Rimborso fiscale Agenzia delle Entrate/ Clausole “vessatorie” per il contribuente (23 novembre 2023)

- Danilo Aurilio

Il rimborso fiscale da parte dell'Agenzia delle Entrate o del Fisco italiano, esula l'ente a dimostrare quanto dettato da parte sua, contrariamente al contribuente che dovrà provarlo

tribunale_processo_avvocati_magistrati_giudici_aula_crocifisso_lapresse_2017 L'aula di un tribunale (LaPresse)

Il rimborso fiscale dall’Agenzia delle Entrate o dal Fisco in linea generale, dev’essere comprovato dal contribuente italiano che ha richiesto esplicitamente di poter ri-ottenere una somma di denaro che pensa gli spetti.

A regolare i conti, così possiamo definirlo, è la Corte di Cassazione stessa, che in una recente sentenza ha fatto presente cosa potrebbe accadere in una situazione di “silenzio – rifiuto” sull’istanza di rimborso fiscale.

La sentenza è stata pubblicata in occasione dell’ordinanza numero 27845 del 3 ottobre 2023, dove tra le due parti (contribuente e Fisco), la parte più “vessata”, sarebbe proprio quella del richiedente, dove dovrà dimostrare quanto sostenuto.

Rimborso fiscale Agenzia delle Entrate: cosa va dimostrato?

Per poter ricevere il rimborso fiscale dall’Agenzia delle Entrate o dal fisco o da qualsiasi altro creditore, il soggetto interessato dovrà comprovare in modo tangibile, il motivo per la quale gli spetterebbe il rimborso di cui parla.

Ecco quindi, che durante il processo tributario il richiedente del rimborso fiscale, dovrà allegare tutta la documentazione che possa comprovare concretamente la sua effettiva richiesta.

L’altra parte (il Fisco), è tenuto invece, ad astenersi sul possibile rigetto della domanda, a patto che chiaramente, le prove del soggetto interessato non possano realmente comprovare ciò che sostiene.

In parole più semplice, con l’ordinanza elencata nei paragrafi precedenti, si conferma che durante un processo tributario, in caso di controversie sul silenzio – rifiuto relativamente ad una istanza di rimborso, il contribuente italiano dovrà dimostrare la “non sussistenza delle tesi”, che hanno generato il rifiuto.

Al di là che si tratti di un rimborso fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate o del Fisco di altri reparti competenti, come conferma l’ordinanza numero 27845 del 3 ottobre del 2023, l’amministrazione finanziaria di riferimento, non è vincolato (in alcun caso), a specificare il motivo di rigetto.

Ecco dunque, che la situazione si complica per il contribuente, a cui converrà pattuire un approccio a fronte di una consulenza legale ancor prima di iniziare la sentenza.





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