TEATRO/ “Uno sguarda dal ponte”, a Roma l’opera moderna di Miller

- Alessandro Banfi

Una tragedia siculo-greca ambientata sull’Hudson, con un quasi incesto e una spruzzata di omosessualità, sempre robe da educande se paragonate ai costumi attuali. ALESSANDRO BANFI ha visto per i lettori del Sussidiario l’opera di Miller in scena a Roma.

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Foto: Imagoeconomica

La prima è stata martedì sera, prima europea per un’opera lirica sui generis, libretto scritto da Arthur Miller insieme ad Arnold Weinstein e messa in note dal musicista contemporaneo William Bolcom. Titolo: Uno sguardo dal ponte. Grande musica e grande teatro nel cuore di Roma, per celebrare un’epopea italiana nel cuore di New York.

Sì perché il ponte del titolo è quello di Brooklyn, il quartiere inizialmente dominato dagli emigranti italiani, soprattutto fra il 1900 e il 1920. L’epopea è quella dei nostri connazionali approdati nel Nuovo Mondo e subito innamorati di quella baia atlantica dove sorge la Grande Mela.

Canta all’inizio il giovane protagonista Rodolpho (non a caso come Rodolfo Valentino): «Ho visto foto di Milano e di Roma, ma non c’è confronto con le luci di New York. Ho visto il nostro mare e i nostri monumenti, il nostro grande hotel in cima alle colline, ma da quando ero bambino sogno delle notti di New York, e le luci di New York».

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La scenografia, precisa e perfetta (l’autore, Santo Loquasto, è il preferito di Woody Allen) ci restituisce nei pochi metri del palco la sensazione della metropoli americana. La musica, nonostante lo scetticismo che sempre accompagna gli autori contemporanei, è comprensibile e a tratti affascinante. Il libretto, riadattato da una tragedia teatrale di Miller, è potente nella narrazione e nella vena lirica.

 

La storia si snoda nel chiuso di una famiglia di italiani a Brooklyn che affittano camere anche ai clandestini. Lo zio Eddie contrasta l’amore della nipote Catherine per il giovane Rodolpho (clandestino) appena arrivato dalla Sicilia. Alla fine i due promessi sposi ce la fanno, a costo della morte dello stesso Eddie.

 

Una tragedia siculo-greca ambientata sull’Hudson, con un quasi incesto e una spruzzata di omosessualità, sempre robe da educande se paragonate ai costumi attuali… Comunque complimenti al Teatro dell’Opera di Roma che si è assicurato una opera così eccentrica e allo stesso tempo popolare. Qui il prossimo grande appuntamento è per il 17 marzo, quando l’Italia si fermerà per festeggiare i 150 dell’unità e al Teatro dell’Opera, la sera, verrà eseguito il Nabucco di Giuseppe Verdi.

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