ROF 2020/ La cambiale di matrimonio, il primo “gioiellino” di Rossini

- Giuseppe Pennisi

Il Rossini Opera Festival quest’anno ha dovuto ridurre il proprio programma a una sola produzione d’opera: La cambiale di matrimonio

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Foto di scena (© Studio Amati Bacciardi)

Il Rossini Opera Festival ha dovuto modificare drasticamente il proprio programma, come già annunciato su questa testata, per ragioni legate alle regole di distanziamento sociale causate alla pandemia provocata dal Covid-19. In questa stagione estiva viene presentata una sola nuova produzione di opera: La cambiale di matrimonio, abbinata con la breve cantata Giovanna D’Arco. Il pubblico è ospitato nei 99 palchetti (non più di due spettatori per palco) del Teatro Rossini, l’orchestra è in platea (con gli strumentisti appropriatamente distanziati) e il palcoscenico è occupato da un’importante ed ingegnosa struttura piena di praticabili. Oltre a questa opera in atto, il Festival ripropone (come fa da circa trent’anni) Il Viaggio a Reims nella edizione di Emilio Sagi con i giovani dell’Accademia Rossiniana e una serie di concerti. Tanto Il Viaggio quanto i concerti sono all’aperto nella bella Piazza del Popolo.

Potendo ospitare pochi spettatori, la stampa e la critica sono stati il pubblico dell’anteprima del 6 agosto al Teatro Rossini; è stata messa in scena solo La cambiale di matrimonio perché Marianna Pizzolato, che avrebbe dovuto cantare la breve Giovanna D’Arco, era indisposta.

Abbiamo parlato su questa testata de La cambiale di matrimonio l’ottobre scorso, quando l’opera è stata proposta in edizione semi scenica al Teatro di Villa Torlonia co-prodotta dall’Accademia Filarmonica Romana e dal Conservatorio di Santa Cecilia con gli allievi dei loro corsi di perfezionamento. L’edizione presentata a Pesaro è coprodotta con la Royal Opera House di Muscat (dove si vedrà e ascolterà tra qualche mese), sfoggia la regia di Laurence Dale, l’apparato scenico di Gary McCann (che firma anche i costumi), l’orchestra sinfonica Rossini diretta da Dmitry Korchak e i migliori interpreti del repertorio rossiniano.

Pochi ricordano che il primo successo dell’allora diciottenne Gioacchino Rossini si deve attribuire proprio a La cambiale di matrimonio, una farsa in musica che venne rappresentata per la prima volta al Teatro San Moisè di Venezia il 3 novembre 1810. Non è la prima opera che il compositore pesarese scrisse (che fu invece il Demetrio e Polibio, composta nel 1806, poi completata e rappresentata a Roma nel 1812), ma fu la prima a essere messa in scena. Rossini compose La cambiale di matrimonio su libretto di Gaetano Rossi ricavato dall’omonima commedia di Camillo Federici. Ebbe un notevole successo: Rossini sedette al cembalo e concertò tutte le repliche veneziane.

La vicenda – assai semplice, ma in grado di fornire lo spunto per gustose arie e concertati (che rivelano appieno il talento precoce di Rossini) – si svolge nel salotto, “elegante”, della casa del ricco mercante Tobia Mill (Carlo Lepore). Sua figlia, la giovane Fanni (Giuliana Gianfaldoni), è stata promessa in sposa suo malgrado, e dietro la firma di una “cambiale di matrimonio”, al maturo corrispondente americano Mr. Slook (Iurh Samoilov). Fanny è invece innamorata, corrisposta, di Edoardo Milfort (Davide Giusti), amico di famiglia, e, quando Slook giunge entusiasta dall’America per “ritirare la sposa”, i nodi non possono che venire al pettine. La giovane tenta, riducendolo alla commozione, di dissuadere Slook dal procedere all’ “acquisto”, mentre Edoardo – in maniera più spiccia – arriva a minacciare il mercante d’oltreoceano. Quando questi, spaventato, comunica a Tobia Mill di essere intenzionato a rinunciare all'”affare”, viene per tutta risposta sfidato a duello. Il lieto fine – complice anche l’intervento dei domestici di casa Mill, Norton (Pablo Galvez) e Clarina (Martiniana Antonie) – è comunque garantito: Slook girerà la cambiale a beneficio del giovane Edoardo e, con buona pace di tutti, il consueto rondò finale favorirà l’esito felice di chiusura dell’operina.

Rossini teneva a questo lavoro giovanile tanto che ne riprese un brano centrale (Vorrei spiegarvi il giubilo) e lo trasportò pari pari ne Il Barbiere di Siviglia. L’operina è un piccolo gioiello e il Rof l’ha pienamente valorizzata. In primo luogo, ottima la concertazione di Dmitry Korchak, sinora conosciuto soprattutto come tenore lirico di agilità; ha il braccio largo e infonde ritmo all’orchestra. Nel cast primeggia Carlo Lepore, ma tutti e sei sono di ottimo livello. Nell’opera prevalgono i pezzi a più voci e i concertati. E la compagnia è molto affiatata.

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