RIFORMA PENSIONI/ Proposta Cottarelli bocciata da Mastrapasqua

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, l’ex Presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua boccia la proposta di Carlo Cottarelli di un anticipo per chi fa figli

carlo cottarelli
Carlo Cottarelli (LaPresse, 2020)

MASTRAPASQUA BOCCIA LA PROPOSTA DI COTTARELLI

Secondo Antonio Mastrapasqua, “non basta promettere un’uscita anticipata dal lavoro in cambio della ‘produzione’ di più figli per assicurare più lavoratori in futuro. L’idea avanzata da Carlo Cottarelli (un premio previdenziale ai lavoratori più prolifici) oltre che improponibile (difficile pensare che a 30 anni si facciano figli per avere un ‘vantaggio’ trent’anni dopo: l’aiuto per i figli serve subito, non può essere postdatato) ripropone questa idea distorta: le risorse accumulate nel sistema previdenziale si possono recuperare quando si crede che ci siano altri più impellenti bisogni”. In un articolo pubblicato su formiche.net, l’ex Presidente dell’Inps boccia quindi la proposta dell’ex commissario alla spending review evidenziando che “il rischio è che si faccia una (involontaria?) campagna per il sistema a capitalizzazione, che vale in Italia per la previdenza complementare, con buone ragioni, ma che la cultura della sussidiarietà sconsiglia al primo pilastro. Sarebbe utile almeno rifletterci in questa nuova stagione di ‘riforma delle pensioni’ successiva alla fine della famigerata quota 100”.

AUMENTO ASSEGNI PENSIONI: NEL 2022 COSA CAMBIA

Saranno circa 22,83 milioni gli italiani che nel 2022 dovrebbero beneficiare dell’aggiornamento degli assegni pensioni a livello mensile: in attesa di capire come si potrà evolvere la nuova riforma pensionistica in discussione nella Manovra di Bilancio, un dato certo è l’aumento per alcune categorie dell’assegno dovuto alla rivalutazione degli assegni previdenziali.

Secondo le prime stime riportate oggi dal “Messaggero”, l’aumento extra all’anno sarà di 300 euro per chi ad oggi incassa 1.500 euro al mese: tradotto in termini mensili, il singolo pensionato che rientra in questo campo potrà vedere aumentate di 25 euro al mese la propria pensione a partire da gennaio 2022 (ricordiamo essere sempre una cifra lorda). Spiega Sky Tg24 nel focus pensioni sulle rivalutazioni, «il prossimo aumento sui cedolini, quello appunto del 2022, verrà calcolato sulla base del metodo di perequazione che vorrà adottare il governo. Dovrebbe tornare in vigore il sistema a scaglioni, più vantaggioso per il pensionato perché le decurtazioni del tasso di rivalutazione si applicano solo sulle quote di assegno superiori a certe soglie». (agg. di Niccolò Magnani)

I TEMPI STRETTI PER IL MONDO DELLA SCUOLA

Come ricorda Il Sole 24 Ore, il ministero dell’Istruzione ha deciso di anticipare al 31 ottobre, rispetto al 7 dicembre adottato lo scorso anno, il termine per presentare le domande di pensionamento da parte del personale del comparto scuola, in modo così da avere più tempo per programmare al meglio l’inizio dell’anno scolastico 2022/23. Di fatto si tratta di presentare domanda con quasi un anno di anticipo sull’effettivo ingresso in quiescenza, dato che la cessazione dal lavoro ha effetto dal 1° settembre 2022. “L’istruzione raccomanda celerità a scuole e uffici territoriali per consentire agli operatori Inps di accertare il diritto alla pensione entro il 20 aprile 2022”. Tempistiche che hanno già scatenato la protesta di alcune sigle sindacali visto che il personale scolastico si trova di fatto con poco meno di un mese per preparare tutta la documentazione necessaria a presentare la domanda per accedere alla pensione. Non è da escludere quindi che arrivi una proroga nelle prossime settimane.

LA RICHIESTA DI PRC SULLA RIVALUTAZIONE

Oggi è in programma lo sciopero generale dei Cobas, cui arriva il sostegno del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea. Come riporta bellunopress.it, infatti, in una nota viene spiegato che “la volontà dei partiti al governo è resa chiarissima dal ritorno a politiche di austerità volutamente predeterminate con gli strumenti finanziari e con una riforma fiscale a somma zero per mettere in conflitto tra loro le domande di rivalutazione delle pensioni e dei salari rispetto al carovita, l’estensione degli ammortizzatori sociali, il reddito di cittadinanza, il bisogno di investimenti nella scuola, nella sanità e nei servizi. È il momento della lotta!”. Intanto il Segretario regionale della Cisl Umbria, Angelo Manzotti, come riporta l’edizione locale del Messaggero, chiede interventi specifici nell’ambito dei progetti del Pnrr Umbria per i pensionati. “Non possiamo dimenticare le difficoltà che stanno attraversando molti pensionati: dobbiamo impegnarci tutti insieme, in modo concertativo, per riuscire a ridurre il cuneo fiscale anche delle pensioni”, spiega il sindacalista.

RIFORMA PENSIONI, LA RICHIESTA ANIEF

Marcello Pacifico, Presidente nazionale dell’Anief, intervistato da orizzontescuola.it, ricorda che gli stipendi dei docenti italiani “a fine carriera sono la metà di quelli di Paesi come la Germania, sono sotto la media europea. Anche per quel che riguarda la pensione: l’accesso avviene con una media di 5-6 anni dopo l’accesso negli altri Paesi europei. Gli stipendi attuali non valorizzano la professione, sono spesso più bassi di un operaio specializzato e per i precari sono consumati per lavorare fuori, servono quindi solo per la sussistenza”. Secondo il sindacalista “deve essere riconosciuto il burnout per il personale docente, condizione che permetterebbe di usufruire delle finestre per andare in pensione a 63 anni senza penalizzazioni. Sarebbe opportuno a 59-60 anni come avviene per le forze dell’armate”.

LE PAROLE DI PACIFICO

Pacifico, come riporta Teleborsa, ritiene che serva “una deroga immediata, con effetti nel 2022, rispetto alle uscite” della riforma delle pensioni targata Fornero, anche perché l’unica strada per il pensionamento anticipato per le italiane, dopo la scadenza di Quota 100, sarà Opzione Donna, che però “comporta un prezzo da pagare a dir poco ingiusto”. Infatti, “c’è il rischio di arrivare a percepire fino al 30% in meno nell’importo dell’assegno previdenziale. In pratica, una lavoratrice che ha accumulato dei contributi che le garantirebbero una pensione sui 1.800 euro si potrebbe trovare ad assicurarsi un assegno di appena 1.200 euro. Un esempio che riguarda da vicino stipendi e pensioni proprio delle docenti”.

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