RIPARTENZA ITALIA/ Il “ribaltone” di Draghi su Pil, mercati, Ue e stampa estera

- Marco Pugliese

Mario Draghi è riuscito a dare corpo, con il suo metodo, a un nuovo miracolo economico italiano. Il nostro Paese può iniziare il 2022 in modo diverso dal passato

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Mario Draghi in conferenza stampa (LaPresse)

Il 2021 sarà ricordato come un anno di grandi successi sportivi italiani, dalla vittoria degli Europei di calcio, passando per le analoghe vittorie del volley sia maschile che femminile, concludendo con le meravigliose medaglie olimpiche. Ma esiste anche un “miracolo economico” tutto italiano, soprattutto pensando all’ultimo decennio di grande difficoltà. L’Italia migliora sotto ogni punto di vista e a livello economico (e finanziario) porta a casa risultati non scontati. In primis il rating che tanto fece disperare i governi precedenti. 

Il Bel Paese incassa l’outlook di Standard & Poor’s positivo, che conferma le tre B. In questo momento delicatissimo è ossigeno per le casse dello Stato, che possono andare a creare bilanci di crescita e non più “compensativi”, ovvero atti a tappare buchi. Le riforme messe in campo da Draghi (ben 51 da “portare a casa” entro dicembre 2021) hanno convinto gli analisti e di fatto dato la possibilità all’Italia di respirare, dopo stagioni durissime post 2011 e 2012, gli anni dello spread.

Già lo spread, che fine ha fatto? Non se ne parla più? In realtà lo spread non preoccupa da tempo (già con Conte I) ed è rimasto sempre intorno ai 100 punti. Anche il lavoro di Savona presso la Consob  si fa sentire, oltre alla maniacale quanto silenziosa applicazione del golden power, ovvero quella “muraglia” legislativa che tutela l’economia del Paese impedendo cessioni di asset strategici a potenze straniere.

Senza dimenticare l’ottimismo sugli investimenti nel 2021 e nel 2022 promessi dal Pnrr, che dovrebbero spingere il Pil nazionale ai livelli pre-crisi con un anno di anticipo, un risultato che nel 2020 sembrava impossibile. 

Oltre alla presenza di Mario Draghi, rassicurante mercati e agenzie di rating, è la comunicazione seguita da fatti ad aver fatto svoltare del tutto l’idea di Paese all’estero.

L’Italia dal 1992 spesso si è tirata la zappa sui piedi, la stampa non ha aiutato e negli ultimi 15 anni ha pagato un dazio spesso ingiusto. Stabilmente nel G7 e mai uscita dalle prime dieci potenze economiche mondiali il Bel Paese ha però perso fiducia nei propri mezzi, rischiando di naufragare. In realtà, la classe politica non ha aiutato, anteponendo il proprio partito all’interesse nazionale, un pessimo modus operandi che ha portato la stampa a descrivere il Paese negativamente, spesso con narrazioni dall’incipit “In Italia”, quasi alcuni aspetti negativi fossero una prerogativa nostrana.

Questa narrazione ha penalizzato imprese e Stato, minando la credibilità del Paese in più occasioni. Raccontando di un Paese di evasori e omettendo gli aiuti di Stato della Merkel (in barba alle regole Ue) o tifando contro operazioni come la nuova Alitalia (in Germania la Lufthansa è aiutata dallo Stato) magari non aiutando nostre imprese a inglobarne altre, da Fincantieri con la francese Stx fino a Fca con Opel. In entrambi i casi i francesi e tedeschi sono intervenuti, da buoni azionisti, pratica che in Italia si è persa dopo le dismissioni degli anni ’90.

Mario Draghi, europeista, ha tracciato una via più keynesiana (visto il background è quasi sbalorditiva) e abbandonato la retorica del debito pubblico (sappiamo che quello tossico è il debito privato, basso in Italia, elevatissimo nei Paesi Bassi). La campagna vaccinale ha fatto il resto, la gestione post-Conte è stata lineare e migliore (dati alla mano) rispetto a quella inglese.

Con la Merkel al capolinea, un Macron più debole e Londra fuori, l’Ue può virare verso Roma, Draghi ha le capacità per essere questo tipo di leader. La comunicazione del presidente del Consiglio è molto concreta ma mette i risultati del Paese al centro: basta leggere i giornali esteri, zeppi di articoli che descrivono la rinnovata vitalità italiana. Erano anni che il nostro Paese non aveva una tale immagine sui principali fogli esteri, anglosassoni in primis.

Nel 2022 l’Italia può partire con qualche vantaggio e tornare ad avere qualche A nel rating, utile per quelle riforme senza cui il Paese non può ripartire del tutto, infrastrutture in primis. Oggettivamente, al netto della politica, senza Draghi al timone diventerebbe difficile. 

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