RIPRESA FASE 2/ L’aiuto di Fondazioni bancarie e Terzo settore per uscire dalla crisi

- int. Giovanni Fosti

Le Fondazioni bancarie, con il sostegno alle comunità e al Terzo settore, possono fornire un contributo importante contro la crisi

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Giovanni Fosti, Presidente di Fondazione Cariplo

Da ieri in Italia sono cadute molte limitazioni adottate con la cosiddetta fase 1 di lockdown. Una fase difficile sotto molti punti di vista e durante la quale è stato importante anche il ruolo svolto dalle Fondazioni bancarie. In un’intervista pubblicata ieri da Affari&Finanza, Giuseppe Guzzetti, fino all’anno scorso Presidente dell’Acri, ha ricordato che “il contributo delle Fondazioni nel complesso supera 200 milioni di euro, non scherziamo a dire che sono pochi. Tutti gli enti hanno preso iniziative, e l’Acri ha costituito due fondi rotativi di garanzia per agevolare i mutui bancari al Terzo settore e ridurne i tassi di interesse”. Anche la Fondazione Cariplo si è mossa celermente, non solo con lo stanziamento immediato di fondi, ma anche, come ci ricorda il suo Presidente Giovanni Fosti, rivedendo la programmazione delle attività previste per quest’anno.

Presidente Fosti, ci può spiegare come vi siete mossi per questa riprogrammazione degli interventi?

Sebbene il bilancio del 2019 sia stato positivo, questo è un anno più complesso, rispetto al quale è ancora molto difficile fare delle previsioni. Tuttavia abbiamo ritenuto che in un momento come questo fosse importante non arretrare assolutamente sugli impegni presi, proprio ora che ce n’è più bisogno. La pandemia ci ha subito portato a reagire all’emergenza in una situazione in continua evoluzione: già a partire da febbraio abbiamo attivato un Fondo speciale insieme alle 16 Fondazioni di comunità che ha generato una raccolta fondi sul territorio; abbiamo poi attivato un ponte aereo umanitario per reperire materiali sanitari essenziali; avviato un bando di ricerca contro il Covid-19 e liberato ulteriori risorse a disposizione delle organizzazioni non profit. Successivamente abbiamo lavorato alla riprogrammazione delle attività per l’anno 2020 riorientando risorse per 60 milioni di euro secondo due direzioni principali.

Quali?

Una risposta immediata alla crisi: sopravvivenza degli Enti del Terzo settore e povertà infantile, alimentare e digitale; una riflessione di più ampio respiro per ripensare le iniziative con uno sguardo rivolto al futuro, attraverso nuovi modelli e strumenti di crescita e coesione sociale che riguardano l’Ambiente, la Cultura, la Ricerca e i sistemi di Welfare.

Rispetto al primo orizzonte temporale, quello della risposta all’emergenza, cosa avete fatto?

Ci siamo resi conto che c’erano due fronti su cui lavorare, considerando ciò che serviva subito e ciò che servirà in futuro. Siamo intervenuti per avviare un fondo speciale da 2 milioni di euro che, grazie alle Fondazioni di comunità sul territorio, ha raccolto oltre 50 milioni di euro che sono andati alle necessità urgenti. Abbiamo attivato un ponte aereo dalla Cina facendo arrivare dotazioni fondamentali, come mascherine e respiratori. Con Regione Lombardia e Fondazione Veronesi abbiamo lanciato un bando da 7,5 milioni di euro per la ricerca contro il Covid-19.

E per quanto riguarda gli enti del Terzo settore?

Abbiamo liberato ulteriori risorse per 9,5 milioni di euro, per le organizzazioni non profit sui territori della Lombardia, Novara e Verbano Cusio Ossola. Tutto è stato fatto in meno di un mese. Questa emergenza sta colpendo anche i soggetti del Terzo settore, alcuni dei quali rischiano di non sopravvivere. Per noi è in gioco il valore che questi soggetti portano nelle comunità in termini di offerta di servizi e di aggregazione, dobbiamo tutelarli. La chiusura delle scuole ha reso più evidente il rischio di povertà alimentare di alcuni bambini, per i quali la mensa scolastica rappresentava un elemento importante di alimentazione, e mostrato anche la povertà digitale, visto che non tutti avevano i mezzi tecnologici per partecipare alla didattica a distanza, un serio problema di diritto allo studio e accesso all’istruzione. In questo campo stiamo mettendo in campo interventi strategici e un investimento importante.

