AFGHANISTAN/ Funerali dell’alpino morto, mons. Pelvi: “La pace è sacrificio”

- La Redazione

Si sono celebrati nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Roma i funerali di Luca Sanna, il militare italiano ucciso martedì scorso a Bala Murghab, in Afghanistan.

funerale_alpini_militari_romaR400
Il funerale di alcuni alpini a Santa Maria degli Angeli (Imagoeconomica)

Si sono celebrati stamattina a Roma i funerali di Luca Sanna, il caporalmaggiore dell’esercito italiano ucciso martedì scorso a Bala Murghab in Afghanistan. I canti degli alpini hanno accompagnato il passaggio del feretro, mentre numerose autorità hanno riempito i banchi della chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in piazza della Repubblica. Tra gli altri il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, il presidente della Corte Costituzionale De Siervo, il presidente del Copasir D’Alema, il sindaco di Roma Alemanno. Assente il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, benché la sua presenza fosse stata annunciata.

Sulla bara il cappello da alpino e una rosa deposta dalla moglie, salutata da un commosso Napolitano. Monsignor Vincenzo Pelvi, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, parla nell’omelia del sacrificio dei militari e del significato della missione in Afghanistan. «Nessuno dei nostri militari vuole fare l’eroe – ha detto il vescovo –. Tutti vogliono tornare a casa dalle loro famiglie e dai loro amici. Ma tutti non esitano a porre a rischio il proprio futuro, sapendo che possono dare la vita o rimanere segnati. Questo è il vero eroismo quotidiano della famiglia militare».

CONTINUA A LEGGERE L’ARTICOLO SUI FUNERALI DI SANNA CLICCANDO SULLA FRECCIA

Il prelato ha elogiato Sanna, ricordandone il carattere e le passini: «Era un alpino sempre sorridente – ricorda monsignor Pelvi – che sentiva compiersi misteriosamente in se stesso quell’invito appassionato: volere e fare del bene. La sua morte violenta potrebbe portare a concludere che s’illudeva. Ma egli una simile fine l’aveva messa nel conto, perché uomo a cui il coraggio non mancava; un soldato che affrontava giorno dopo giorno il rischio della vita, lasciandosi invadere dalla benevolenza per i popoli martoriati».

 

Il vescovo si è poi soffermato sul significato della missione in Afghanistan e della «missione di pace» dei nostri militari: «Il dovere di costruire la pace non deve essere confuso con una specie d’inerzia quietistica che è indifferente all’ingiustizia, accetta ogni tipo di disordine, scende a compromessi con l’errore e con il male e cede a ogni pressione per mantenere ‘la pace a qualsiasi prezzo’. Il cristiano sa bene, o dovrebbe sapere bene, che la pace non è possibile in termini simili. La pace esige il lavoro piu’ eroico e il sacrificio piu’ difficile. Esige un eroismo più grande della violenza. Esige una maggiore fedeltà alla verità e una purezza di coscienza molto più perfetta».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori