Riforma pensioni/ Ultime notizie. Quota 100 e il progetto del Governo

- Lorenzo Torrisi

Il viceministro Misiani ha confermato che Quota 100 dopo il 2021 non verrà confermata, evidenziando che il Governo ha un suo progetto di riforma pensioni

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LE PAROLE DI MISIANI SU QUOTA 100

Il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, conferma quella che sembra essere la linea del Governo in tema di riforma pensioni con Quota 100. Secondo quanto riporta Rainews, durante la replica al dibattito al Senato sulla Nota di aggiornamento del Def, ha infatti detto che Quota 100 è una “misura transitoria che finisce nel 2021, l’intenzione del governo è di non rinnovarla nel futuro. Abbiamo in mente un modello di flessibilità del sistema pensionistico diverso e ne discuteremo con le parti sociali”. L’incontro con i sindacati sul tema della previdenza è in programma venerdì e quindi potrebbe essere già  quella l’occasione per mostrare il proprio progetto, anche se non è detto che ciò venga fatto in un secondo momento, considerando anche che Quota 100 scade appunto alla fine del 2021. Misiani ha ovviamente anche evidenziato che la misura sta costando meno del previsto. Resta da capire quale sarà nei prossimi anni la destinazione degli eventuali risparmi, che fanno parte di un fondo di risorse condiviso con il Reddito di cittadinanza.

INAPI PRO QUOTA 41 ED ESODATI

Domenico Cosentino, Presidente del Patronato Inapi, in tema di riforma pensioni si dice concorde “sulla necessità di rivedere la rigida Riforma Fornero e con quanti stiano pensando a misure atte a migliorare le condizioni di uscita dei lavoratori, concedendo maggiore flessibilità in uscita. Mi sono sempre detto, tra le altre cose, pro quota 41 indipendentemente dall’età anagrafica e pro valorizzazione dei lavori di cura ai fini previdenziali, ma va da sé che non ci si può preoccupare di altre platee di lavoratori quando ancora non si è posto un rimedio conclusivo ad una categoria che vive nella disperazione da otto anni, il buon senso prevedrebbe in primis una chiusura definitiva del loro calvario previdenziale”. Il riferimento è ai circa 6.000 esodati ancora esclusi. Per questo Consentino chiede che nella prossima Legge di bilancio si dia “priorità assoluta” alla “riapertura dell’Ottava Salvaguardia con l’estensione per tutte le categorie in essa contenute del requisito fino al 31/12/2021”.

LE PAROLE DEI DELEGATI SINDACALI

Oggi al Forum di Assago si sono riuniti i quadri e i delegati di Cgil, Cisl e Uil. Il sito di Rassegna sindacale ha raccolto alcune dichiarazioni dei presenti. E si capisce che uno dei temi trattati è stato quella della riforma pensioni. “Il mio cantiere è fermo, non lavoro, siamo in cassa integrazione da febbraio. Ma se vado in giro a cercarmi un’occupazione, mi dicono che sono troppo vecchio. Tuttavia, dopo 38 anni di contributi, non posso ancora andare in pensione. Insomma: sono troppo vecchio per lavorare e troppo giovane per andare in pensione. Bisogna mettersi d’accordo”, sono le parole di Pippi Graziano, Rsa Fillea nel cantiere per la Palermo-Agrigento. Daniela Rummo, Rsa Uiltucs, ha evidenziato la necessità di cambiare il computo dei contributi previdenziali ai fini pensionistici per chi, come lei, lavora part-time “bassa”, cioè con poche ore al mese e nemmeno tutto l’anno, cosa che comporta una retribuzione bassa, tanto da finire per non pagare le tasse perché appartenente alla no tax area.

LA NOTA USB

La ripresa del confronto tra Governo e sindacati su temi che comprendono anche la riforma pensioni non stupisce l’Unione sindacale di base, visto che “era abbastanza chiaro che l’ingresso al governo di una forza come il Pd, strettamente collegata con le segreterie confederali, avrebbe prodotto una nuova stagione di concertazione sindacale”. In una nota l’Usb evidenzia però “che questo avvenisse chiudendo ogni confronto con il resto del mondo non era invece scontato. Si tratta di una scelta dell’esecutivo che cancella d’un tratto tutte le valutazioni del Movimento 5 Stelle sulla natura di quelle organizzazioni – lungamente accomunate alla casta politica nel giudizio negativo – e sulle loro responsabilità nell’aver consentito riforme devastanti delle pensioni, l’introduzione del Jobs act, la precarizzazione del lavoro e mille altri arretramenti nei diritti dei lavoratori. Ne prendiamo atto, anche se non ce ne rallegriamo affatto. Il nostro giudizio sul ruolo nefasto di quelle confederazioni rimane integro, soprattutto perché lo verifichiamo quotidianamente nei luoghi di lavoro”.

