RIFORMA PENSIONI/ Riscatto laurea, quando conviene

- Lorenzo Torrisi

In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore è stato fatto un focus sul riscatto agevolato della laurea, introdotto l’anno scorso tra le varie misure di riforma pensioni

abolizione quota 100
La sede dell'Inps (LaPresse)

RISCATTO LAUREA, QUANDO CONVIENE

In un articolo pubblicato sul Sole 24 Ore è stato fatto un focus sul riscatto agevolato della laurea, introdotto l’anno scorso tra le varie misure di riforma pensioni, alla luce della recente circolare Inps che sembra ampliarne la possibilità di utilizzo. Resta da capire se sia opportuno o meno farvi ricorso. Il quotidiano di Confindustria spiega che “nel valutare quale sia la soluzione migliore, sempre che da qui a 15-25 anni non vengano cambiate ancora le regole, i contributi puri su un piatto della bilancia devono mettere il costo del riscatto e il ridotto guadagno in termini di tempo rispetto alla pensione anticipata contributiva a cui potrebbero accedere senza alcun riscatto. Chi è soggetto al sistema misto, invece, da una parte ha la prospettive di andare in pensione quattro anni prima se riscatta, dall’altra deve considerare il costo del riscatto in quanto tale e gli effetti del calcolo contributivo invece di quello misto sull’importo della sua pensione. Effetto che è ridotto per chi ha pochi contributi versati prima del 1996 e si dilata per chi ha maggiore anzianità”.

I GILET BIANCHI IN PIAZZA

Nonostante il tavolo aperto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni abbia affrontato anche il tema della rivalutazione degli assegni in essere, il Movimento dei Gilet Bianchi, insieme al Partito Pensionati d’Europa, ha deciso di organizzare nella mattinata di sabato 15 febbraio un flash mob in piazza Carità a Napoli. Fortunato Sommella, leader del Partito e fondatore del Movimento, come riporta anteprima24.it, evidenzia come “la politica mortifica i diritti e le aspettative delle fasce più deboli. Le condizioni di vita degli anziani sono insopportabili: non vengono più loro garantite né la salute né la sicurezza. Dai politici nessun segnale di interesse per la collettività. Noi pensionati dobbiamo fare rumore, per tutelare i nostri diritti e quelli delle generazioni che ci succedono!”. In questo senso, intervistato da leggo.it, il demografo Antonio Golini spiega che se in Italia proseguirà l’invecchiamento della popolazione ci sarà inevitabilmente un problema relativo alla sostenibilità del sistema pensionistico.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI MANTOVANI

In tema di riforma pensioni, la Cida raccomanda “grande prudenza”. “La legge Fornero e Quota 100, con le dovute differenze, dimostrano che spesso gli effetti indesiderati sono superiori alle previsioni e si protraggono nel tempo”, fa sapere il Presidente della Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità Mario Mantovani. Dal suo punto di vista, “se si vuole nuovamente riformare il sistema pensionistico e renderlo più flessibile, occorre partire dal lavoro, in particolare per i giovani e le donne, poi migliorare e implementare tutti gli strumenti già in essere a sostegno della vita contributiva del lavoratore e, infine, evitare formule punitive per chi decide di anticipare il pensionamento”.

IL NO ALLE PENALIZZAZIONI

Per Mantovani, infatti, “la decisione di anticipare il pensionamento non può essere penalizzata oltre un certo livello, così come crediamo sia opportuno bloccare la correlazione fra speranza di vita e l’età pensionabile, visto che i coefficienti di trasformazione sono già ‘tarati’ in tal senso”. “Bene quindi a tutti gli strumenti che rendano più agevole una scelta personale. Alcuni sono già presenti nel nostro sistema: l’Ape sociale, l’Ape aziendale e volontaria (che andrebbero ripristinate), la Rita. Altri possono essere inseriti, non in senso assistenziale, ma nella logica di fornire un adeguato ‘cassetto degli attrezzi’ previdenziali al giovane lavoratore. Pensiamo a formule assicurative, collegate al ‘secondo pilastro’ della previdenza complementare e finalizzate alla copertura di eventuali ‘buchi’ contributivi in caso di disoccupazione o perdita della capacità lavorativa (long term care)”.

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