ROCK IN ITALY/ Rawstars e Hernandez & Sampedro: musica dal cuore

- Paolo Vites

Sono italiani, ma suonano come i grandi gruppi rock della California degli anni 70. Sono i Rawstars e Hernandez & Sampedro

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I Rawstars

Mondi antichi, ma allo stesso tempo sempre vivi e attuali, come succede quando la musica è buona. Mondi che collidono, nei due dischi in uscita quasi contemporanea di due band italiane che guardano al classico rock ani 70, ma non solo. Sono Hernandez & Sampedro, da Ravenna, un duo innamorato delle atmosfere acustiche e corali della West Coast californiana dei Seventies, che con il nuovo disco Traces fa un grosso passo avanti: non più duo soltanto, ma vera e propria rock’n’roll band, anzi punk rock come piace dire a loro. Due dischi alle spalle e centinaia di concerti macinati per ogni dove nel nostro paese. Gli altri arrivano da Roma, sono i Rawstars che esordiscono con il disco omonimo. Voce e autore di gran parte dei pezzi un nome che ai fan di Neil Young e CSN dirà qualcosa: Francesco Lucarelli. Il cantautore romano infatti è da tempo uno dei massimi interpreti del repertorio del loner canadese e dei suoi soci, ma anche giornalista e scrittore che si è occupato a lungo di CSNY.

Tutti e due i dischi sono cantati in inglese e presentano del gran buon rock come raramente si sente in Italia, cioè lontano dalle mode e dal mainstream. I Rawstars si rifanno al Neil Young periodo Zuma così come gli Eagles di Hotel California e dintorni, lunghe cavalcate elettriche con un marcato imprinting vocale tipicamente californiano, ben guidati dalla solida chitarra solista di Marco Valerio che in brani dilatati come Paper girl e Don’t lock me down lascia andare il suo strumento in lunghe esplosioni dall’alto tasso emozionale. Watching the show merita una storia a parte. Come racconta Lucarelli, fu scritta ai tempi della guerra in Jugoslavia e, purtroppo, oggi ha  lo stesso valore che aveva allora, soprattutto guardando in TV i volti delle tante persone travolte dalla guerra. La prima versione di questa canzone finì sul sito di Neil Young, in una sezione dedicata alle canzoni contro la guerra “Songs of the times”. I cori, dice, “li avrebbero dovuti cantare Ralph Molina e Billy Talbot (dei Crazy Horse, nda) ma, quando hanno sentito un rough mix con delle voci di riferimento, hanno insistito a non farmele toccare perché erano già belle quelle. Sarebbe stato bello avere anche loro ospiti, soprattutto per una questione romantica, per via dell’affetto che ci lega ma va bene così”.

Grazie alle loro conoscenze maturate in tanti anni di frequentazione del mondo CSN si possono permettere comunque diversi ospiti di lusso come lo scomparso tastierista Mike Finnigan e l’organista Jeff Young, da decenni nella band di Jackson Browne, fino ai polistrumentisti Greg Leisz, già accanto a Tom Petty e a Whiskeytown di Ryan Adams e Jeff Pevar dei CPR di David Crosby. Il risultato è esaltante, come una cartolina spedita fuori tempo massimo dagli anni 70.

Hernandez & Sampedro in questo nuovo disco si presentano più come una party band, grazie a un ritmo serratissimo, a metà strada tra New York Dolls e Creedence Clearwater Revival, anche se loro dicono di far riferimento a “Pearl Jam e tutto il periodo grunge. Ma anche Rem e Social Distorsion che in questo disco si sentono. Il punk che non avevamo mai esternato è venuto fuori”. Le chitarre al limite della distorsione esplodono riff di grande impatto, così la sezione ritmica. Buon esempio ne sono Superstars, irresistibile, o la devastante The sky above the rain che non prende prigionieri, ma il duo trova il tempo anche per ballate acustiche nel loro vecchio stile, come la bella Only you and me e la traccia conclusiva, l’arpeggiata Warm wind che sembra una outtake di CSNY e infine accarezza il jingle gang dei Byrds in Freedom run.







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