Riforma pensioni/ Deroga alla Legge Fornero per alcuni dipendenti Enav

- Lorenzo Torrisi

Riforma pensioni, una circolare dell’Inps spiega che alcuni dipendenti dell’Enav possono accedere alla quiescenza a 60 anni

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Aereoporto di Malpensa - Foto LaPresse

LA CIRCOLARE INPS SUI DIPENDENTI ENAV

Come spiega pensionioggi.it, in base a quanto è stato comunicato dall’Inps in una circolare diffusa giovedì scorso, “tutti i dipendenti dell’Enav appartenenti ai profili speciali potranno pensionarsi, in caso di perdita del titolo abilitante, al raggiungimento dell’età anagrafica di 60 anni, in deroga” a quanto disposto dalla riforma pensioni targata Fornero e “a prescindere dalla gestione assicurativa in cui sono iscritti”. Il sito specializzato in temi previdenziali evidenzia che “la novità riguarda i lavoratori dell’Enav, iscritti nei profili di cui all’articolo 5 della legge 248/1990 (controllori del traffico aereo, piloti ed operatori radiomisure, esperti di assistenza al volo ed esperti meteo) che hanno perduto il titolo abilitante ed è volta ad allineare i requisiti di pensionamento tra coloro che hanno mantenuto l’iscrizione presso la Cassa dei Trattamenti Pensionistici dello Stato (CTPS) in quanto già assicurati al 31.12.1995 e coloro che, avendo assunto servizio dopo la predetta data, sono stati iscritti presso il FPLD”.

RIFORMA PENSIONI, RESTA IPOTESI QUOTA 102

Ancora il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni non ha trattato specificatamente il post-Quota 100, ma secondo quanto riporta il sito del Corriere della Sera, sul tavolo resta l’ipotesi di Quota 102, per andare in quiescenza con 64 anni di età e 38 di contributi, accettando però “una sforbiciata compresa tra il 2,8% e il 3% del montante contributivo per ciascun anno necessario al raggiungimento dei requisiti di età previsti per la pensione di vecchiaia”, attualmente pari a 67 anni. Tale misura “aiuterebbe una fetta molto più ampia di profili, con l’eccezione dei più giovani che hanno iniziato a lavorare tardi o con molti buchi contributivi. Chi avrebbe maggiori benefici sono coloro che hanno iniziato a lavorare intorno ai 25 anni, con anticipi di oltre tre anni”. C’è da tenere presente che “secondo le elaborazioni di Progetica, l’anticipo di un anno di pensione porta ad una riduzione dell’assegno di circa il 4%, che può arrivare fino al 15% per chi anticiperebbe di 3 anni e 8 mesi con Quota 102”.

GHISELLI “GOVERNO ANCORA INSUFFICIENTE”

A commentare l’incontro con la Ministra Catalfo è intervenuto con una nota pubblica il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli che apprezza gli sforzi del Governo ma li reputa ancora insufficienti: «Un incontro utile che ci ha permesso di acquisire disponibilità importanti, ma non sufficienti, da parte del Governo. Apprezziamo l’impegno a proseguire il confronto, a partire dall’appuntamento in sede tecnica di questo pomeriggio, e la conferma di un incontro tra qualche settimana per discutere della riforma complessiva del sistema». Ghiselli valuta positivamente la proroga di un anno di Opzione Donna e Ape Sociale, con pure l’allargamento della platea a chi non percepisce la Naspi: bene pure la copertura previdenziale per il part time verticale, ma sono tutti sforzi decisivi e allo stesso tempo insufficienti «gli impegni all’abbassamento della soglia attualmente prevista da 1000 a 500 dipendenti per il contratto di espansione, e a mantenere fino a 7 anni l’isopensione, valutando la possibilità di introdurre la Naspi per il primo periodo di uscita».

