“Rischio contagio Covid da superfici: 1 su 10mila”/ Studio “ci si infetta di più in…”

- Emanuela Longo

Il rischio contagio Covid attraverso superfici contaminate è molto raro: “meno di 1 su 10 mila”, lo dice il report dei Cdc statunitensi

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Qual è il reale rischio di contagio da Covid attraverso le superfici? L’argomento era stato già affrontato nei mesi scorsi dalla rivista Nature che aveva ribadito come in questo contesto il rischio fosse quasi nullo sebbene gli sforzi si concentrino ancora su pulizie e sanificazioni. Adesso, come spiega Corriere della Sera, un nuovo report pubblicato dai Cdc degli Usa alla luce dei numerosi studi sull’argomento, ha concluso che la trasmissione del Coronavirus attraverso contatto con una superficie contaminata è molto rara e nel dettaglio è pari ad un caso ogni diecimila. Sin dai primi mesi di pandemia gli esperti hanno consigliato di fare attenzione al contagio attraverso superfici contaminate, invitando così a pulizie e sanificazioni di strade e aziende, trasformando queste operazioni in un business. A distanza di oltre un anno è ormai chiaro che il Covid sia un virus respiratorio che si trasmette quindi attraverso le piccole goccioline che fluttuano nell’aria in ambienti chiusi.

Non vi sono studi che provano l’infezione attraverso il contatto con superfici contaminate. Ciò può avvenire solo in presenza di grandi quantità di particelle virali su una superficie che poi finiscono su una mano che infine tocca una faccia. Il virus, inoltre, deve essere ancora infettivo.

“RISCHIO CONTAGIO COVID DA SUPERFICI MOLTO RARO”: LO STUDIO

A fare finalmente chiarezza sul tema ci pensa il report del Cdc: “I risultati di queste ricerche suggeriscono che il rischio di infezione da Sars-Cov-2 attraverso la via di trasmissione dei fomiti è basso e generalmente inferiore a 1 su 10.000, il che significa che ogni contatto con una superficie contaminata ha meno di 1 su 10.000 possibilità di causare un’infezione”, dicono gli scienziati. Per pulire le superfici, a loro detta, è sufficiente acqua e sapone. Ed i disinfettanti per le superfici? Questi servirebbero nel prevenire “la trasmissione secondaria di Sars-Cov-2 tra una persona infetta e altre persone all’interno della famiglia” ma in generale non ci sarebbero evidenze dell’utilità di disinfettanti in contesti comunitari per la prevenzione del contagio. Gli esperti aggiungono: “La disinfezione è consigliata solo negli ambienti interni della comunità in cui si è verificato un caso sospetto o confermato di Covid-19 nelle ultime 24 ore”. A causare il maggior numero di contagi, dunque, sono gli ambienti chiusi come bar, ristoranti, palestre e alberghi stando a una ricerca pubblicata su Nature e ripresa dal Corriere della Sera.

A ricordarlo è anche Giorgio Buonanno, professore di Ingegneria tecnica ambientale all’Università di Cassino e in Australia: “I luoghi critici sono gli ambienti chiusi di dimensioni ridotte e con limitata ventilazione, soprattutto con un tempo di permanenza elevato”. La soluzione, in questi casi, non necessariamente è rappresentata dalla chiusura ma piuttosto possono essere adottate maggiori strategie di ventilazione e areazione: “L’ideale sarebbe agire con impianti di ventilazione meccanica controllata: nel caso di ricircolo è consigliato l’utilizzo di filtri HEPA. Quando la ventilazione meccanica non è attuabile perché richiede importanti lavori di ristrutturazione si può pensare a purificatori d’aria portatili che possono essere spostati in vari ambienti”, ha spiegato Buonanno.



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