RIFORMA PENSIONI/ 4 miliardi nella Legge di bilancio per le rivalutazioni

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, la rivalutazione delle pensioni, tenuto conto dell’inflazione in crescita, costerà 4 miliardi di euro circa

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Image by Steve Buissinne from Pixabay

4 MILIARDI PER LE RIVALUTAZIONI

Come ricorda Repubblica, tra le misure di riforma pensioni da inserire nella Legge di bilancio ve ne dovrà essere una relativa alla rivalutazione dell’importo degli assegni erogati. Se alla fine il tasso di inflazione per il 2021 sarà dell’1,5% – come stima la Nadef, il documento di economia e finanza appena aggiornato dal governo – in manovra dovrebbe finire una cifra attorno ai 4 miliardi per adeguare le pensioni nel 2022. E soprattutto un metodo per distribuirli, visto che quello triennale approvato dal primo governo Conte (M5S-Lega) nel 2019 scade il prossimo 31 dicembre. Dal primo gennaio 2022, senza correttivi, si torna ai tre ‘scaglioni Prodi’, molto più convenienti per i pensionati. Meno per i conti pubblici. Lasciare tutto com’è – le 7 fasce gialloverdi poi diventate 6 – costerebbe ‘solo’ 3,9 miliardi, tornare a Prodi 4,4 miliardi: mezzo miliardo di differenza, non poco”, evidenzia il quotidiano romano. Una buona quota dei 22 miliardi appena liberati per la manovra sembrano quindi essere già destinati alla rivalutazione delle pensioni.

TAJANI: RADDOPPIAMO PENSIONI DEI DISABILI

Antonio Tajani, come riporta agenpress.it, ha evidenziato che “il reddito di cittadinanza è stato un fallimento, se ne faccia una ragione il Movimento 5 stelle”. Per il coordinatore nazionale di Forza Italia “dieci miliardi per il reddito di cittadinanza non servono. I dati della Corte dei conti sono assolutamente negativi sul reddito di cittadinanza, diamo un reddito di dignità alle donne che hanno lavorato a casa, alle casalinghe. Raddoppiamo le pensioni dei disabili e aiutiamo le famiglie più povere. Il resto di questi 10 miliardi devono essere utilizzati per abbattere il cuneo fiscale e premettere di creare nuovi posti di lavoro”. Intanto, come ricorda Ansa, da venerdì scorso “non è più possibile accedere ai servizi on line dell’Inps mediante il Pin (con la sola eccezione di quelli rilasciati ai residenti all’estero non in possesso di un documento di riconoscimento), ma attraverso Spid (Sistema pubblico di identità digitale), Cie (Carta di identità elettronica) e Cns (Carta nazionale dei servizi)”.

UIL SCUOLA CONTRO SCADENZA FISSATA DAL MINISTERO

Con apposito decreto, il ministero dell’Istruzione ha fissato al 31 ottobre il termine per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio del personale del comparto scuola necessario per accedere alla pensione a partire dal 1° settembre 2022. Come spiega orizzontescuola.it, questo termine vale anche per quanti vogliono presentare istanza di permanenza in servizio. La scelta del ministero non è stata apprezzata dalla Uil Scuola, che evidenzia che accade solo nella scuola che occorra presentare domanda per il pensionamento con un anno di anticipo. Pino Turi, Segretario generale del sindacato, sottolinea in particolare che “il personale della scuola avrà dunque tempo fino al 31 ottobre (un mese) per decidere e mettere insieme tutta la documentazione necessaria. Un ulteriore stress per segreterie e uffici che proprio ora stanno mettendo a punto tutti gli atti organizzativi (nomine, trasferimenti, supplenti) e cominciano a valutare le reali condizioni del rientro in presenza (trasporti, dispositivi di sicurezza, e, dove presenti, contagi)”.

IL RUOLO DEI FONDI DI SOLIDARIETÀ

Il Sole 24 Ore ricorda l’importante attività svolta dai fondi di solidarietà bilaterali istituiti presso l’Inps, che vanno dalla formazione al sostegno al reddito all’accompagnamento alla pensione. Su quest’ultimo fronte, in particolare, risulta che su un totale di 1,94 miliardi di euro erogati nel 2020, ben un miliardo è andato speso per “assegni straordinari di accompagnamento a pensione (925 milioni solo nel credito)”. Al momento, quindi, il grosso di questa voce è rappresentata dai prepensionamenti nel settore bancario, che negli ultimi anni è stato in effetti interessato da processi di aggregazione e fusione che hanno inevitabilmente comportato esuberi. Senza dimenticare quelli contenuti nei piani industriali di molte banche per ridurre i costi. Come noto, tra le misure di riforma pensioni allo studio vi è un utilizzo più ampio dei fondi bilaterali per accompagnare l’ingresso dei lavoratori più anziani alla quiescenza, prendendo come modello proprio il fondo di solidarietà del credito.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI SAPELLI

Secondo Giulio Sapelli, per fare un bilancio di Quota 100 alla vigilia della sua scadenza bisogna ricordarsi che tale misura di riforma pensioni “nasce da un marziano errore e da una marziana prova di incompetenza dei tecnici e del ministro Elsa Fornero, perché va detto, non tutti i tecnici sono in grado di riformare il sistema pensionistico. L’errore fu di valutazione, i dati dalle imprese all’ente preposto non arrivarono subito, ma passò un certo tempo e questo non fu valutato incidendo negativamente su conteggio e quote. Questa svista ha rivelato la non conoscenza delle pratiche del sistema. Tornando ad ora, io credo che abbiamo riparato le conseguenze più gravi di questo pesante errore, che ha lasciato senza stipendio e pensione migliaia e migliaia di persone”.

LA RIFORMA COMPLESSIVA NECESSARIA

L’economista, intervistato dal Giornale, evidenzia però che è stata persa un’occasione, “perché dovevamo approfittare almeno per imparare la lezione: sono temi che non si affrontano ‘una pezza’ alla volta”. E anche rafforzare l’Ape social sarebbe “un’altra pezza. Noi dobbiamo fare una riforma complessiva del sistema”. In questo senso però, ammette di non credere “che ci saranno le condizioni ottimali per fare una riforma equa. Anche perché la pressione neoliberista e l’austerità stanno tornando e presto saremo alle solite”. Quanto all’ipotesi di ampliare la lista dei lavori gravosi che hanno diritto al pensionamento anticipato, Sapelli ricorda che “l’istituto Mondiale di Medicina del Lavoro ha fatto una lista di quelli che sono i cosiddetti lavori usuranti. Ormai c’è una pubblicistica mondiale, non dobbiamo inventarci niente. Bisognerebbe che il governo consultasse la lista senza metterci del suo”.

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