RIFORMA PENSIONI/ Chiesta “finestra 32” per editori in crisi (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Francesca Businarolo chiede un intervento di riforma pensioni specifico per le aziende editoriali in crisi, come fatto l’anno scorso

Nunzia Catalfo
Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro (LaPresse)

CHIESTA FINESTRA 32 ANNI PER EDITORI IN CRISI

Con un’interrogazione diretta alla sua collega di partito, nonché ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, Francesca Businarolo chiede un intervento di riforma pensioni specifico per “anticipare i tempi delle pensioni per le aziende editoriali in crisi”. Come spiega tgverona.it, la sollecitazione della deputata del Movimento 5 Stelle deriva dalla situazione dell’Elcograf, storica azienda veronese (già Mondadori Printing) da tempo in difficoltà per le mancanze di commesse. C’è stato un accordo per la cassa integrazione di 440 lavoratori, che è però da considerare una soluzione temporanea. Businarolo ricorda che “la precedente Legge di bilancio ha previsto norme particolari per le aziende editoriali in crisi. Per questo ho chiesto che venga considerata l’opportunità di adottare iniziative dirette a ripristinare per i lavoratori dipendenti di queste imprese, la cosiddetta ‘finestra’ di 32 anni, prevista prima della legge Fornero, per accedere al prepensionamento senza incorrere nella disoccupazione definitiva”. Vedremo cosa risponderà il ministro Catalfo.

QUOTA 100, SMENTITA MODIFICA A FINESTRE

Non ci sarà una revisione delle finestre prevista dalla riforma pensioni con Quota 100. Lo fa sapere, come riporta il sito del Sole 24 Ore, direttamente il ministero del Lavoro. Il sito del quotidiano di Confindustria evidenzia che una mossa del genere troverebbe contrari i sindacati e potrebbe anche alimentare l’opposizione della Lega, visto che si andrebbe a toccare una misura che in qualche modo ha inciso sul sistema pensionistico regolato dalla Legge Fornero. A quanto pare il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo avrebbe dato invece disponibilità a rivedere l’elenco dei lavori gravosi, mentre i sindacati avrebbero chiesto non solo di ampliare la platea dei beneficiari della quattordicesima, ma anche un intervento sulle indicizzazioni delle pensioni, da attuare magari da metà anno insieme al taglio del cuneo fiscale, di modo da garantire un “aumento” delle pensioni in contemporanea a quello delle busta paga dei lavoratori dipendenti. Servono però delle risorse per fare tutto questo. Senza dimenticare la proroga dell’Ape social e di Opzione donna.

MODIFICHE REGOLAMENTO INPGI 2

In tema di riforma pensioni va registrato il via libera, da parte dei ministeri del Lavoro e dell’Economia, al nuovo regolamento dell’Inpgi 2. Come spiega primaonline.it, “i provvedimenti, adottati dal Comitato amministratore della Gestione separata, introducono importanti novità – sia sul fronte delle prestazioni previdenziali che su quello delle scadenze in base alle quali assolvere gli adempimenti da parte degli iscritti -, che entreranno in vigore il 10 gennaio 2020”. Novità che riguarderanno i giornalisti freelance. “Le modifiche sono state ispirate in particolare dall’esigenza di incrementare l’importo delle future pensioni, attraverso un duplice meccanismo che agisce in parte sull’aumento contributivo e in parte sulla destinazione, sulla posizione previdenziale di ciascun iscritto, di una quota rilevante dei rendimenti del patrimonio della Gestione” e si prevede anche “l’erogazione di una indennità di disoccupazione e una tutela infortunistica per i co.co.co. e un allargamento delle tutele per la maternità e per i congedi parentali, estesi anche ai liberi professionisti”.

QUOTA 100, FINESTRE ALLUNGATE

Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, la riforma pensioni con Quota 100 potrebbe subire delle modifiche, restando comunque in vigore fino alla fine del 2021. In particolare, le finestre per il pensionamento potrebbero essere “allungate” di tre mesi. Dunque i lavoratori del settore privato dovrebbero attendere sei mesi dalla maturazione dei requisiti prima di accedere alla pensione, mentre i dipendenti pubblici addirittura nove. Questo potrebbe far “risparmiare almeno 600 milioni nel 2020 e circa un miliardo a regime”. Risorse che, spiega il quotidiano milanese, “dopo il 2021, potrebbero essere impiegati per sostituire «quota 100» con un sistema flessibile sul modello dell’Ape sociale”. In questo senso non si esclude che l’Ape social venga ancora prorogata per poi essere “potenziata” alla fine del 2021 seguendo la proposta di Tommaso Nannicini, ormai ribattezzata Quota 92, che consentirebbe il pensionamento a 62 anni (con 30 di contributi) “a particolari categorie di lavoratori disagiati”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI DAMIANO

Intervistato da Radio Radicale, Cesare Damiano è tornato a esprimere il suo parere sulla riforma pensioni con Quota 100, spiegando perché la misura non va cancellata. “Quota 100 ha i suoi difetti – io le quote le ho inventate con Prodi nel 2007 e quelle erano vere quote, questa è una sorta di finestra temporanea fino al 2021 -, ma io eviterei di dire ai cittadini ‘questo governo vi dà questo beneficio’, i cittadini giustamente credono alla promessa del governo e alla legge che viene emanata, fanno i loro conti, magari si licenziano presumendo di andare in pensione, poi il governo successivo cambia idea e quelli si trovano senza lavoro e senza pensione”, ha detto l’ex ministro del Lavoro, facendo capire che sarebbe un problema far cessare da un giorno all’altro la misura pensionistica del Governo giallo-verde.

LE PAROLE DI CALENDA

“Gli esodati me li sono, come si dice, curati per diversi anni quand’ero in Parlamento: non creiamo nuovi esodati”, ha aggiunto, sottolineando che Quota 100 non lo convince completamente, “ma abbiamo stretto un patto con i cittadini: portiamolo a conclusione fino al 2021 poi punto e basta, in modo tale che, come si dice, si tenga anche conto delle scelte che fanno le persone, che non sono numeri, dietro ci sono famiglie, figli, convivenze e futuro”. L’ex ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ospite di Piazzapulita, ha invece evidenziato che Quota 100 danneggia i giovani e che quindi sarebbe opportuno indirizzare le poche risorse disponibili per un taglio del cuneo fiscale destinato a chi ha meno di 30 anni.

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