RIGOLETTO/ La ripartenza del Teatro dell’Opera di Roma al Circo Massimo

- Giuseppe Pennisi

Il Teatro dell’Opera di Roma è il primo luogo della lirica in Europa a riaprire i battenti. In scena al Circo Massimo il Rigoletto di Verdi

Rigoletto regia di Damiano Michieletto ph Kimberley Ross CS1280
Foto di scena (Kimberley Ross)

Il Teatro dell’Opera di Roma è il primo luogo della lirica in Europa a riaprire i battenti con una stagione estiva che comprende tre opere, un nuovo balletto e due concerti tra la metà di luglio e l’inizio di agosto. Una nuova produzione di Rigoletto di Giuseppe Verdi con la direzione di Daniele Gatti e la regia di Damiano Michieletto pensato in chiave anti Covid-19 inaugura la Stagione Estiva 2020 del Teatro dell’Opera di Roma con un palcoscenico ideato per il vasto spazio del Circo Massimo.

Il cartellone estivo dell’Opera di Roma riparte nella sua rinnovata veste che renderà questa edizione davvero storica. Quest’estate l’attesissimo appuntamento si trasferisce nello scenario archeologico del Circo Massimo, tra i più grandi luoghi di spettacolo mai realizzati dall’uomo. Il nuovo palcoscenico di 1.500 metri quadrati è progettato e realizzato nel pieno rispetto delle norme anti Covid-19, garantendo il distanziamento interpersonale e la massima sicurezza. In particolare la platea può contenere fino a 1.400 spettatori che usufruiranno di quattro ingressi diversi e separati.

Lo spettacolo è una produzione del Teatro dell’Opera, in collaborazione con Indigo Film per la parte visual. Cupo dramma di passione, tradimento e vendetta, Rigoletto forma con Il trovatore e La traviata la cosiddetta “trilogia popolare” verdiana. Centrata sulla drammatica figura del gobbo buffone di corte, l’opera è – parafrasando il direttore musicale del Costanzi Daniele Gatti – un profondo studio sull’uomo. La questione della deformità si lega indissolubilmente alla colpa, rimandando alla millenaria contrapposizione tra bruttura come disarmonia e sproporzione morale opposta all’ideale di perfezione fisica come simmetrica concordanza con un ordine naturale. “Verdi era affascinato dall’arcaico – spiega il maestro Gatti – come in Macbeth era affascinato dalla magia. Rigoletto è storpio, e a quel tempo avere una malformazione voleva dire essere segnati fin dalla nascita da colpe che i genitori avevano commesso; Rigoletto porta colpe non sue. La vera maledizione è l’aver portato agli estremi un uomo che arriva a concepire un assassinio”.

Nella visione di Michieletto, il dramma verdiano, ambientato in un immaginario mondo criminale, diventa un racconto cinematografico dallo straordinario ritmo narrativo. “Nello spettacolo – scrive il regista – è sempre presente una commistione di realismo e visione onirica, sottolineata anche dai filmati in cui vediamo i sogni, i ricordi del passato che svelano passaggi di tenerezza e malinconica dolcezza”.

Nel ruolo del buffone della corte di Mantova Roberto Frontali, già diretto dal maestro Gatti nello stesso ruolo nell’inaugurazione della stagione 2018-19. Sul vasto palcoscenico vedremo Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova), Rosa Feola (Gilda), Riccardo Zanellato (Sparafucile), Martina Belli (Maddalena), Gabriele Sagona (Conte di Monterone), Alessio Verna (Marullo), Pietro Picone (Matteo Borsa) e Matteo Ferrara (Conte di Ceprano). Irida Dragoti, uno dei giovani talenti selezionati per la seconda edizione del progetto “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma interpreterà il ruolo di Giovanna.Maestro del Coro Roberto Gabbiani.

Il nuovo allestimento avrà le scene di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, i movimenti coreografici di Chiara Vecchi e le luci di Alessandro Carletti, mentre la regia delle camere live è curata da Filippo Rossi.

Oltre a seguire la produzione della parte visual dello spettacolo, Indigo Film ha pensato di realizzare un documentario d’autore affidato a Enrico Parenti (documentarista pluripremiato ai festival internazionali, autore fra gli altri di Soyalism e di Shakespeare on the rocks) che si propone di raccontare nel suo farsi uno dei più importanti eventi di rinascita culturale nel panorama italiano del 2020. Un film che indagherà sulle ragioni che porteranno Michieletto e i suoi collaboratori a creare una narrazione divisa in due mondi: uno realistico, nel quale si compirà la tragedia, e uno onirico e psicologico, nel quale verrà dato spazio alle ossessioni, alla disperazione, al senso di colpa, ai ricordi. Una riflessione sul valore contemporaneo e universale dell’opera lirica. Il film documentario, scritto e diretto da Enrico Parenti, è prodotto da Indigo Film in collaborazione con il Teatro dell’Opera di Roma.

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