Riforma pensioni/ Damiano rilancia flessibilità con Quote

- Lorenzo Torrisi

Damiano torna a parlare del post-Quota 100, approfittando delle dichiarazioni in tema di riforma pensioni del Presidente dell’Inapp

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Cesare Damiano (Lapresse)

DAMIANO RILANCIA QUOTE

Cesare Damiano torna a parlare del post-Quota 100, approfittando delle dichiarazioni in tema di riforma pensioni del Presidente dell’Inapp, Stefano Sacchi, secondi cui bisogna occuparsi di “ammorbidire” lo scalone che si determinerà dopo il 2021. “Noi la proposta ce l’abbiamo: ripristinare le Quote abolite dalla legge Monti-Fornero, che erano state introdotte da Prodi e dal sottoscritto nel 2007”, spiega l’ex ministro del Lavoro, evidenziando che “una proposta di legge già esiste, ed è la 857 presentata nel 2013, primi firmatari Damiano-Baretta-Gnecchi. In essa si prevedeva una flessibilità che anticipava di 4 anni l’uscita dal lavoro, con una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo. Oggi l’età di uscita, basata su quella proposta, sarebbe di 63 anni, la stessa dell’Ape sociale”. A Palermo, intanto, con una mobilitazione davanti alla Prefettura i sindacati, come spiega blogsicilia.it, sono tornati a chiedere “un sistema equo di rivalutazione e la ricostruzione del montante per chi ha subito il blocco della rivalutazione”.

LE PAROLE DI FURLAN

Intervistata da L’Economia Mezzogiorno, Annamaria Furlan parla delle disuguaglianze di genere che ancora caratterizzano il mercato del lavoro italiano, che hanno poi inevitabili conseguenze anche sul sistema pensionistico. Più volte sono state infatti avanzate richieste di misure di riforma pensioni mirate proprio a far diminuire la disparità di genere presente in ambito previdenziale e la Segretaria generale della Cisl rilancia la proposta del suo sindacato in merito: “Bisognerebbe finalmente aprire un confronto su nuove misure fiscali e contributive, per far costare meno l’occupazione stabile, soprattutto delle donne e dei giovani, per favorire la conciliazione tra lavoro e famiglia. E riconoscere a tutte le donne madri un anno in più di contributi per ogni figli. Dobbiamo garantire alle donne che lavorano reali politiche di valorizzazione e di promozione, e più sviluppo professionale anche loro che in molti momenti della vita devono conciliare il lavoro con la cura delle persone”. Va da sé che una tale misura, però, non aiuterebbe le donne che non hanno avuto figli, ma che si sono occupate di altri familiari gravemente malati.

SOSTENIBILITÀ DEL SISTEMA NON ANCORA RAGGIUNTA

Sul Bollettino Adapt, Giuliano Cazzola ricorda alcuni dei passaggi importanti che hanno contraddistinto negli anni il sistema pensionistico italiano, evidenziando come vi sia stata “da parte dei sindacati, una difesa eccessiva dei lavoratori appartenenti alle generazioni della società industriale, i quali, grazie alle regole del pensionamento anticipato/anzianità (che prescindono dall’età anagrafica, ma si basano solo sull’anzianità contributiva) hanno avuto la possibilità di accedere alla quiescenza (specie se maschi ed occupati nelle imprese del Nord) in età non certamente anziana, proprio negli anni in cui l’attesa di vita si incrementava ben oltre ogni previsione. Peraltro, in questo settore, sono in corso dei vistosi passi indietro attraverso i provvedimenti del governo giallo verde (quota 100, ecc.)”. Per l’ex deputato, in ogni caso con le varie misure di riforma pensioni in Italia, non abbiamo risolto il problema della sostenibilità del sistema pensionistico, già provato dalle misure adottate nell’ambito della legge di bilancio 2019 e in attesa di capire che cosa succederà in futuro in rapporto all’evoluzione (o involuzione) del quadro politico”.

