Roberto Benigni e Nicoletta Braschi in tribunale/ “Calunnie, mai fatti abusi edilizi”

- Emanuela Longo

Roberto Benigni e Nicoletta Braschi in tribunale si difendono dalle accuse di abusi edilizi: “Noi calunniati”, l’udienza a porte chiuse

Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni
Nicoletta Braschi, moglie di Roberto Benigni (Web, 2020)

Si è svolta a porte chiuse l’udienza al tribunale monocratico, che vede imputato per calunnia l’architetto Nicolino Di Battista. Ad essere stati sentiti nella giornata di ieri, sono stati anche Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Baschi (parte offesa). La coppia, come rammenta AdnKronos, si era rivolta al professionista dandogli l’incarico a svolgere i lavori nell’abitazione romana a Villa Appia delle Sirene di proprietà della Braschi. I fatti risalgono al 2013 quando l’architetto Di Battista davanti al Tribunale civile di Roma incolpava proprio la moglie del premio Oscar di aver compiuto abuso edilizio. Nello specifico, scrive AdnKronos, l’imputato “nell’ambito di un procedimento davanti al tribunale civile di Roma su ricorso della Braschi per l’esecuzione di accertamenti tecnici preventivi sull’immobile di sua proprietà, i cui lavori di ristrutturazione venivano a lui affidati in qualità di architetto, in una memoria incolpava, pur sapendoli innocenti” la Braschi e “i funzionari comunali Luca Odevaine e Massimo Miglio di avere concorso in condotte illecite idonee ad integrare il reato di abuso edilizio”.

ROBERTO BENIGNI E NICOLETTA BRASCHI: “NOI CALUNNIATI”

In Tribunale, Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi hanno respinto con forza le accuse ed in particolare l’attore e regista ha spiegato: “Io sono un amico di vecchia data di Veltroni e mai mi sarei sognato di chiedergli un favore, tanto meno illecito. Quanto dichiarato dall’architetto Nicolino Di Battista al tribunale civile di Roma è una calunnia che deve essere punita con una condanna penale”. Ad intervenire anche la Braschi che rispetto alle accuse dell’imputato ha replicato: “Odevaine e Miglio non sono mai venuti nella villa per il cantiere oggetto di processo”. La donna, sentita come parte offesa nell’ambito del processo, ha aggiunto: “Sono venuti nel 2006, una prima volta per una denuncia di abusivismo fatta da mio marito contro il nostro vicino. E una seconda volta per un muro di confine che minacciava di crollare”. Una versione dunque nettamente differente rispetto a quella avanzata da Di Battista.

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