FIORONI SPINGE PER SBLOCCO INDICIZZAZIONE

Con l’avvicinarsi della Legge di bilancio non mancano proposte di riforma pensioni. E Giuseppe Fioroni, dalle pagine dell’Huffington Post, evidenzia che, “considerando anzitutto lo stato di disagio dei pensionati con trattamenti medio-bassi, viene d’obbligo riflettere sulla necessità di un recupero del meccanismo a suo tempo istituito, con il secondo governo Prodi, della cosiddetta indicizzazione. Secondo gli esperti, il costo dell’operazione non sarebbe eccessivo – dovremmo stare attorno agli 800 milioni – e potrebbe essere coperto da un ritocco dell’Iva sui beni e servizi di lusso”. Per l’ex ministro dell’Istruzione, “non cambierebbe molto per le fasce di consumatori a reddito alto, sarebbe un gesto importante, al contrario, per tanti pensionati in difficoltà. Sarebbe un segnale di buona volontà, un gesto concreto di solidarietà, di cui avvertiamo tutta l’urgenza nel momento in cui la percezione delle diseguaglianze si riversa come un macigno sulla testa della classe dirigente del Paese, in specie sulla classe politica”.

LE ISTANZE DEL CODS

In vista del nuovo incontro specifico sulla riforma pensioni tra Governo e sindacati in programma venerdì, Orietta Armiliato ha voluto ricordare con un post su Facebook le istanze del Comitato Opzione donna social, che sono sostanzialmente due. La prima è la proroga di Opzione donna fino al 2023, tenendo presente che la proroga di un solo anno rischierebbe di escludere le lavoratrici autonome nate nel 1961, poiché non avrebbero i 59 anni di età al 31 dicembre di quest’anno richiesti per l’accesso alla misura. La seconda è la Quota 100 rosa, che rispetto all’attuale prevede un requisito contributivo per le donne a 36 anni, anziché 38, come riconoscimento dei lavori di cura svolti dalle italiane. Per la prima richiesta bisogna tenere conto di un costo di circa 400 milioni di euro per ogni anno di proroga, mentre per la seconda si potrebbe attingere direttamente dai risparmi derivanti dalle misure stanziate e non utilizzate per la stessa Quota 100, a causa del numero di domande di accesso inferiore alla stime fatto lo scorso anno.

OGGI L’ASSEMBLEA CGIL-CISL-UIL

Oggi a Milano si terrà l’assemblea nazionale dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil, in cui si parlerà anche di riforma pensioni. Come spiega il Segretario generale della Cisl Emilia-Romagna, Filippo Pieri, occorre “una previdenza più equa e giusta. Ad esempio ‘quota 100’, è indubbio che debba rimanere, ma nello stesso tempo, per rispetto delle persone, vanno chiarite tutte le questioni ancora aperte, a partire dai lavori gravosi, dalla pensione di garanzia per i giovani e dalla questione femminile. Su questo tema, come su gli altri, serve un immediato tavolo di confronto”. Secondo quanto riporta sassuolo2000.it, il sindacalista ha anche evidenziato che “il taglio del cuneo fiscale a favore delle buste paga di lavoratori dipendenti e pensionati va fatto senza indugi, anzi va fatto mettendo più risorse, così come va data maggiore attenzione alla popolazione anziana attraverso lo sblocco delle rivalutazione delle pensioni e l’apertura di un tavolo di discussione sulla non autosufficienza, senza dimenticare i contratti del Pubblico impiego, con lavoratori che attendono da anni un sacrosanto rinnovo”.

RIFORMA PENSIONI E NADEF

Si sta parlando molto in questi giorni della Nota di aggiornamento del Def, anche per quel che riguarda il tema riforma pensioni. Camillo Linguella, sulle pagine di finanza.com, evidenzia che nel documento “quota 100 viene confermata così come è,  ma mancano le altre misure sulle pensioni, a partire da quella di garanzia per i giovani, figuriamoci se poi abolivano il reddito di cittadinanza. Come conseguenza di questa scelta, i pensionati saranno chiamati in prima persona a sostenere l’eventuale rilancio economico del Paese, perché saranno esclusi dalla riduzione del cuneo fiscale e non ci sarà nessuna riduzione delle aliquote Irpef per la categoria, né una modifica della modalità di calcolo della perequazione annuale”.

VACCHE MAGRE IN VISTA

Guardando la spesa per le pensioni, si nota poi che rispetto al Def di aprile si prevede una diminuzione “di circa 1,4 miliardi, di cui circa 1,2 miliardi dovuti dal minor numero di pensionamenti anticipati rispetto alla platea di soggetti che potevano beneficiare”.  Sembra quindi che si andrà verso un periodo di “vacche magre” per le pensioni, sottolinea Linguella, secondo cui è positivo il fatto che nella Nadef non si spinga l’acceleratore sull’ipotesi di istituire un fondo pensione complementare presso l’Inps, anche se non è detto che non si concretizzi più avanti. Per l’autore, “in definitiva il governo si impegna ad ‘Attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica’”.

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