POLEMICHE/ 3. Sposetti (Pd): perché la storia del Pci interessa ancora molti giovani?

- int. Ugo Sposetti

UGO SPOSETTI spiega che la mostra sul Pci non è un’operazione nostalgica: “I giovani hanno bisogno di conoscere la storia per potercisi confrontare”

comunisti
Una manifestazione di comunisti (foto: Imagoeconomica)

A Roma i settant’anni della storia del Pci, che si snodano lungo il percorso proposto dalla Fondazione Gramsci e dal Centro Studi di Politica Economica presso la casa dell’architettura, continuano a far parlare di sé.  Il riconoscimento ottenuto con il logo per i 150 dell’unità d’Italia rappresenta la presa di coscienza del fatto che la valenza storica dell’allestimento centra appieno il significato della portata dell’esperienza del Partito comunista nella fondazione dell’Italia contemporanea. Fatti della storia, quindi, ma anche fatti di vita, di un passato tutt’altro che remoto e che ancora segna in un certo qual modo la vita politica e sociale attuale.

Ugo Sposetti, tesoriere dei Democratici di Sinistra fino al loro scioglimento, senatore della Repubblica nella X e XI legislatura e membro della Camera dei deputati nella XV e XVI legislatura, tra i principali curatori e promotori della mostra, testimonia cosa possa significare esser stato parte viva di quelle fondamenta che l’esposizione racconta.

Con che stato d’animo si trova ad essere in prima linea in un progetto che rivendica un carattere storico, ma che allo stesso tempo costituisce un pezzo della sua storia e parte del suo patrimonio culturale e politico?

Avendo fatto il tesoriere, l’approccio è stato fin in origine quello di chi deve rendere conto di un lavoro svolto. Quando due anni fa con la nascita del Pd  fu necessario ritenere conclusa l’esperienza del Pc, del Pds e del Ds, fu altresì necessario tirare le fila, e con ciò anche rendere conto dell’archivio. Tuttavia, nel rapporto con una storia conclusa, la preoccupazione maggiore era quella di non fare una mostra di nostalgia: vivere la storia del ‘900 è una lezione di storia, e come tale va affrontata.

In contrasto con un panorama politico attualmente in subbuglio, come può valere il motto “la storia insegna”? 

Tra la storia e la contemporaneità c’è un abisso, ma tra i giovani è percepibile un fortissimo bisogno di conoscere la storia per potercisi confrontare. Questi momenti, i dibattiti, aiutano a capire che il percorso dei popoli non è lineare: passioni, vittorie, sconfitte. Bisogna saper perdere e vincere, affermazione valida in senso pedagogico. A dimostrazione di ciò il fatto che l’Italia dopo il fascismo ha saputo mettersi al lavoro, e le forze in gioco hanno prodotto una delle migliori costituzioni del mondo occidentale.

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Come può dirsi utile nella contemporaneità far emergere una verità come quella del Pci, anche a costo di scatenare polemiche?

 

Le polemiche avrebbero potuto esserci nel caso in cui fosse incorsa una qualche omissione nel trattamento dei materiali e quindi nell’orientamento dell’esposizione. Ma i documenti ci sono tutti: ci sono i Quaderni del carcere di Gramsci, ci sono i documenti di Yalta, per citare due esempi. Nulla è stato omesso. Ci sono stati dibattiti, ma tutto viene storicizzato, ed in quanto tale offre la possibilità di essere giudicato nell’ottica dell’oggettività storica.

 

Qual è il giudizio complessivo sulla risonanza che la mostra ha generato: l’effetto cercato è stato raggiunto o meno

 

La riuscita ha superato nettamente le aspettative. Le preoccupazioni maggiori, circa l’allestimento, i dettagli, le immagini, sono scomparse con le prime reazioni del pubblico. Ottenere il riconoscimento dei 150 anni ha presupposto un giudizio, ultimamente positivo. Lo conferma il successo che l’altissima affluenza di visitatori dimostra.

 

(Caterina Gatti)

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