Rivarolo Canavese, 83enne compie una strage/ Uccide figlio, moglie e vicini di casa

- Davide Giancristofaro Alberti

Il dramma vissuto nelle scorse ore da Rivarolo Canavese, dove un pensionato 83enne ha ucciso la propria famiglia e i vicini di casa prima di tentare il suicidio

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Foto LaPresse

Choc a Rivarolo Canavese, in provincia di Torino: l’83enne Renzo Tarabella, pensionato, ha fatto una strage, uccidendo il figlio Wilson, 51enne, affetto da disturbi psichici, quindi la moglie 79enne Rosaria Valovatto, e i due vicini di casa, Osvaldo Dighera, 74 anni, e Liliana Heidempergher. Ha poi rivolto l’arma verso se stesso, cercando di uccidersi, invano. Al momento, come riferisce Repubblica, si trova ricoverato in gravi condizioni presso l’ospedale San Giovanni Bosco, ed è intubato e sedato dopo un’operazione chirurgica di tre ore, ma non sembrerebbe essere in pericolo di vita, in quanto non ha riportato ferite agli organi vitali.

Prima di compiere il folle gesto, l’83enne di Rivarolo Canavese ha scritto due biglietti, su cui si stanno concentrando le indagini dei carabinieri di Ivrea per cercare appunto di capire il perchè di questa strage. “Era disperato, la convivenza è difficile con un figlio disabile”, racconta una vicina di casa, mentre per altri non è da escludere che vi fossero dei forti screzi con i vicini di casa, poi assassinati. Tutte supposizioni ovviamente, e “Voglio parlare con i servizi sociali – ha invece spiegato Graziella, figlia dell’assassino nonché unica superstite della famiglia Tarabella – con chi li seguiva, e capire perché non si sono accorti di quello che stava succedendo”.

RIVAROLO CANAVESE: “QUELL’UOMO SI ERA CHIUSO IN SE STESSO”

“Era autoritario, e fuori di testa da un po’”, ha invece aggiunto Renzo, marito di Graziella, riferendosi al suocero. “Osvaldo aveva detto di essere preoccupato per i Tarabella – ha aggiunto invece l’amministratrice di condominio, Annalisa Menietti – me lo aveva confidato quando ci siamo sentiti l’ultima volta, perché avevano chiuso i rapporti con il mondo, avevano allontanato tutti e vivevano in funzione del loro figlio”. Il sindaco Alberto Rostagno ha proclamato per domenica prossima il lutto cittadino “L’immagine dell’ingresso del palazzo di corso Italia al civico 46, dove si è consumata la terribile tragedia, rimarrà impressa a lungo nella memoria dei rivarolesi. L’amministrazione e la cittadinanza si stringono alle famiglie delle vittime. In un contesto di così grande sgomento, il silenzio ci appare il modo migliore per rispettare il dolore dei famigliari”, mentre, parlando del figlio Wilson: “Il padre aveva deciso di non farlo seguire più dai servizi sociali”. Insomma, una strage che al momento resta inspiegabile, ma alla base vi è senza dubbio un disturbo psichico causato dallo stress e dall’ansia dal vivere una situazione tutt’altro che semplice, molto probabilmente acuita anche dal covid.



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