CIDA CONTRO PROPOSTA SU INPGI

Da tempo si parla, in tema di riforma pensioni, di far confluire gli operatori della comunicazione nell’Inpgi insieme ai giornalisti. Un’ipotesi che non piace alla Cida, il cui presidente Mario Mantovani ha ricordato che “si tratta di una proposta che andrebbe a ledere diritti acquisiti e a mettere a rischio il futuro” degli operatori della comunicazione. Secondo quanto riporta Adnkronos, Mantovani ha spiegato che i motivi della insostenibilità della proposta sono stati “ben sintetizzati dal presidente Inps Pasquale Tridico che, sollecitato dal presidente Cida, ha detto: ‘Lascia molti dubbi e perplessità questa idea. Le critiche mosse rispondono alle mie stesse preoccupazioni. L’operazione di portare fuori dall’Inps questa categoria porrebbe due difficoltà. Una iniziale che consiste nella definizione della categoria dei comunicatori, l’altra è quella finale della sostenibilità e a mio parere è molto rischioso’”. Vedremo quali saranno le decisioni che verranno prese su questa vicenda nei prossimi mesi.

I CREDITI DELLE CASSE VERSO LO STATO

In tema di riforma pensioni va evidenziato quanto dichiarato da Andrea Bertoldi, Senatore di Fratelli d’Italia. “Apprendo da Italia Oggi che a distanza di due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale, che sancì l’illegittimità dei provvedimenti di spending review a carico anche delle Casse di previdenza dei liberi professionisti che comunque sono organismi di diritto privato, queste vantano ancora un credito di 78 milioni di euro, avendo indebitamente versato all’erario questi importi”, sono le sue parole riportate da lavocedelpatriota.it. Il Segretario della commissione Finanze e Tesoro del Senato evidenzia che “il rimborso di questi crediti permetterebbe, come ha dichiarato lo stesso presidente dell’Adepp Olivetti, di garantire gratuitamente agli iscritti importanti prestazioni assistenziali. Per questa ragione presenterò al ministro Gualtieri un’interrogazione, per chiedere quando intenda intervenire per porre fine a questo increscioso episodio, che danneggia i liberi professionisti italiani”.

RIFORMA PENSIONI, LA LETTERA DI TRIDICO

In una lettera al direttore di Repubblica, Pasquale Tridico riporta alcune precisazioni circa quanto scritto nei giorni scorsi dal quotidiano romano in un articolo di Valentina Conte sulla lentezza dell’Inps nel liquidare le domande di pensione. Anzitutto, il Presidente dell’Inps tiene a evidenziare che “l’impegno profuso dall’Istituto nelle pratiche di pensione anticipata (fra cui quota 100) non ha rallentato la lavorazione delle altre prestazioni”, ricordando anche che “il processo lavorativo delle pensioni connesse a stati di invalidità/inabilità è complicato dalle attività connesse all’accertamento dei requisiti sanitari, con tempi che non sono facilmente controllabili dalle sedi dell’Istituto”.

LA REPLICA DI VALENTINA CONTE

Tridico elenca altri casi di pensione che comportano minor tempestività nella liquidazione e sottolinea che “non informa correttamente i lettori la mera pubblicazione di lettere di cittadini che addebitano ad Inps i tempi lunghi di pagamento dei Tfs dei dipendenti pubblici: l’Inps è vincolato all’applicazione di leggi che stabiliscono dei tempi prima dei quali non si può procedere al pagamento”. In coda alla lettera è riportata anche la replica di Valentina Conte, che evidenzia come Tridico non spieghi “perché in moltissimi casi i tempi per l’erogazione della pensione si dilatano in modo inaccettabile”, segnalando che è “impossibile poi valutare se le corsie preferenziali accordate a Quota 100 siano responsabili dei ritardi: anche qui non si danno numeri assoluti, solo percentuali”.

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