LAVORO/ Il caso Fiat e la crisi della giunta Alemanno: c’è un filo rosso che li unisce…

Fiat e crisi della giunta di Alemanno: cosa c’entrano due temi trattati dalla stampa come separati e distinti? BRUNO SCONOCCHIA prova a rispondere

19.01.2011 - Bruno Sconocchia
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Il sindaco Alemanno visita un cantiere

Il lavoro e l’occupazione giovanile mai, come in questi ultimi giorni, ha monopolizzato l’attenzione di tutti i mezzi di informazione.
La vicenda Fiat e, da ultimo, l’esito del referendum sull’approvazione dell’accordo tra azienda e sindacati, firmatari dello stesso nonché le recenti dichiarazioni del sindaco Alemanno sul lavoro e i giovani, a conferma dell’impegno assunto precedentemente, per rilanciare l’occupazione, pongono il lavoro su un piano essenziale su cui si verifica un’attenzione rilevante. In sostanza l’immagine ed i contenuti proposti, attraverso i mezzi di informazione, sono stati condizionati da contrapposte impostazioni politiche, economiche e sindacali. Da ciò ne è scaturita un’attesa sull’esito della competizione referendaria, quasi intesa a condizionare l’assetto dell’economia nazionale e la tenuta del sindacato non firmatario dell’accordo.

Tuttavia tali eventi, rimasti confinati in una logica di contrapposizione, di reciproci sospetti, nonché di valutazioni esclusivamente economiche, non hanno in sostanza costituito l’occasione per metter a fuoco il rapporto tra l’uomo e il lavoro, tra lavoratore ed azienda, per valutarne la valenza attuale.
Al di fuori di nuovi auspicati modelli, alla luce del sistema economico attuale, caratterizzato dalla globalizzazione, non si è posto minimamente in evidenza che un obiettivo reale, esistente alla base degli odierni schemi organizzativi industriali, sia quello di riscoprire una prospettiva del lavoro più adeguata ai soggetti che ne costituiscono i termini essenziali.
Una tale consapevolezza sui contenuti del rapporto con il lavoro, non si pone come un risultato derivante dalla mediazione su contrapposte dottrine economiche o rivendicazioni sindacali, ma emerge come l’esito di un percorso, fondato su un’esperienza che l’uomo non può omettere e che si identifica con l’educazione ad esso.

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Il significato che il lavoro può assumere in relazione alle esigenze dell’uomo e al suo destino, prevale sulle nuove formule organizzative aziendali e sulle emergenti relazioni sindacali.
Il criterio caratterizzante tale percorso è quello dell’educazione al lavoro realizzabile dalla scuola media superiore, fino al servizio svolto da tutti i mezzi di comunicazione sociale che possono contribuire, senza pregiudizi o preordinati schemi astratti a realizzare l’obiettivo indicato.

 

Il metodo di realizzazione si identifica con le domande con cui l’uomo si deve interrogare e con l’esperienza su cui si deve misurare, alla luce di quelle strutture originarie che costituiscono la sua essenza.
Solo alla luce di tale percorso sul “perché del lavoro, per chi debba essere svolto e con quali modalità effettuato”, potranno poi essere recuperati parametri di giudizio, fondati sempre su una ragionevolezza, per tendere ad un lavoro che valorizzi sempre di più l’umano.

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