E avete poi avviato un percorso di ripensamento degli interventi più a medio e lungo termine.

Abbiamo riprogrammato attività per 60 milioni di euro, orientando risorse che non erano ancora state impegnate su 6 filoni fondamentali: i primi due relativi a una risposta immediata alla crisi (sostegno al Terzo Settore e contrato alla povertà infantile), altri 4 filoni sono invece di più lungo orizzonte.

Quali sono questi filoni?

Riguardano il contrasto alle nuove povertà causate dalla crisi e dall’ancor maggior distanziamento sociale che ne deriverà; l’individuazione di opportunità di sviluppo economico e di creazione di posti di lavoro, soprattutto in chiave green, con grande attenzione alle tematiche ambientali; il ripensamento dei modelli di offerta di welfare; il ripensamento del sistema culturale, considerando l’importante ruolo che la cultura può svolgere nella fase di ripartenza; il rilancio della ricerca, che si conferma un aspetto centrale per il ripensamento dei modelli di funzionamento delle organizzazioni e degli assetti di quasi tutti i settori di attività. Riteniamo che sia necessario un momento interpretativo e di comprensione di quello che sta succedendo, così da promuovere un’innovazione dell’offerta, con particolare attenzione ai temi dell’ambiente, della ricerca, della cultura, dei servizi alla persona. Dobbiamo renderci conto di come stanno cambiando le esigenze e di come aiutare i soggetti cui facciamo riferimento, le istituzioni e i soggetti del Terzo settore, a riposizionarsi in modo coerente rispetto a esse.

Come ha ricordato poco fa, avete attivato anche le Fondazioni di comunità per una raccolta di fondi. Una riprova di come le Fondazioni bancarie, nonostante quanto scritto da qualche commentatore, si siano subito mobilitate di fronte all’emergenza.

Io credo che le Fondazioni si caratterizzino e si qualifichino non come erogatori di risorse, ma come soggetti che promuovono e aggregano delle comunità. In un contesto in cui abbiamo bisogno di istituzioni solide, di un sistema pubblico che funziona, di soggetti privati che fanno bene il loro mestiere, abbiamo bisogno anche di soggetti come le Fondazioni e le organizzazioni del Terzo settore, che si muovono dentro il perimetro della comunità. Questo perché abbiamo bisogno di Istituzioni, di mercato e di comunità. Da questo punto di vista credo che sia importante anche il metodo con cui ci si muove: che deve essere fatto di dialogo e confronto tra più soggetti e di costruzioni di visioni condivise.

Perché sono così importanti queste raccolte sul territorio?

Perché all’interno della comunità si fanno cose a volte piccole, ma che aggregano persone e promuovono iniziative molto vicine ai problemi delle persone, che le aiutano non necessariamente attraverso dei servizi, ma anche attraverso l’esserci della comunità, attraverso la coesione, attraverso una rete che permette alle persone di non rimanere isolate di fronte ai loro problemi. Io credo che la raccolta fondi distribuita, fatta dalle Fondazioni di comunità, sia stata un grande elemento di coesione, non solo per le risorse che ha messo in campo, ma perché ha mobilitato tante persone che si sono date da fare per la raccolta fondi o anche per donare delle risorse. Devo dire che più in generale trovo che sia importante sempre ragionare non solo su quante risorse ci sono, ma su come vengono messe in campo. 

In che senso?

Un conto è che un singolo soggetto metta in campo delle risorse, un altro è che più soggetti si mettano insieme, questo è il metodo a cui mi riferivo. Da questo punto di vista, oltre al lavoro con le Fondazioni di Comunità, stiamo cercando di promuovere delle integrazioni, delle aggregazioni. Abbiamo già ricevuto rispetto alle due linee di intervento immediato una manifestazione di interesse importante da parte della Fondazione Vismara e ci sono altri soggetti, come Intesa Sanpaolo, che ci stanno segnalando la loro volontà di partecipare.

Prima ha ricordato come ci siano enti del Terzo settore che rischiano la sopravvivenza. Ritiene che tra i tanti provvedimenti presi in queste settimane questo tassello importante della società sia stato trascurato?

Mi pare che negli ultimi provvedimenti ci sia stata una maggiore attenzione. Trovo indicativo il fatto che in un momento così difficile sia stato però anche così complicato rendere evidente la necessità di tutelare il Terzo settore e di mettere a disposizione delle risorse. In fondo si tratta di tutelare la presa in carico delle persone più fragili, la tenuta e la coesione delle nostre comunità, qualcosa che non è solo emergenziale, ma anche rivolto al futuro.