RIFORMA PENSIONI, LE NOVITÀ VERSO LA MANOVRA

L’ultimo confronto sulla riforma pensioni tra Governo e sindacati di ieri sembra aver delineato alcuni interventi che potrebbero rientrare nella prossima Legge di bilancio. Tra di essi, come spiega Repubblica, non solo la proroga di Opzione donna, ma anche la possibilità di utilizzare il cumulo contributivo gratuito per accedervi, cosa finora non possibile. “In manovra dovrebbe poi trovare soluzione la questione degli impieghi a ‘part-time verticale ciclico’, soprattutto lavoratrici in settori che alternano periodi di attività a mesi di sospensione: turismo, ristorazione, imprese stagionali”, aggiunge il quotidiano romano. In questo modo ci si adeguerebbe quindi alla sentenza della Corte di giustizia europea del 2010 secondo cui non ci può essere discriminazione tra part-time verticale (alcuni mesi all’anno) e orizzontale (poche ore, tutti i giorni dell’anno) a parità di tempo lavorato”. Secondo quanto riporta TgCom24, la ministra Catalfo ha anche “annunciato una proposta di legge per la sterilizzazione degli effetti del calo del Pil sul montante contributivo in modo che non si riduca e non diminuiscano gli importi delle pensioni che saranno liquidate nei prossimi anni”.

LA DIFFERENZA TRA VITALIZI E ASSEGNI D’ORO

Si è tornati a discutere in questi giorni dei vitalizi degli ex parlamentari e Carlo Lottieri, in un articolo sul Giornale, evidenzia che “una cosa sono le super-pensioni di quanti, come i politici, si sono attribuiti da sé emolumenti da favola (e quindi trattamenti previdenziali esageratamente alti), mentre qualcosa di molto diverso sono i trattamenti previdenziali anche elevati di chi ha regolarmente versato all’Inps somme cospicue per decenni. In questo secondo caso, gli stipendi da cui venivano quei versamenti nascevano da logiche di mercato”. La precisazione arriva quando si sta per avvicinare la sentenza della Corte Costituzionale, attesa per il 20 ottobre, sui tagli agli assegni sopra i 100.000 euro l’anno decisi insieme ad altre misure di riforma pensioni dal Governo Conte-1. Vedremo quale sarà la decisione della Consulta, che potrebbe anche bocciare il taglio mettendo il Governo nelle condizioni di dover recuperare risorse per il mancato introito ed eventualmente di un rimborso per i pensionati interessati dal taglio.

RIFORMA PENSIONI, LE PAROLE DI PROIETTI

L’ultimo incontro tra Governo e sindacati sulla riforma pensioni non ha soddisfatto pienamente la Uil. Il Segretario confederale Domenico Proietti, infatti, evidenzia che per quanto riguarda l’Ape social è necessario rivedere “i codici Istat, i quali precludono l’accesso a molti lavoratori che, per tipologia di mansione ne avrebbero diritto”, oltre che ridurre “il requisito contributivo richiesto per settori particolari come gli edili, gli agricoli ed i marittimi nei quali i limiti richiesti diventano escludenti”. Per il sindacalista “occorre poi mettere la parola fine alla vicenda degli esodati rispondendo alle attese dei lavoratori interessati. Per la Uil è necessario un intervento sulle pensioni in essere fortemente penalizzate in questi anni, attraverso l’estensione della 14esima per gli importi fino a 1.500 euro”.

IL PUNTO DELLA CISAL

Per Davide Velardi, Segretario Confederale della Cisal, è invece “arrivata l’ora di smontare il combinato disposto del sistema di calcolo contributivo e della cosiddetta ‘legge Fornero’ che ha confermato di essere un freno per lo sviluppo del Paese. Chiusa la fase delle ipotesi e della ‘ricalibrazione’ degli attuali istituti del vigente sistema previdenziale, a cui stiamo assistendo ormai da settimane, si apra immediatamente il dibattito per riformare un sistema che ha portato anziani al lavoro e giovani sottoccupati o disoccupati e porterà a pensionati poveri”. Dal suo punto di vista occorre poi separare “la spesa assistenziale da quella previdenziale, depurando da quest’ultima, ciò che invece resta nelle casse dello Stato ed avere così una reale spesa pensionistica ed il reale prelievo fiscale applicato”.

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