi. Secondo Il Sole 24 Ore, tuttavia, l’esecutivo potrebbe far marcia indietro e rinviare di un anno l’adozione della misura, dato che il meccanismo di salvaguardia approvato nel 2015 dal Governo Renzi basterebbe a tutelare quanti andranno in pensione nel 2021. Domenico Proietti, però, ritiene che “sarebbe gravissimo se il Governo non desse seguito a quanto annunciato dalla Ministra Catalfo, nel corso del tavolo di confronto con i sindacati di sterilizzare l’effetto negativo del Pil sulle future pensioni a partire dal 2021”.

IL POSSIBILE RITORNO DELL’APE VOLONTARIO

Secondo il Segretario confederale della Uil, infatti, “dopo tutte le operazioni di cassa fatte in questi anni sulle spalle dei pensionati non vorremmo ci si preparasse a continuare ad usare il bancomat anche sui futuri pensionati”. Intanto, sempre a proposito di misure di riforma pensioni da inserire nella Legge di bilancio, l’esperto pensioni del sito di Repubblica, rispondendo a un quesito di un lettore, ricorda che l’esecutivo sta vagliando la possibilità di riprendere la sperimentazione dell’Ape volontario, che era stata interrotta alla fine del 2019. Come noto, tale forma di anticipo pensionistico non comporta oneri a carico dello Stato, ma prevede una penalizzazione sul futuro assegno pensionistico della durata di vent’anni per rimborsare il prestito bancario necessario ad attivare la misura.

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