Riforma pensioni/ Ultime notizie. Elsa Fornero contro Quota 100 e Salvini

- Lorenzo Torrisi

Elsa Fornero torna a parlare di riforma pensioni e di Matteo Salvini. Critiche dirette al leader leghista e a Quota 100 che non ha creato lavorato

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Lapresse

ELSA FORNERO CONTRO SALVINI E QUOTA 100

Elsa Fornero torna a parlare di riforma pensioni e di Matteo Salvini. Ai microfoni di euronews.com, l’ex ministra del Lavoro ha commentato la crisi di Governo e ha detto: “Salvini è sempre stato un po’ strabico nella sua impostazione delle politiche economiche perché dire ‘bloccheremo l’aumento dell’Iva, ridurremo il carico fiscale, aumenteremo le spese per famiglie, giovani, occupazione, pensioni’, senza indicare come, sembra un po’ un quaderno delle preferenze scritto sulla sabbia. Una persona responsabile dice ‘io mi pongo un obiettivo con queste risorse’”. “L’occupazione non si fa mandando in pensione prima i dipendenti, ma aumentando il potenziale di mercato per le imprese”, ha poi aggiunto criticando quindi indirettamente Quota 100, misura che è stata varata anche con l’obiettivo di aumentare l’occupazione con un turnover nel mercato del lavoro. Fornero chiarisce di non aver “mai odiato Salvini, l’ho sempre considerato inadeguato a guidare il Paese anche solo come ministro dell’Interno. Ho sempre trovato la sua politica migratoria cattiva, giocata su elementi negativi, non all’altezza di una situazione complessa”.

LE PAROLE M5S CONTRO IL PD

Sembra possibile che Pd e M5s formino insieme un Governo. Il Secolo d’Italia evidenzia che si tratterebbe certamente di un’alleanza curiosa, visto che i pentastellati anche di recente hanno criticato i dem, anche sulla riforma pensioni. Il quotidiano di Francesco Storace cita quindi alcuni post pubblicati sul Blog delle Stelle, tra cui quello pubblicato lo scorso 23 maggio, in cui si legge: “Siamo all’assurdo. Il segretario di un partito che ha votato la Legge Fornero nel 2012 si permette di attaccare il MoVimento sulle pensioni, accusandoci in un tweet delirante di averle tagliate a 6 milioni di italiani. È esattamente il contrario: è nella Legge di Bilancio approvata a fine 2018 abbiamo infatti aumentato la percentuale di rivalutazione delle pensioni fino a 9 volte il trattamento minimo. Significa che fino a 1.500 euro lordi le pensioni aumenteranno esattamente quanto il costo della vita (rivalutazione al 100%) e fino ai 4.500 euro lordi si rivaluteranno più di quanto avrebbero fatto se al governo ci fosse ancora il Pd”.

LE PENSIONI DEI GIOVANI

La Fai-Cisl continua la sua campagna “Porto Sicuro”, che in Sicilia comincerà lunedì in provincia di Messina. Come spiega strettoweb.com, alle 16:30 presso l’Aula consiliare del Comune di Falcone, ci sarà un incontro con il Segretario nazionale Silvano Giangiacomi, il Segretario generale regionale Pierluigi Manca, la Segretaria generale provinciale Sabina Barresi, il Segretario generale della Cisl Messina Tonino Genovese ed esponenti delle cooperative dei pescatori. La campagna, come spiegato dal Segretario generale Onofrio Rota, intende avviare “un’azione di prossimità e di presidio del territorio che rafforza il contributo delle parti sociali a sostegno dei lavoratori e del settore”. Anche in tema di riforma pensioni. “Le giovani generazioni sono la metà di coloro che andranno in pensione nei prossimi anni, tra l’altro con pensioni non adeguate, che ad esempio per la piccola pesca si aggirano anche sulle 450 euro: con i giovani dobbiamo rivendicare un sistema migliore, e nel frattempo vanno implementati la bilateralità e i fondi integrativi sanitari, che garantiscono interventi sia per il pescatore che per il suo nucleo familiare”, spiega Giangiacomi.

