RIFORMA PENSIONI/ Nannicini: Quota 92 solo in 4 casi (ultime notizie)

- Lorenzo Torrisi

Tommaso Nannicini, attraverso un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha voluto spiegare la sua proposta di riforma pensioni

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Matteo Salvini (LaPresse)

NANNICINI SPIEGA QUOTA 92

Tommaso Nannicini, attraverso un video pubblicato sulla sua pagina Facebook, ha voluto spiegare la sua proposta di riforma pensioni ormai identificata con Quota 42, rispondendo anche a critiche e osservazioni che ha ricevuto nei giorni scorsi. In particolare, ha voluto evidenziare che cancellare Quota 100 non vuol dire tornare alla Legge Fornero, perché la stessa misura previdenziale varata l’anno scorso non cambia realmente il sistema precedentemente in vigore, dato che dura solo tre anni, al termine dei quali si rischia tra l’altro di creare uno “scalone” che genererà disparità e disuguaglianze tra persone nato nello stesso anno o con uguali anzianità contributive. Per questo per il Senatore dem occorre già da ora varare una riforma strutturale – utilizzando tre degli otto miliardi ora stanziati per Quota 100 – ovvero Quota 92, che consente il pensionamento a 62 anni con 30 di contributi se: si svolge un lavoro gravoso, si è disoccupati, se si è disabili o se si è caregiver. Con gli altri cinque miliardi, per Nannicini, si possono finanziare interventi per le famiglie la natalità.

L’AVVERTIMENTO DI SALVINI

Matteo Salvini è ancora impegnato nella campagna elettorale in Umbria e ieri a Narni, durante un comizio, è tornato a parlare della riforma pensioni con Quota 100, evidenziando come “dalle parti di Renzi” si sostenga la necessità di cancellare la misura previdenziale varata l’anno scorso. Il leader della Lega, secondo quanto riportato dall’agenzia Vista, ha evidenziato che se la maggioranza deciderà di cancellare Quota 100 per tornare alla Legge Fornero, “li teniamo in Parlamento giorno e notte”. Insomma, Salvini promette opposizione dura a una misura di questo genere. Resta intanto da capire se il Governo metterà mano al blocco parziale delle indicizzazioni, anch’esso varato lo scorso anno o meno. I sindacati, infatti, hanno presentato anche questa istanza durante il confronto con Giuseppe Conte. Tuttavia, come ricorda Il Messaggero, “la norma introdotta con la scorsa manovra prevedeva risparmi per 253 milioni nel 2019, 742 nel 2020 e 1,2 miliardi nel 2021”. Risorse che bisognerà in qualche modo reperire altrove.

LA LITE TRIDICO-GIANNINO

C’è stato uno scontro oggi in radio tra Pasquale Tridico e Oscar Giannino sulla riforma pensioni con Quota 100. Nel corso della trasmissione Circo Massimo, in onda su Radio Capital, il Presidente dell’Inps è stato chiamato a commentare la decisione del Governo di portare avanti fino alla scadenza Quota 100, nonostante le adesioni siano state inferiori al previsto. Tridico ha detto di trovare corretta la valutazione del ministro Gualtieri, evidenziando che se ci sarà un uso inferiore al previsto si avrà un risparmio di risorse. Da qui è nata la discussione, in quanto Giannino ha evidenziato che un minor deficit non può essere definito un risparmio. Nel breve battibecco, in cui Tridico ha anche cercato di capire con chi stesse parlando, il Presidente dell’Inps ha ricordato che, come avvenuto quest’anno, i fondi non spesi per Quota 100 non finiscono “buttati nella spazzatura”, ma vengono utilizzate per altri scopi. Nel caso specifico, quest’anno sono serviti per varare il decreto salva-conti di luglio.

L’AVVERTIMENTO DI FENAPI

“Le pensioni non si toccano. Il governo farebbe bene a fermarsi prima di fare degli errori così come da parte della Regione e delle Amministrazioni comunali, aprendo un confronto serio e di merito con le Organizzazioni dei Pensionati”. Questo il messaggio di Gianluca Viola, responsabile Area Sociale Fenapi di Massa Carrara. Il timore quindi che ci siano interventi di riforma pensioni non positivi esiste. “Tra ipotesi di ricalcoli, contributi di solidarietà e tagli sopra una certa soglia sussiste il forte e preoccupante sospetto che l’intenzione è quella di mettere ancora una volta le mani nelle tasche dei pensionati provocando così l’ennesimo danno a uomini e donne che hanno lavorato per una vita”, afferma infatti Viola secondo quanto riportato da La Gazzetta di Massa e Carrara. Per la Fenapi di Massa Carrara, quindi, bisognerebbe ridurre “non solo per i lavoratori ma anche per i pensionati. I pensionati sono un pezzo importante della nostra società e in questi anni si sono fatti carico delle proprie famiglie aiutandole come potevano. È arrivato il momento di restituire loro qualcosa”.

