RIPRESA PREMIER LEAGUE/ Kabasele fa ironia: “Ci ammaliamo per non retrocedere”

- Michela Colombo

Ripresa Premier League: due nuove positività al coronavirus, ma vi è fiducia per la ripartenza della stagione già il 12 giugno prossimo.

Fred Kante Manchester United Chelsea lapresse 2020
Ripresa Premier League - Chelsea Manchester United (Foto LaPresse)

Ma se in Lega è forte la tensione a tornare al più presto in campo per la ripresa della Premier League, pure rimangono fortissime le polemiche da parte dei giocatori, contrari a tornare in campo. In primis i giocatori del Watford, il cui capitano, già alcuni giorni fa ha affermato di non voler riprendere gli allenamenti congiunti, temendo di portare in casa dal figlio il virus. A tornare sull’argomento con tagliente e amara ironia è poi stato solo ieri tardi un altro giocatore del Watford, Christian Kabasele che rispondendo ad alcuni commenti dei tifosi su ripresa e il pericolo di retrocessione per il club dei calabroni ha affermato: “Fatemi spiegare la nostra tattica: ci stiamo infettando di COVID-19 una volta alla settimana, scegliamo un membro della squadra o un membro dello staff. In questo modo siamo sicuri di non giocare di nuovo ed evitare la retrocessione“. Un commento amaro che certo scatenerà un nuovo vespaio, alla vigilia di una nuova assemblea dei club della Premier League che delibereranno della ripresa degli allenamenti in forma classica, con partitelle ecc. (agg Michela Colombo)

DUE NUOVE POSITIVITA’ AL CORONAVIRUS

Dopo che pure la Liga spagnola ha ufficializzato il suo rientro in campo, ecco che pure in Premier League si morde il freno per la ripresa della stagione. Questo pur dopo la notizia arrivata nella prime ore di questa mattina della riscontrata positività al coronavirus di altri due protagonisti del primo campionato inglese, occorsa in seguito alla seconda ondata di test effettuati in questi giorni, su 996 soggetti esaminati, tra staff e giocatori dei 20 club. Al momento chiaramente non si conoscono generalità e condizioni dei positivi (cui si aggiungono ai sei positivi al coronavirus riscontrati al primo turno di test di pochi giorni fa) e come si legge nella breve nota ufficiale della Federazione, per loro è prevista ora una quarantena di soli sette giorni. Benché il numero sia certo esiguo pure è notizia che non lascia molto tranquilli, specie i giocatori che già da tempo si sono dichiarati contrari alla ripresa della stagione, non sentendosi al sicuro con il protocollo firmato.

DI NUOVO IN CAMPO GIA’ IL 12 GIUGNO? C’E’ OTTIMISMO

Ma oltre alle nuove positività come pure alle proteste dei giocatori, ecco che la maggior parte dei club della Premier League, come la Lega perseguono il loro obbiettivo di tornare in campo al più presto, con grande convinzione. Già il prossimo mercoledì, come ci riporta Sky sport è prevista una nuova riunione tra i 20 club per decidere della ripresa degli allenamenti di gruppo, dove saranno consentiti contatti fisici: e pure solo ieri lo stesso AD della Premier League si è detto ancora una volta grandemente ottimista per la ripartenza del calcio. Richard Masters, intervistato dalla BBC ha infatti dichiarato: “Possiamo farcela, adesso sono più fiducioso, c’è un po’ di slancio dopo aver fatto il primo passo”. L’idea sul piatto è dunque quella di ritornare a giocare già il prossimo 12 giugno, passati dunque tre mesi dallo stop dichiarato per l’esplodere dell’emergenza coronavirus. Ovviamente questa è per ora solo una data ipotetica: in seno alla Premier League non si escludono piani B per la conclusione del campionato, come pure una riduzione del numero delle partite. Il progetto della Lega è quello di seguire, come afferma Masters: “Il modello Bundesliga, dobbiamo essere flessibili e pronti a tutto, intanto per tutti noi, tifosi compresi, è già bello rivedere i nostri giocatori impegnati in allenamenti”. Da non dimenticare che nel frattempo sono sorti nuovi problemi per i club inglesi, o almeno per quelli ancora impegnati nelle coppe europee. Il governo come è noto ha imposto una quarantena preventiva di 14 giorni per tutti coloro che approdano nel Regno Unito, sportivi compresi: norma che di fatto rende quasi impossibile per le società inglesi, riuscire a concludere secondo il programma originario le stagioni di Champions ed Europa League.

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