Riforma pensioni/ La proposta di Gasparri per il comparto sicurezza-difesa

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, le parole del Senatore Maurizio Gasparri a favore di interventi a sostegno del comparto sicurezza-difesa

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Maurizio Gasparri e Andrea Marcucci al Senato (LaPresse, 2020)

LA PROPOSTA DI GASPARRI

Con la Legge di bilancio, secondo quanto è stato riportato dai media negli ultimi giorni, verrà alimentato con 800 milioni di euro un fondo a disposizione dei parlamentari. Secondo Maurizio Gasparri, “ovviamente si tratterebbe di un bottino riservato alla maggioranza, per interventi spot, diciamo anche clientelari, in occasione della discussione della legge di bilancio”. Il Senatore di Forza Italia, come riporta Adnkronos, ha quindi intenzione di avanzare “una proposta nei miei gruppi parlamentari: se ci sono 800 milioni a disposizione, invece di spezzettarli in mille rivoli di politica clientelare attuata dai partiti che sostengono il governo, destiniamo tutta questa cifra al comparto sicurezza-difesa”. Anche con una misura di riforma pensioni. Per Gasparri, infatti, “bisogna avviare a soluzione la questione della previdenza complementare. I giovani che oggi indossano una divisa vanno incontro a un futuro di incertezza, con pensioni miserevoli. Occorre intervenire con strumenti integrativi”.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PROIETTI

Sono state finalmente istituite le commissioni chiamate a rivedere le categorie di lavori gravosi e a lavorare sulla separazione tra previdenza e assistenza le cui conclusioni vengono ritenute importanti per procedere a una complessiva riforma delle pensioni per il post-Quota 100. Domenico Proietti, intervistato da pensionipertutti.it, ricorda in particolare che “tra le grandi contraddizioni della legge Fornero, e degli altri interventi in materia previdenziale, uno dei maggiori è quello di aver appiattito il sistema prevedendo misure uguali per tutti a netto di lavori e mansioni totalmente differenti. Su iniziativa dei sindacati con l’ape sociale e con la revisione della pensione per gli usuranti si è cercato di ripristinare un principio di flessibilità nel sistema. Ma adesso è tempo di operare una revisione più ampia che riconosca la diversa usura delle mansioni”. Inoltre, aggiunge il Segretario confederale della Uil, “al fine di poter identificare soglie di accesso alla pensione differenziate sarà importante valutare anche l’incidenza degli infortuni sul lavoro e la loro eventuale concentrazione nelle fasce di età più vicine al pensionamento”.

CONFARTIGIANATO CONTESTA LA MANOVRA

Dopo i sindacati e le imprese ora è anche ANAP Confartigianato (Associazione Nazionale Anziani Pensionati) ad attaccare il Governo sul testo della Manovra ieri licenziato dal Consiglio dei Ministri: «Ancora una volta il Governo fa cassa tagliando le pensioni degli anziani», attacca fortissimo il presidente di ANAP Piemonte Adriano Sonzini, «È dal 2011 che le pensioni subiscono una svalutazione a causa delle leggi che hanno deciso il loro mancato o parziale adeguamento all’aumento del costo della vita – prosegue Sonzini – a cui si aggiungono un meccanismo di perequazione automatica del tutto inadeguato, quando questo viene applicato, e l’erosione dovuta alla tassazione sperequata e all’aumento delle addizionali locali senza progressività». Come noto però, spiega ancora qui sotto da Pedretti (Spi-Cgil), almeno la proroga del blocco delle rivalutazioni è stato fermato dal Governo su forte pressioni degli stessi sindacati e delle associazioni di categoria. (agg. di Niccolò Magnani)

