RIPARTENZA/ “Per vivere tutto sull’onda dello stupore, cioè cercare l’uomo”

- Silvio Cattarina

Ripartire sì, ma riaprendo il cuore, accendendo l’entusiasmo della passione per la vita

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Pixabay

Ora un po’ tutto ci porta a pensare che abbiamo da ricominciare, da ripartire. Non però una ripartenza purchessia, ma con forza, con rinnovato slancio, dal basso, in modo vero, semplice, essenziale. Negli ultimi lunghi mesi ci siamo perduti inseguendo rivoli inutili e deludenti, ci siamo abbeverati a cisterne avvelenate cosicché siamo diventati un poco fermi e bloccati, ripiegati, rassegnati, disorientati e spauriti, prigionieri di uno sguardo malinconico.

Quanto è vero che il grande tema è senza dubbio la speranza, non solo a causa della pandemia che abbiamo attraversato e con la quale ancora dobbiamo fare i conti. Per non precipitare nel nulla, nel mediocre, nel misero, nel piccolo, nella penombra, nell’amarezza.

Ricominciare è un continuo bisogno. Ma per farlo occorre guardare con pazienza e disponibilità ciò che intorno ci succede e ci accade.

Partendo da domande acute, da riflessioni ardite, da intelligenti scandagliamenti. Bisogna riuscire ad ammirare, ad ammirare tanto e molto ciò che fiotta dal passato e ciò che sgorga dal presente. Sì nella realtà troveremo tesori insperati! Seguiamo e serviamo la realtà.

Cercando dei volti e dei luoghi. Guardando persone che guardano con entusiasmo, con forza, con capacità, che sanno da dove vengono e dove vogliono andare e come possono andarci, persone liete, non tristi.

Apprendiamo e impariamo l’indomabilità della vita, l’irriducibilità del cuore, non arrendiamoci, speriamo tanto e tutto, esprimiamo il bisogno di vita che ci scoppia nell’intimo più intimo.

Intravvedere, scovare l’essenziale, la profondità delle cose, delle giornate, le pieghe degli avvenimenti, anzi l’audacia degli avvenimenti stessi; la vena zampillante, segreta e fulgida dell’incedere delle ore per ricavarne una scorza dura, una corteccia forte, una radice ben conficcata.

No alla stanchezza giustificata, all’inerzia, alla sfiducia, alla depressione, I grandi e agguerriti nemici: non essere all’erta e pronti, non riuscire a vedere quel che è celato sotto, dentro, prima delle cose, delle azioni degli uomini, non essere  per tempo già desti per l’immancabile sacrificio della costruzione.

Che travolgente meraviglia sarà quella di essere raggiunti da una sorpresa   senza limiti, senza confini. Assaliti da un’altra misura.

Per vivere tutto sull’onda dello stupore. Cioè cercare l’uomo, quel puntino splendente e tumultuoso che è dentro ognuno: l’uomo, l’uomo appunto. Io, proprio io.

Soprattutto vorrei che i ragazzi – per primi i miei ragazzi – fossero i protagonisti della rinascita, della riscossa.   

Di modo che ognuno e tutti possano dire che arriva un bel giorno, che quel giorno è arrivato. Non sai quando e come e da dove viene e nemmeno dove ti condurrà, ma vedi che ormai c’è, che è giunto, che è tuo, è per te, che l’hai sempre atteso: è un inizio, un nuovo inizio.

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