Ripresa calcio femminile/ Sara Gama lancia l’allarme: “Dateci certezze e pari tutele”

- Michela Colombo

Ripresa calcio femminile, Sara Gama lancia l’allarme: “Vogliamo certezze sulla ripartenza della stagione e pari tutele sanitarie degli uomini”.

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Sara Gama, capitano della nazionale italiana di calcio (LaPresse)
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Mentre le alte sfere del calcio italiano si interrogano sulla ripresa del primo campionato come pure delle altre due serie professionistiche, pure ancora rimane in sospeso il discorso legato alla ripartenza del calcio femminile. Anche le donne del calcio infatti sono ferme da più di due mesi, dopo che l’esplosione della pandemia da coronavirus, ha imposto anche per il campionato di Serie A femminile l’inevitabile stop e ora cercano di capire come e se sarà possibile ripartire. Con ancora solo sei turni da disputare per arrivare al termine della stagione 2019-20, le donne parrebbero essere le favorite per la ripresa della stagione: avrebbero da disputare un numero veramente esiguo di partite al confronto dei colleghi maschi, per i quali vi sono anche maggio problemi legati al calendario e le coppe internazionali. Ma la loro condizione (su cui ciclicamente si torna a palare senza per mia concludere nulla) è critica: di fatto il calcio femminile, comprensivo di Serie A ancora fa parte del campionato dilettanti (che pure è già stato chiuso dalla FIGC, con questa evidente eccezione). Pure però per il calcio femminile al momento paiono insormontabili due nodi, legati alla ripartenza, ovvero l’applicabilità dei protocolli fissati dalla FIGC come la disponibilità di contributi da parte della Federcalcio. Nei prossimi giorni è atteso un nuovo incontra tra i 12 club del primo campionato femminile, ma intanto sono forti le voci che chiedono maggiore chiarezza per le sorti del primo campionato femminile.

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SARA GAMA LANCIA L’ALLARME

A lanciare poi nuovo allarme in proposito è stata anche il capitano della nazionale italiana di calcio femminile Sara Gama, che al termine del Consiglio Federale della FIGC dei giorni scorsi, (cui ha preso pare in qualità di rappresentante dei calciatori) ha chiesto certezze sulla ripresa della stagione, ma soprattutto pari tutele dei colleghi maschi. La Juventina ha affermato: “Serve un protocollo ad hoc per la nostra serie A e il professionismo. Ci aspettiamo pari tutele sanitarie dei nostri colleghi uomini, che venga redatto un protocollo ad hoc perché quello dei dilettanti per noi non va bene per riprendere. Attendiamo poi anche le risorse per tornare ad allenarci e vivere da professioniste quali siamo, perché le calciatrici oggi sono consapevoli di essere professioniste a tutti gli effetti e quindi si aspettano un riconoscimento ufficiale del loro status. Quello che conta è il salto di qualità: bisogna approdare al professionismo. Siamo a un bivio, ma nei momenti di crisi ci sono anche grandi possibilità, si può riformare il calcio”. Parole condivisibili e che rifocalizzano l’attenzione anche sul tanto ricercato (ma ancora lontano) riconoscimento al professionismo anche del calcio femminile in italia. Sono poi parole che anche all’estero hanno avuto grande risonanza: non è solo il calcio femminile italiano che cerca spazio e certezze per ritornare in campo. Anche in Inghilterra il tema è bollente e solo pochi giorni fa era stato lo stesso Telegraph a scrivere: “Se il calcio pensa di salvare solo gli uomini, e non anche le donne, allora non si salva”. Ora dunque si cercano risposte.

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