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PEDRETTI

Con un post sulla sua pagina Facebook, Ivan Pedretti conferma che il Governo ha fatto marcia indietro sulla proroga del blocco parziale delle rivalutazioni delle pensioni. “Non ci sarà la proroga del blocco della rivalutazione delle pensioni. Dopo le nostre proteste la norma è stata ritirata dal testo della legge di bilancio. Siccome siamo persone serie per cantare vittoria dobbiamo aspettare fino all’approvazione della legge in Parlamento. Per cui vigiliamo e facciamo attenzione, che non si sa mai. Però oggi possiamo dire che la nostra voce si è sentita e che al momento abbiamo riparato ad un errore clamoroso e all’ennesimo tentativo di mettere le mani nelle tasche dei pensionati. Avanti così!”, scrive il Segretario generale dello Spi-Cgil, facendo capire che sarà importante anche l’iter parlamentare della manovra per evitare che sia reintrodotta la proroga. Tra l’altro durante i passaggi tra Camera e Senato non mancheranno proposte di emendamenti riguardanti i temi di riforma pensioni.

MANOVRA, SALVE LE RIVALUTAZIONI

Il Governo ha approvato la Legge di bilancio e sembra che ci sia una novità importante in tema di riforma pensioni. Come riporta anche il sito del Sole 24 Ore, infatti, la stretta sulle rivalutazioni degli assegni attualmente in vigore terminerà come previsto alla fine dell’anno prossimo e non verrà ulteriormente prorogata nel 2022. Nelle prime bozze del documento era infatti prevista questa proroga che aveva portato i sindacati a protestare contro l’esecutivo. Ancora ieri l’Anap-Confartigianato, attraverso il Presidente Guido Celaschi, aveva ricordato che “è dal 2011 che le pensioni subiscono una svalutazione a causa delle leggi che hanno deciso il loro mancato o parziale adeguamento all’aumento del costo della vita, a cui si aggiungono un meccanismo di perequazione automatica del tutto inadeguato, quando questo viene applicato, e l’erosione dovuta alla tassazione sperequata e all’aumento delle addizionali locali senza progressività”. Ragione per cui riteneva una profonda ingiustizia la proroga del blocco delle rivalutazioni.

RIFORMA PENSIONI, LA SCADENZA PER LA SCUOLA

Il ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che il personale della scuola che intende andare in pensione dal 1° settembre 2021 dovrà presentare l’apposita domanda di cessazione del servizio esclusivamente online entro il prossimo 7 dicembre. L’Anief nei giorni scorsi aveva fatto sapere di ritenere che saranno circa 50.000 gli insegnanti e i dipendenti della scuola che utilizzeranno Quota 100 nel 2021. Il Presidente nazionale del sindacato, Marcello Pacifico, come riporta orizzontescuola.it, ritiene che in ogni caso “i requisiti chiesti per lasciare il lavoro rimangono troppo alti e penalizzano chi aderisce all’anticipo. I contributi versati e riconosciuti non possono essere tagliati come il grano”. Dal suo punto di vista resta importante approvare una misura di riforma pensioni con una finestra d’accesso specifica alla quiescenza per chi lavora scuola a 61 anni senza decurtazioni.

LE PAROLE DI PACIFICO

“Continuiamo a pensare che il rischio biologico di chi opera nella scuola va preso in considerazione, anche ai fini di un assegno ad hoc in busta paga. Non è più possibile continuare ad ignorare che i nostri insegnanti, che sono anche tra i più vecchi dell’area Ocse, debbano lasciare il lavoro a 67 anni compiuti, ignorando disturbi e patologie da stress che si registrano in nessun altro comparto professionale. Abbiamo oltre 200 mila insegnanti e diverse decine di migliaia di Ata over 55, che l’Inps sino alla scorsa primavera collocava tra i ‘fragili’, per i quali non esistono norme di protezione, né via d’uscita anticipate per lasciare il lavoro: è ora di voltare pagina, collocandoli nelle professionalità a rischio e che quindi vanno tutelate anche con un’uscita dal lavoro anticipata senza tagli all’assegno di quiescenza”, aggiunge Pacifico.

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