RILANCIO TURISMO/ Il boom di ricerche e prenotazioni con un “però” sull’Italia

- Alberto Beggiolini

Sono aumentate le prenotazioni per le vacanze in Italia. Il settore del turismo ha comunque bisogno di interventi per dar vita a un vero rilancio

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Foto di Hans Braxmeier da Pixabay

“L’effetto Draghi”, con il suo “venite a fare le vostre vacanze in Italia” (lanciato lo scorso 4 maggio), non è esattamente quantificabile, ma è comunque ben verificato dall’aumento delle ricerche on-line di siti e destinazioni italiane, e successivamente di prenotazioni giunte da Paesi europei prossimi, ma anche dagli Stati Uniti, una lievitazione iniziata subito dopo le parole del Premier (che evidentemente gode di affidabilità e reputation internazionale) e che ancora sta proseguendo.

Secondo un’indagine di The data appeal company (la società che raccoglie, misura e analizza tutti i feedback pubblicati online, li combina con dati geografici e di contesto), l’Italia segnerebbe un +141% di ricerche di hotel e un +181% di prenotazioni rispetto a gennaio 2021. Anche le ricerche dei voli vanno di pari passo con il settore alberghiero: le ricerche hanno subito una forte accelerazione, +171% e +352% di prenotazioni di rotte aeree rispetto a gennaio scorso.

Per l’Italia – secondo Data company – sarà per lo più un anno di turismo domestico: ricerche e prenotazioni hanno subito un’impennata: rispetto a gennaio da parte dei visitatori domestici le ricerche di hotel hanno subito una crescita del +378%, mentre le prenotazioni del +133%. Per quanto riguarda i voli si registra un forte incremento di ricerche soprattutto dall’Italia per l’Italia (+249%) e di prenotazioni (+598%) a fine maggio rispetto a gennaio 2021.

Dunque, si riparte, nell’attesa delle risorse mobilitate dal Pnrr. Il Piano nazionale di resilienza e rilancio per il turismo indica le strade ormai sapute, per le quali riserva circa 2,5 miliardi di euro: generare attrattività, riqualificare le strutture ricettive, digitalizzare i processi, puntare sulla sostenibilità e sul rispetto di destinazioni e territori. Il tutto da conquistare anche attraverso nuovi fondi Bei per incentivare investimenti privati, con un effetto leva che si calcola possa aggirarsi intorno a 2 miliardi. E con stimoli per l’aggregazione di operatori e strutture, che possono contare sui crediti d’imposta, sul Fondo nazionale per il turismo e su quello per il turismo sostenibile.

La strada sembra dunque indicata e condivisa, gli italiani stanno prenotando alla grande, gli addetti del settore si sono o si stanno vaccinando, e i turisti stranieri rispuntano un po’ ovunque. Però… Il Centro consumatori Italia, dopo la sua ultima indagine statistica, conferma e appesantisce le previsioni Istat per quanto riguarda il rialzo dell’inflazione, parlando anche dei rincari nel mondo del turismo, ad esempio nei servizi balneari, dove gli aumenti per ingressi, ombrelloni e lettini vanno dal 3 al 6% in più rispetto alla scorsa estate. Proprio mentre altri vicini Paesi nostri competitor nell’acchiappa turisti (tra tutti, Spagna e Grecia) stanno seguendo traiettorie inverse, con scontistiche che li rendono più appetibili per chi è sempre più portato a fare bene i conti prima di scegliere e con l’abolizione di qualsiasi restrizione agli spostamenti (tanto che il ministro al Turismo, Massimo Garavaglia, invoca pari opportunità e quindi meno paletti per i viaggiatori anche in Italia).

Resta insomma tanto da fare, nella formazione di nuove culture d’impresa, ma anche nella comunicazione, a volte impreparata a veicolare sicurezza e opportunità. Il nostro Paese, come ricorda l’Enit, vanta 55 siti Unesco, ma di questi il 65% sono in territori e comuni sconosciuti ai più. Occorre intervenire dunque anche nella programmazione, che diventa fondamentale per gestire i flussi. In prospettiva, l’Italia dovrà imparare nuovamente a confrontarsi con il segmento MICE (meetings, incentives, conferences and exhibitions), in calendari più diluiti negli spazi e nelle date, e con eventi-calamìta quali ad esempio il prossimo Giubileo (previsto nel 2025, ma con una gestazione praticamente già iniziata).

Per arrivare a un’industria 4.0, moderna, concorrenziale, responsabile, in grado forse di aumentare quel 13% di Pil generato fino al 2019, ma in una declinazione decisamente più sostenibile.

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