INDIGNATI/ Roma, il racconto della giornata di violenza

- La Redazione

Ieri nella capitale non si è indignato nessuno, perché non ce ne è stato il tempo. Il corteo dei manifestanti si è presto trasformato in violenza cieca, che ha investito la città

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Foto Ansa

Roma. Ieri nella capitale non si è indignato nessuno, perché non ce ne è stato il tempo. Il corteo dei manifestanti arrivati da tutto il Paese per protestare contro gli effetti della crisi economica si è presto trasformato in una violenza cieca, che ha investito la città in pochissimo tempo. Roma è stata letteralmente messa a ferro e fuoco da centinaia di black blocs che hanno lasciato il corteo pacifico e hanno fatto scattare gli scontri contro forze dell’ordine che con molta difficoltà hanno tentato di arginare l’ondata di violenza. Per due ore, in piazza San Giovanni, sembrava che la situazione stesse per sfuggire di mano da un momento all’altro, con manifestanti violenti sparsi intorno alla basilica armati di petardi, sanpietrini, spranghe e bulloni da lanciare contro gli agenti in tenuta antisommossa. Questi ultimi hanno tentato la prima carica, ma è stata respinta, scatenando una reazione ancora più violenta che si è abbattuta su un camioncino dei carabinieri, che dopo pochi minuti già era dato alle fiamme. Fortunatamente i due agenti all’interno hanno avuto il tempo e il modo di uscire prima che il mezzo prendesse fuoco.  Le forze dell’ordine ripiegano così verso via Emanuele Filiberto, mentre già si cominciano a contare feriti e danni a edifici e automobili in sosta, mentre qualche ragazzo passa per strada con le mani in volto coperto di rivoli di sangue. La protesta comincia male, ma lo si poteva immaginare. Tra i manifestanti pacifici, cominciano a spuntare giovani vestiti di nero e coperti da caschi, bandane e passamontagna. Il loro scopo, con ogni probabilità, era quello di guadagnare la testa del corteo, per poi scavalcarlo e puntare subito verso San Giovanni. Infatti, verso la metà della manifestazione, cominciano i primi scontri verso via Labicana dove i blackbloc apparsi dal nulla e di cui ancora non si conosce bene la provenienza, decidono di incendiare automobili e cassonetti dei rifiuti. Il resto del corteo capisce che la manifestazione sta prendendo una brutta piega, e opta per lasciar stare, così si vedono le prime bandiere scendere e i manifestanti pacifici svoltare verso il Circo Massimo.

In piazza San Giovanni scoppia invece il caos, come Atene, come il G8. I violenti creavano barricate con le transenne, strappavano i sanpietrini dalla strada per poterli lanciare e davano fuoco a tutto ciò che incontravano. Mentre accadeva tutto questo, altre persone si trovavano sulla scalinata di piazza San Giovanni con le mani alzate: erano i manifestanti pacifici che, rimasti incastrati senza poter lasciare il luogo della violenza, hanno voluto comunque distinguersi dai violenti che intanto davano fuoco alla capitale.

 

 



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