RISTORI E RILANCIO/ Quando le proposte dell’opposizione sono la stampella di Conte

- Daniele Marchetti

Le proposte fiscali della Lega per salvaguardare dalla crisi economica causata dal Covid fanno apparire Conte un vincente

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Giuseppe Conte, intervento al Festival dell'Economia 2020 di Trento

Caro direttore, non c’è dubbio alcuno che, in ultima istanza e al di là delle indubbie difficoltà e dei molti mugugni, la pandemia da Covid-19 sia l’alleato più prezioso del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del suo secondo Governo sorretto da una maggioranza alquanto irrequieta, turbolenta, rissosa e per tanti versi “allegra” ma prigioniera dell’emergenza sanitaria e impossibilitata – qualora qualcuno ne avesse davvero il coraggio – nel dar seguito a fughe in avanti: vocazione caratteriale di molti dei suoi sodali.

Ma, benché ciò appaia un’indubbia realtà, la vera “polizza sulla vita” del Governo sembra essere costituita dalle fantasiose proposte dell’opposizione – nella fattispecie, della Lega – per il rilancio del Paese. Boutade che sembrano far sgomentare più che sorridere. Facezie incredibili anche per le cosiddette “testate amiche”. E tutto ciò al netto dei molti illustri ed illustrissimi supporti accademici di cui, anche di recente, si è dotata via Bellerio.

La notizia dovrebbe suonare più o meno così: al posto dei 7-8 miliardi di euro previsti e stanziati dai Decreti “Ristori” e “Ristori-bis” del Governo che contemplano, tra l’altro, l’estensione della cassa integrazione, la soppressione della seconda rata dell’IMU, la Lega propone la soppressione dell’aliquota IVA del 4% sui prodotti di prima necessità e la riduzione di due punti per gli scaglioni IVA del 10% e 22% ridotti rispettivamente all’8 e al 20%.

Proviamo a capire cosa significa scendendo nel dettaglio. Con la nuova proposta targata Salvini un chilo di zucchero con l’abolizione dell’IVA al 4% passerebbe dall’odierno 1 euro a 0,96 centesimi; un chilo di pane oggi con l’IVA al 10% (abbassata all’8%) scenderebbe dagli attuali 3 euro a 2 euro e 98 centesimi. Infine il costo di un cellulare con l’IVA oggi al 22% (che risulterebbe tagliata al 20%) si ridurrebbe – per esempio – dagli attuali 139 euro a 136,2 euro con un risparmio di 2,8 euro. Il tutto con un impegno finanziario complessivo per le casse dello Stato stimato attorno ai 20 miliardi di euro.

20 miliardi di nuovo debito (da caricare sulle spalle dei nostri figli e nipoti) per un beneficio all’utenza -come si è visto – sbriciolato in centesimi ed un complessivo apporto positivo al PIL (ovvero alla crescita del Paese precipitata quest’anno del 9%) dello 0,4% nel 2021 dello 0,5% nel 2022.

Né più né meno di un pannicello caldo per l’oggi ma un vero salasso per le generazioni future!

Con queste pre(/pro)messe la navigazione del Governo Conte Bis oltre a non intravedere ostacoli di sorta all’orizzonte  rischia persino di appare lungimirante, se non – addirittura – la migliore da potersi augurare.

Ed è tutto dire…

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