LA STORIA/ Vi racconto l’impresa di trasformare il “rifiuto” in una risorsa

- La Redazione

ALESSANDRO BELLOMO, della Intereco servizi, racconta al Sussidiario che “quella del Lazio è una situazione esplosiva”, e spiega la ricetta per disinnescarla

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Un impianto di smaltimento rifiuti (foto: Imagoeconomica)

«La situazione nel Lazio è potenzialmente esplosiva. Roma dipende dalla discarica di Malagrotta. Per ora va tutto bene, ma bisogna tenere presente che Malagrotta è oggetto di accanimento terapeutico. Di norma, avrebbe dovuto chiudere anni fa. Se fosse costretta a farlo oggi, le strade di Roma potrebbero diventare come quelle di Napoli».
Alessandro Bellomo è il Direttore commerciale dell’Intereco servizi, interessante realtà del mondo dell’imprenditoria romana, con i suoi dieci milioni di euro di fatturato annui e gli ottanta dipendenti. Un’azienda si occupa della gestione e dello smaltimento dei rifiuti, sia ordinari che industriali, di difficile smaltimento. Sono tra quelli che stanno dietro al dibattito, spesso ritenuto così distante dalle cose concrete, sulla raccolta differenziata.

Ma non è solo un discorso di pulizia dell’ambiente in cui viviamo: «La raccolta differenziata crea valore». Un concetto che va approfondito. «Un sindaco il cui comune produce 100 chili di immondizia paga, facciamo un esempio, 100 euro alla discarica. Se impiega 4 persone che si occupano della differenziata consegna 40 chili alla discarica spendendo 40 euro. Poi spende 40 euro per gli stipendi, e ha già risparmiato 20 euro. In più, i materiali riciclabili sono vendibili, per cui potrebbe ulteriormente risparmiare».
Un’operazione complessa, verrebbe da dire, che Bellomo spiega invece con molta semplicità: «Se in un supermercato arriva un pancale con tre quintali di fette biscottate, potenzialmente nulla finisce in discarica: il pancale è legno, gli imballaggi, carta e plastica, sono riciclabili, le fette si mangiano».

Per cui la differenziata genera un valore aggiunto, e «ha un impatto occupazionale notevole per le categorie svantaggiate e per i giovani». La Intereco dà lavoro a molti lavoratori stranieri: «Tanti dei nostri autisti e operatori sono stranieri, molti i romeni. Tutti in regola, con contratto a tempo indeterminato. Inoltre i nostri dirigenti hanno in media quaranta anni, e stiamo selezionando dei giovani come operatori sul territorio».

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Un business potenziale, come ben sanno dalle parti di Intereco, che fatica ad essere compreso dalle istituzioni. «I rifiuti sono un elemento ineliminabile delle attività produttive. Mancano sì nuovi impianti di smaltimento, e questa è una parte del problema. Ma manca soprattutto una pianificazione seria, perché creare un sistema efficiente non è semplice, richiede impegno e pianificazione. Manca un’attenzione dei cittadini, perché c’è poca comunicazione, e le istituzioni percepiscono il settore come generalmente privo di convenienza economica».

 

Il problema della mancata pianificazione e della scarsa informazione è stato quello che ha generato la situazione disastrata della Campania. «Per lo smaltimento dell’amianto, di cui ci occupiamo, dobbiamo riferirci agli impianti tedeschi. Raccogliamo tutto nei nostri centri di smistamento, e poi mandiamo tutto in Germania». Questo perché nel Lazio non ci sono strutture attrezzate, e le poche italiane lavorano già a pieno regime. «E dire – spiega Bellomo – che per rendere inerte definitivamente l’amianto basta “impacchettarlo” e seppellirlo sotto terra».

 

Ma di spazio per le imprese volenterose ce n’è: «Abbiamo una grande voglia di crescita in questo settore». Basterebbe credere nella possibilità di «creare una filiera produttiva virtuosa».
Intereco è nata a partire proprio dall’intuizione di due aziende che hanno investito i propri soldi facendo una valutazione di quel di cui c’era bisogno nella realtà produttiva e sociale del territorio in cui operavano. «Nel 2009 le due aziende Ecocentro e Interconecologia si sono fuse in un’unica realtà. La prima aveva impianti di smaltimento di rifiuti industriali pericolosi, mentre la seconda si occupava di rifiuti organici».

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Aziende come l’Intereco seguono i propri clienti dal punto di vista tecnico, ma anche da quello burocratico e normativo. Fra poche settimane entrerà in vigore il Sistri, il sistema di monitoraggio informatico previsto dal ministero dell’Ambiente. Da un lato semplificherà le procedure, dall’altro renderà le scadenze più tassative e giustificate nel dettaglio. «Per questo – spiega Bellomo – occorre supportare soprattutto le piccole e medie imprese».

 

Nel comune di Roma «l’Ama, con i quali abbiamo un buon rapporto e lavoriamo proficuamente, sta facendo molto». Ma potrebbe fare molto di più, sia dal punto di vista dell’organizzazione e dell’informazione, che da quello dei pagamenti. «Il contratto con le imprese private prevede un pagamento a 220 giorni». Che con i ritardi burocratici spesso si allungano ulteriormente. I lavori che le aziende come Intereco svolgono oggi, sui quali investono tempo e risorse, vengono pagati anche dopo un anno.

 

Nonostante le innegabili difficoltà, realtà produttive come quella della Intereco sono testimone evidente di come pubblico e privato possano creare sinergie vincenti in settori di comune interesse, rispondendo ad esigenze reali. «Oggi l’Intereco segue grandi enti istituzionali come la Camera dei Deputati, o l’Enel, come anche piccoli artigiani e commercianti al dettaglio». Una filiera produttiva virtuosa. E ben pianificata.
 

(Pietro Salvatori)

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