Riforma pensioni, allarme Fenapi/ “Quota 100, quale destino?” (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Quota 100, allarme riforma pensioni dalla Fenapi: “quale destino per la legge del Decretone?”. Il restyling che preoccupa sindacati e categorie

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ALLARME FENAPI SULLA QUOTA 100

Come spiegato ieri in una lunga nota il responsabile dell’area sociale Fenapi Gianluca Viola, la riforma pensioni di Quota 100 fa discutere anche per le possibili correzioni del Governo Pd-M5s-LeU: «Voglio dire subito, rivolgendomi a coloro che ritengono di avere i requisiti e desiderano anticipare il loro pensionamento, di approfondire per valutare se presentare la domanda di pensione. Questa nuova pensione anticipata, nonostante sia stata introdotta di recente potrebbe essere cancellata prima del tempo: a tal proposito, sono allo studio diverse ipotesi, la cui attuazione è prevista con la legge di bilancio 2020. Le diverse proposte riguardandola chiusura anticipata delle uscite con quota 100 al 2020, l’aumento dell’età pensionabile a 64 anni o l’adeguamento dell’età per questa pensione alla speranza di vita». Secondo Fenapi il destino di Quota 100 è un vero mistero e il rischio di un restyling che possa peggiorare la condizioni dei futuri pensionati è prossimo a vedersi: «tra le proposte allo studio, è da evidenziare anche l’ipotesi che prevede la chiusura anticipata della quota 100 al 31 dicembre 2020; sembra invece improbabile che sia adottata un’ipotesi ancora più severa, ossia la chiusura di quota 100 al 31 dicembre prossimo», conclude Viola nella nota riportata da “La Nazione”.

CISL “NON TOGLIERE PENSIONI QUOTA 100”

In una nota pubblica a firma Ignazio Ganga, Segretario Confederale, la Cisl lancia un appello al Governo Conte-bis in attesa della convocazione dei sindacati a P.Chigi giovedì prossimo: «La sostenibilità sociale, dando risposte sulle pensioni, è importante tanto quando la sostenibilità finanziaria. Queste due facce del sistema previdenziale devono essere tenute in equilibrio e, invece, negli ultimi anni non sempre ciò è stato fatto perchè hanno talvolta prevalso logiche squisitamente finanziarie». Secondo la Cisl la riforma pensioni di Quota 100 è una misura non solo utile ma «non va minimamente messa in discussione, così come l’Ape sociale che dovrebbe essere resa strutturale. Però la sostenibilità sociale del sistema previdenziale non si esaurisce con ‘quota 100’ perché per noi bisogna prestare attenzione a chi svolge lavori gravosi, alle donne che spesso hanno carriere più brevi e che in larga parte non possono andare in pensione con ‘quota 100’, a chi svolge lavori di cura e, in prospettiva, ai giovani che oggi lavorano e che in futuro rischiano pensioni basse per cui chiediamo che si apra per davvero il confronto sulla loro pensione di garanzia». Con l’auspicio di un confronto fattivo con il Governo giallorosso, il sindacato di formazione cattolica chiude la nota «serve la ripresa del funzionamento delle due commissioni sulla spesa previdenziale e sulla gravosità dei lavori, avendo come prospettiva la ricerca di un modello previdenziale più flessibile e più amico del lavoro e dei lavoratori».

RISCATTO LAUREA E QUOTA 100

Non solo Ape Social e Quota 100, sul tema pensioni il Governo in settimana dovrà iniziare a porre sul tavolo del Ministro Gualtieri le varie proposte per il riscatto della laurea che in questi ultimi mesi ha riscosso un notevole successo nei lavoratori che hanno aderito alla proposta inserita nell’ultima Legge di Bilancio. Proprio in vista della nuova Manovra, il Governo Conte-bis vuole aggiungere alla riforma pensioni una “coda” rispetto ancora al riscatto “low cost”: come riporta l’INPS, ad oggi può accedere alla iniziativa «chi ha iniziato a lavorare, e quindi a versare contributi (almeno un contributo deve essere all’Inps), dopo il 1996, e ha dei buchi fino all’entrata in vigore del cosiddetto Decretone (29 gennaio 2019), che ha introdotto la misura a inizio anno». Sono però ancora esclusi tutti i fuori corso e quelli comunque precedenti al 1996, per questo il Governo vorrebbe arrivare ad una formulazione più “ampia”, laddove le (poche) risorse economiche lo permettano. Il nodo delle pensioni infatti resta comunque centrale e nell’imminente vertice tra sindacati, Conte e Gualtieri (previsto per giovedì prossimo a Palazzo Chigi) verranno stilate le priorità in tema previdenziale per i prossimi mesi.

RIFORMA PENSIONI, I CONTI CGIL SU QUOTA 100

In un periodo in cui non è certo cosa accadrà in tema di riforma pensioni dopo il cambio di Governo avvenuto nelle scorse settimane, un’analisi della Cgil e dell’osservatorio Previdenza della Fondazione di Vittorio, basata sui dati Inps, evidenzia come i costi di Quota 100 non supereranno i 23 miliardi di euro, cosa che quindi determinerà “un risparmio considerevole rispetto alle risorse stanziate in legge di Bilancio”, come spiegato da Ezio Cigna responsabile previdenza pubblica della Cgil nazionale. Il sito di Rassegna sindacale riporta anche le parole di Roberto Ghiselli, Segretario confederale della Cgil, secondo cui occorre “una riforma organica complessiva che superi la legge Fornero lasciata purtroppo inalterata dal precedente Governo”, in modo da “garantire una flessibilità in uscita per tutti dopo i 62 anni, prevedendo interventi che tengano conto della condizione delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi e usuranti, e venga introdotta una pensione contributiva di garanzia per i più giovani”.

LE PAROLE DI DAMIANO

Cesare Damiano ha fatto sapere di condividere “l’opinione di chi, oggi la Cgil, sostiene che Quota 100 è sostenibile”. Secondo l’ex ministro del Lavoro, “Quota 100 va mantenuta fino alla sua scadenza naturale: se qualche ritocco c’è da fare si può lavorare sulle finestre, senza compromettere però il diritto dei lavoratori ad andare anticipatamente in pensione”. Dal suo punto di vista occorre evitare di creare “nuovi esodati: le persone non sono numeri da inserire freddamente in una legge di Bilancio da far quadrare”.

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