RIFORMA PENSIONI, ALLARME INPS/ Conti in rosso da 26 miliardi per il Covid

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, in attesa di una nuova legge post Quota 100 l’Inps diffonde i dati sui propri conti e il “rosso” da emergenza Covid pesa 26 miliardi sul 2020

pasquale tridico
Pasquale Tridico, Presidente Inps (LaPresse, 2020)

ROSSO INPS SUI CONTI PENSIONE

Secondo il calcolo diffuso ieri dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza nel nuovo bilancio 2020, i problemi per l’Inps e per i conti delle pensioni si stanno acuendo con l’avanzare dell’emergenza Covid: in attesa di una nuova riforma nazionale per sostituire Quota 100 già dalla prossima Manovra, il problema maggiore per l’Istituto riguarda per l’appunto la cassa. Il risultato di esercizio negativo va oltre i 26 miliardi, con un peggioramento di 19,6 miliardi rispetto alle previsioni originarie rilasciate nel 2019 sul nuovo anno: pesa il minor gettito delle tasse (14,9 miliardi) ma anche i 4,1 miliardi per le maggiori prestazioni sostenute dall’Inps nei primissimi mesi dell’emergenza (Cig, bonus e fondi solidarietà). Il Civ ha approvato comunque l’assestamento 2020 prendendo atto degli «inevitabili effetti dovuti alla diminuzione delle entrate e all’aumento delle prestazioni imposto dall’emergenza» e non ha nascosto le sue preoccupazione sia per quel che riguarda la gestione dell’ultimo trimestre sia, in prospettiva, per la sostenibilità e l’equilibrio del rapporto tra assicurati (in leggero calo) e pensionati (in piccola crescita), ora giunto a 1,25». Il tema della “tenuta” dei conti – si legge nella nota conclusiva riportata oggi dal Sole 24 ore – che «il legislatore dovrà osservare con attenzione in termini di interventi normativi e finanziari». (agg. di Niccolò Magnani)

FIOM RISPONDE A BONOMI (CHE AVEVA CRITICATO LA QUOTA 100)

Durante l’assemblea di Confindustria a Cremona nella scorsa settimana il Presidente Carlo Bonomi è tornato a criticare l’azione di Governo definita “sussidistan”, in particolare sottolineando l’impossibilità di dover ancora ricorrere nella riforma pensioni a “eredi” di Quota 100 e sul lavoro al Reddito di Cittadinanza: «Per fine ottobre prepareremo un’altra proposta di riforma sulle pensioni: l’anno prossimo scadrà quota 100, sto sentendo parlare di quota 101, vogliamo fare altri debiti sulle spalle dei giovani?». Non solo, Bonomi sottolineava come non sia pensabile il metodo che potrebbe portare a dicembre alla pensione con 62 anni e subito dopo a gennaio l’uscita a 67 (il cosiddetto scalone). Oggi su Left all’intervista della direttrice Simona Maggiorelli risponde a tono il segretario nazionale della Fiom Cgil Michele De Palma: «Colpisce la decisione del presidente di Confindustria di attaccare in modo così duro le scelte fatte dal governo per tutelare le persone che hanno pagato il prezzo più alto della pandemia e della crisi». Il leader sindacalista ribadisce come i lavoratori già hanno pagato prezzo altissimo in questa crisi Covid: « l’emergenza ha portato in primo piano e ampliato le disuguaglianze. Molti lavoratori e lavoratrici hanno perso il lavoro. Molti di loro erano già precari in precedenza, altri erano già in ammortizzatori sociali». (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, IL PROBLEMA DI QUOTA 100

In un articolo pubblicato sul sito di Ipsoa, Vincenzo Ferrante evidenzia che quando Quota 100 andrà in scadenza ci saranno problemi “soprattutto per quella fascia di età intercettata dalle norme del 2019 che, non avendo potuto avere accesso alla misura per la mancanza di uno dei requisiti previsti («un’età anagrafica di almeno 62 anni e un’anzianità contributiva minima di 38 anni»), dal 1° gennaio 2022 vedrà spostata in avanti in un giorno solo di 5 anni il momento del pensionamento”. Ma c’è una questione importante, ricordata dal Professore di Diritto del lavoro all’Università Cattolica di Milano, che dovrebbe essere affrontata insieme alla riforma pensioni.

L’INVECCHIAMENTO DEL PUBBLICO IMPIEGO

Infatti, “gli effetti sul sistema pensionistico italiano di ‘quota 100’ sembrano essere stati poco interessanti sul piano della prospettata sostituzione dei più anziani con lavoratori più giovani”. Inoltre, la pandemia ha influito sul piano di assunzioni del pubblico impiego. Pertanto, “il venir meno del sistema di pensionamento anticipato quota 100 potrebbe dar luogo a criticità, conseguenti ad un ulteriore invecchiamento del personale, che solo si possono fronteggiare con nuove assunzioni, così da consentire a chi rimane al lavoro in età avanzata di poter essere affiancato da personale più giovane (magari anche più dinamico) e in ogni caso più avvezzo ad utilizzare le tecnologie informatiche”. Vedremo se la misura per favorire la staffetta generazionale, annunciata dalla ministra del Lavoro Nunzia Caltafo, potrà migliorare la situazione.

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