RIFORMA PENSIONI/ Con il Covid perso un terzo della pensione per gli over 65

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, Un’indagine condotta da Senior Italia FederAnziani rivela quanto è costata la crisi da Covid agli over 65

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LaPresse

CON IL COVID PERSO UN TERZO DELLA PENSIONE PER GLI OVER 65

Un’indagine condotta da Senior Italia FederAnziani rivela, come riporta altraeta.it, che “gli over 65 il periodo del Covid è costato ogni mese in media un terzo della pensione ovvero 354 euro, per un totale di 11,2 miliardi”. Questo perché “hanno trasferito soldi alle famiglie dei figli rimasti senza lavoro o finiti in cassa integrazione per pagare il mutuo, le bollette o semplicemente fare la spesa. Né hanno rinunciato ad accudire i loro nipoti, ai quali in media hanno dedicato 25,8 ore a settimana. Un valore che, calcolato a 10 euro l’ora, ammonta a 33,3 miliardi di euro. Oltre i due terzi dei nonni tirano la cinghia perché sono convinti che dovranno continuare a sborsare denaro, soprattutto per i nipoti. La pandemia è costata agli anziani oltre 2.800 euro da marzo ad oggi. In media oltre 354 euro al mese dalle loro esigue pensioni, per un complessivo di 11,2 miliardi di euro”. Insieme alla tredicesima, come ricorda pensionioggi.it, alcuni di loro hanno trovato l’importo aggiuntivo pari a 154,94 euro.

LA SCELTA DI SAN MARINO

Da San Marino arriva una notizia che desta certamente l’attenzione in un periodo in cui nel nostro Paese si parla di interventi di riforma pensioni penalizzanti come il contributo di solidarietà o il blocco delle indicizzazioni. Infatti il Consiglio per la previdenza, come spiega il sito di Rtv San Marino, ha approvato “un intervento che prevede il prelievo di 10 milioni di euro dal fondo pensioni lavoratori dipendenti per dare liquidità alle casse dello Stato, per il pagamento di stipendi e tredicesime di fine anno”. A votare contro il provvedimento solamente il rappresentante della Confederazione sanmarinese del lavoro, la quale “stigmatizza con forza questa decisione del Consiglio per la Previdenza, attraverso la quale ancora una volta si va ad attingere una somma cospicua dal fondo pensioni lavoratori dipendenti, sottraendo indebitamente risorse che appartengono esclusivamente ai lavoratori e ai pensionati”.

PATRIMONIALE, IL NODO DEI TAGLI

Non sono pochi i pensionati che di fronte al progetto di nuova riforma patrimoniale -proposta da LeU e parte del Pd alla Manovra di Bilancio 2020 – non vedono di buon occhio l’andazzo su tagli e risparmi che verranno erogati nei prossimi mesi che potrebbero ovviamente colpire anche gli ex lavoratori, in attesa di una riforma pensioni strutturata. Ieri è stato riammesso l’emendamento Fratoianni-Orfini per implementare la patrimoniale già dal 2021. Si tratta dell’abolizione dell’Imu e dell’imposta di bollo sui conti correnti e di deposito titoli, sostituiti con un’aliquota progressiva minima dello 0,2% sui grandi patrimoni (con base imponibile la ricchezza netta superiore a 500 mila euro e fino a 1 milione di euro): per il prossimo anno invece la proposta prevede un’aliquota del 3% per i patrimoni superiori al miliardo di euro. Secondo il responsabile economico della Lega Alberto Bagnai, in questo modo «Riparte l’assalto ai risparmi degli italiani. Riammesso l’emendamento alla legge di bilancio sulla patrimoniale targata Fratoianni-Orfini. Dalla sinistra una misura insensata, che colpisce la classe media senza incidere sui veri grandi patrimoni, tutti custoditi in paradisi fiscali. Si vogliono mettere le mani nei portafogli e nei conti correnti degli italiani già martoriati dalla crisi economica e pandemica. La Lega farà le barricate in commissione e in aula affinché questa vergogna non vada in porto».

LE RICHIESTE PER I DISABILI

Ieri si è celebrata la Giornata internazionale delle persone con disabilità, un appuntamento in vista del quale, sulla sua pagina Facebook, Giorgia Meloni ha voluto ricordare che il Governo ha cancellato il Ministero per le disabilità e ha lasciato le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento ai minimi di sopravvivenza. Matteo Salvini ha chiesto invece che almeno l’1% dei soldi che arriveranno dall’Europa tramite il Recovery fund venga utilizzato “per interventi non più differibili come l’aumento delle pensioni di invalidità”. Giovanni Barosini, Presidente provinciale della Federazione tra le associazioni nazionali delle persone con disabilità di Alessandria, come riportato da radiogold.it, ha evidenziato che “aver seppur lievemente aumentato le pensioni di invalidità, con recente Sentenza della Corte Costituzionale, che ha posto fine ad una vergogna, deve essere solo un primissimo passo verso la libertà, verso la civiltà, verso una reale sublimazione della democrazia”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI RIZZETTO

Walter Rizzetto è tra i parlamentari che più si sta battendo per fare in modo che tra le misure di riforma pensioni approvate vi sia anche una soluzione per gli esodati ancora esclusi dalle otto salvaguardie finora varate. Come riporta lavocedelpatriota.it, il deputato di Fratelli d’Italia si dice “esterrefatto dalla risposta del Sottosegretario al Ministero del Lavoro Francesca Puglisi”, fornita nel corso di un questione time. “Con oggi, è ulteriormente chiaro che è una scelta politica del governo quella di non salvaguardare gli ultimi esodati rimasti senza stipendio e senza pensione dopo la Legge Fornero. Forse tutelare poche migliaia di esodati rimasti, per i partiti della maggioranza non è interessante in termini di voti. Ed è assurdo che proprio il governo che ha esautorato il Parlamento da qualsiasi decisione, oggi scarichi su questo la decisione della salvaguardia”, aggiunge Rizzetto.

LE PROMESSE SUGLI ESODATI NON RISPETTATE

Dal suo punto di vista

, “l’emergenza sanitaria ha reso ancora più urgente una misura di tutela per gli esodati esclusi. C’è solo da prendere atto che il governo Conte non vuole chiudere questa vicenda indegna e lascia consapevolmente queste persone nella disperazione. Il Ministro Catalfo almeno ci risparmi le sue continue promesse di impegno che si susseguono da anni, non si prendono in giro le persone rimaste senza alcun reddito”. È infatti dalla scorsa legislatura che ci si impegna, a parole, a risolvere la vicenda esodati, ma nei fatti i provvedimenti necessari, poi, non arrivano.

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