Perché rivolto al futuro?

Perché di fronte a una crisi come questa non siamo tutti uguali, qualcuno purtroppo la subisce più di altri. Pensare che la risposta possa arrivare solo in termini istituzionali credo che sia sbagliato. Io ho molta fiducia nelle istituzioni, nelle imprese e nei privati che fanno bene il loro lavoro fino in fondo e ho anche molta fiducia in una dinamica comunitaria che se trascurata rischia di farci perdere una grande capacità di generazione di valore. Per questo credo sia importante avere anche consapevolezza del contributo che in questa fase il Terzo settore ha dato in termini di tenuta sui servizi. Il monitoraggio “Il dono non si ferma” dell’Istituto Italiano Donazioni evidenzia che, nonostante per molti enti di Terzo settore ci sia stato un calo delle donazioni tramite il fundraising tradizionale, l’83% di questi enti non ha ridotto le attività nei confronti dei propri beneficiari. Laddove si è potuto, per via delle regole sui distanziamenti, i servizi hanno continuato a funzionare. 

In altri casi ciò non è stato però possibile.

Sì, ci si sono organizzazioni che hanno dovuto sospendere i loro servizi e occorre quindi trovare e sostenere un modo nuovo di rispondere a determinati bisogni. Vorrei ricordare che in una comunità più debole che non riesce a farsi carico delle fragilità, anche i sistemi imprenditoriale e istituzionale vengono messi in difficoltà. Quindi stiamo parlando prima di tutto di una questione di valori di solidarietà, ma è bene ricordare che si tratta anche di un’esigenza per il bene comune di tutti.

Crede che serviranno altri interventi per il Terzo settore?

Ritengo che occorra una capacità di mettere in campo interventi differenziati, che siano in grado di rispondere in maniera originale a un contesto completamente nuovo. La cosa importante è essere consapevoli che se le organizzazioni del Terzo settore non verranno salvate, quando dopo l’estate vi fosse l’esigenza di aprire dei servizi potremmo essere di fronte a un grande problema, se gli enti che li fornivano non ci saranno più. Anche perché se vi fosse la voglia di partecipare e la disponibilità di tanti volontari, soprattutto giovani, ed essi non trovassero sistemi organizzativi in grado di connetterli, perderemmo questa energia a disposizione dei territori, si genererebbe una perdita di valore per tutti.

Lei come vede la situazione, usciremo da questa crisi che molti ritengono senza precedenti?

Non dobbiamo dimenticare che, anche se questa fase si sta attenuando, abbiamo vissuto un momento di grande dolore nella vita di molte persone e famiglie. A ciò ora si accompagna un problema di natura economica. Questa situazione economica va letta anche per le sue conseguenze sociali. Se dovessi pensare a cosa dovremmo stare attenti nel prossimo futuro, io direi al tema della disuguaglianza. Da questa crisi dobbiamo cercare di uscire con una grande attenzione a costruire delle condizioni di equità, a immaginare quali possano essere gli asset su cui costruire il futuro, come nel nostro piccolo stiamo facendo con la fase di riprogrammazione degli interventi. Se cerchiamo di uscire insieme da questa crisi possiamo fare grandi passi avanti, se invece pensiamo che ognuno si possa salvare da solo sarà molto difficile. 

Su cosa occorre puntare per uscire al meglio da questa crisi?

Credo che la cosa più importante sia mettere a fuoco la coesione delle comunità, il tenere insieme le persone, evitando la disgregazione. Ci vorrà sobrietà, apertura, capacità di trovare un equilibrio tra il guardare avanti e l’imparare giorno per giorno. Dobbiamo cercare di guardare avanti, di comprendere al meglio quel che avviene nel presente e tenere alcuni punti fermi. Per me uno di questi è costruire condizioni di equità tra le persone.

La coesione sarà importante a tutti i livelli, anche tra le Istituzioni.

In una fase come questa è importante coltivare con cura, considerandola come un patrimonio, la presenza di punti di vista molto divergenti, perché la situazione è talmente inedita che pensare che qualcuno abbia già tutte le coordinate per sapere dove andare è impossibile. Poi, dopo che ci si è confrontati, anche in modo deciso, come accade nei momenti un po’ difficili, è importante che si prenda una direzione e si vada avanti tutti insieme.

(Lorenzo Torrisi)







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