LE PAROLE DI FURLAN

Dopo l’incontro tra Governo e sindacati, Annamaria Furlan ha spiegato che “da oggi ufficialmente è iniziato il nostro confronto sulla legge finanziaria, la prima cosa che abbiamo precisato è che il tavolo di confronto è questo perché ogni giorno leggiamo sui giornali e sentiamo in Tv le dichiarazioni di tanti che parlano della Finanziaria, se va bene fare o no il cuneo, se dobbiamo togliere quota 100”. Parole che confermano quindi che sul tavolo c’è anche il tema della riforma pensioni. Infatti la Segretaria generale della Cisl ha detto che “Quota 100 rimane, ma siccome lascia aperti alcuni problemi che già avevamo evidenziato, deve partire un confronto chiaro per una previdenza più equa per tutti”. La sindacalista ha anche evidenziato che “il taglio al cuneo fiscale nelle buste paga va fatto eccome, quello che noi chiediamo è che sia più robusto, che ci siano più risorse di quelle annunciate dal governo. Abbiamo chiesto anche un segnale importante per le aziende e gli anziani e quindi lo sblocco della rivalutazione delle pensioni”.

SODDISFAZIONE CGIL PER SENTENZA CONSULTA

In tema di riforma pensioni va registrata la soddisfazione della Cgil per la sentenza della Corte Costituzionale che ha portato all’equiparazione, nel campo della previdenza complementare, “del prelievo fiscale sulle prestazioni per gli iscritti dei settori privati e del comparto della pubblica amministrazione anche per il periodo 2007-2017. Finalmente viene sanata una profonda ingiustizia tra dipendenti pubblici e privati, grazie all’impegno della Cgil e delle categorie Fp e Flc che tutelano i lavoratori del pubblico impiego e della conoscenza”, spiega il Segretario confederale Roberto Ghiselli. Dal suo punto di vista, secondo quanto riporta il sito di Rassegna sindacale, “quanto stabilito dalla Corte potrà favorire le adesioni alla previdenza complementare tra i dipendenti della Pubblica amministrazione se sarà accompagnata da un generale impegno del Governo a favore dell’attuazione della apposita normativa a sostegno delle adesioni ai fondi pensione PerseoSirio ed Espero”. Vedremo quindi se l’esecutivo andrà nella direzione indicata dal sindacalista.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PEDRETTI

Ivan Pedretti apre alla possibilità di rivedere la riforma pensioni con Quota 100, ma “solo se in cambio possiamo contare su un’alternativa. Un’Ape sociale forte, come nell’ipotesi Nannicini, è un inizio di riflessione. Ma la legge Fornero va riscritta: un sistema rigido pensato solo per fare cassa”. Il Segretario generale dello Spi-Cgil, intervistato da Repubblica, evidenzia che “non si può dire a una persona che 20 o 30 anni di contributi versati non bastano o che non ha i coefficienti di reddito giusti per uscire. I lavori non sono tutti uguali. Un edile non può aspettare i 67 anni. Ricominciamo a parlare di aspettative di vita differenziate. E diamo una risposta a giovani e donne: pensione di garanzia e lavoro di cura per figli e anziani valorizzato. Senza risposte, torniamo a mobilitarci”.

LE MANCANZE SUI PENSIONATI

Riguardo le risorse necessarie per gli interventi, Pedretti spiega che “il Governo deve poter recuperare molto di più dall’evasione: 7 miliardi su 109 sono davvero poca cosa”. Il leader dello Spi-Cgil evidenzia anche di aver atteso “le dichiarazioni programmatiche di Conte-2 che quando era Conte-1 definiva ‘avari di Molière’ i pensionati che si lamentavano del taglio da 3,6 miliardi in 3 anni”. E per il sindacalista “nel programma di questo governo non c’è nulla per i pensionati. Niente per i non autosufficienti: una casa di riposo viaggia dai 2/3 mila euro in su al mese. E di cuneo fiscale si parla solo in relazione ai lavoratori dipendenti, quando i pensionati già oggi pagano più tasse dei lavoratori. L’80% dei pensionati italiani non arriva a 1.500 euro lordi, 1.200 netti. Così proprio non va”.

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