CON GOVERNO M5S-PD SALTA QUOTA 100?

Solo martedì scopriremo se ci sarà un nuovo Governo o se si tornerà al voto. Intanto a qualcuno non è sfuggito che nell’elenco delle dieci priorità letto da Luigi Di Maio dopo l’incontro con Sergio Mattarella non ci fosse alcun accenno al tema della riforma pensioni, che pure in campagna elettorale era stato speso dal Movimento 5 Stelle. Sembra anche difficile immaginare una convergenza tra i pentastellati e il Partito democratico su questo punto. In primis perché i dem sono stati tra i più critici nei confronti dei tagli alle pensioni d’oro e alle indicizzazioni delle pensioni voluti più da M5s che dalla Lega. Inoltre, il Pd ha criticato più volte Quota 100 ritenendola un provvedimento iniquo e ingiusto. Carlo Calenda è arrivato anche a proporre di abolire questa misura per evitare l’aumento dell’Iva. Se dunque nascerà un Governo tra M5s e Pd, ci saranno più convergenze su strumenti come il Reddito di cittadinanza, visto che i dem avevano avviato il Reddito di inclusione, che non sulla previdenza. A meno di passi indietro di una delle due parti.

L’ESODO DEGLI STATALI

Si sta parlando molto degli effetti della riforma pensioni con Quota 100 sulla Pubblica amministrazione. “I numeri ci dicono che a quelle previste dalla legge Fornero si sommano con quota 100 uscite tra i comparti della Pubblica amministrazione dove il lavoro è più faticoso, ma che paradossalmente sono proprio quelli che erogano servizi direttamente ai cittadini”, sono le parole della Segretario generale della Fp-Cgil, Serena Sorrentino, riportate dal sito di Rassegna sindacale. Dal suo punta di vista, per affrontare la situazione “ci vuole la proroga delle graduatorie degli idonei, la stabilizzazione dei precari e nuove assunzioni. Il ministro della Pa Bongiorno aveva totalmente sbagliato linea, altro che qualificazione e innovazione della Pa”. Secondo la sindacalista, “la Pubblica amministrazione ha subìto dalle politiche della Bongiorno un colpo mortale. L’anno che abbiamo perso si dovrà adesso recuperare con misure straordinarie per l’occupazione e, soprattutto, per la prossima finestra d’uscita andrebbe data certezza ai lavoratori su Tfs per il quale, a dispetto dei proclami passati, mancano ancora i decreti attuativi”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI CORNA

In questi ultimi giorni si sta parlando molto degli effetti della riforma pensioni con Quota 100 sulla Pubblica amministrazione. Francesco Corna, Segretario generale della Cisl di Bergamo, non nasconde che “è stato chiaro da subito” quali sarebbero stati tali effetti. “Già da due anni si sapeva che nell’arco del quinquennio in corso buona parte dei dipendenti pubblici sarebbero andati in pensione. Per risolvere questa emergenza bisogna stabilizzare subito i precari della pubblica amministrazione, utilizzando le graduatorie già stilate e chiamando in servizio chi è idoneo”, sono le parole del sindacalista riportate dall’Eco di Bergamo. Dal suo punto di vista non si può trascurare che “l’ultima grande ondata di assunzioni nella pubblica amministrazione risale agli anni Ottanta e per questo l’età media dei lavoratori comincia a essere piuttosto alta”.

GLI EFFETTI DI QUOTA 100 NELLA PA

Bisognerebbe quindi cercare di avviare un turnover nella Pa. Il quotidiano orobico segnala che potrebbero esserci disagi in quei paesi “dove molti servizi si reggono sul lavoro di un solo impiegato, e dove il comune può pensare alla sostituzione soltanto dopo che il posto rimanga vacante. A Bergamo città, il comune si è invece mosso con anticipo, bandendo concorsi prima del 31 dicembre 2018, data che ha cambiato le regole di utilizzo delle graduatorie, impedendone lo scorrimento una volta coperti i posti banditi, e quindi ha disponibilità di persone da reclutare per i 55 dipendenti che andranno in pensione nel biennio 2019/2020 (di queste 15 con ‘quota 100’)”.

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