IL CASO/ Il maestro D’Orta: ragazzini maleducati? Colpa della famiglia, ma non solo…

- int. Marcello D'Orta

Uno studio rivela che i bambini romani e milanesi sono quelli più maleducati e disprezzati dalle strutture alberghiere d’Europa. Ne parliamo con lo scrittore MARCELLO D’ORTA

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I ragazzi romani sono i più maleducati d'Europa (Fotolia)

Roma. Uno studio dell’associazione “’Donne e qualità della vita”, condotto su un campione di cinquecento albergatori europei, rivela che i bambini italiani sono quelli più maleducati e disprezzati dalle strutture alberghiere del continente. In particolare, il 66% dei giovani sotto i 18 anni in vacanza risulta maleducato, incivile, irrispettoso e spesso anche molesto. Gli albergatori denunciano nel 20% dei casi le corse nei corridoi e nella hall, nel 17% i danni alla struttura e nel 15% la maleducazione e i capricci a tavola. Secondo lo studio, i ragazzini più maleducati d’Italia sono proprio i romani, a pari merito con i milanesi. Seguono poi i napoletani, i bolognesi, i baresi e i palermitani. Tra i più educati compaiono invece i giovani fiorentini e umbri, seguiti dai veneziani. Nel resto d’Europa, i bambini che ogni albergatore vorrebbe ospitare sono quelli svedesi, sempre educati e rispettosi, seguiti dai danesi, gli svizzeri e gli irlandesi. IlSussidiario.net ha chiesto un parere a Marcello D’Orta, autore del best seller “Io speriamo che me la cavo”«Questi dati non sono una novità, ma una conferma: già nel 2002, quindi quasi dieci anni fa, è stata fatta un’altra ricerca dall’Ipsa (Istituto italiano di studi interdisciplinare) e dall’associazione inglese Eppa (European Psychoanalytic and Psychodynamic Association), da cui risultò che i bambini italiani erano i più maleducati d’Europa. Sembra quindi che a distanza di dieci anni non sia cambiato niente, ma l’aspetto veramente interessante di quella ricerca che quest’altra non sembra invece analizzare è che il 38% dei genitori di questi ragazzi maleducati non aveva insegnato loro una corretta educazione, un altro 38% non aveva insegnato loro come comportarsi a tavola e l’85% del totale dei genitori non aveva insegnato ai figli a rispettare i luoghi di culto diversi dai propri. A Napoli abbiamo un colorito modo per definire queste situazioni, cioè “O pesce fete d’ ‘a capa”, cioè “il pesce puzza dalla testa”: lo dice anche la parola stessa, “maleducati”, che quindi non sono stati educati in maniera corretta, evidentemente dai genitori. Con questo non voglio scaricare tutta la colpa sui genitori, perché sarebbe un errore, in quanto ci sono tanti ragazzi maleducati che invece sono stati educati benissimo. Può sembrare un paradosso, ma non è così perché, anche in base alla mia esperienza personale, conosco persone che pur avendo ricevuto una buona educazione, poi per un motivo o per un altro si dimostrano molto maleducati».

Marcello D’Orta ci racconta poi un suo ricordo di quando era un ragazzo: «Io sono nato in un vecchio vicolo della città di Napoli, e sopra la nostra abitazione viveva una famiglia con tre figli, che avevano tutti ricevuto la stessa educazione: uno di questi ragazzi, tranquillo e pacato, aprì un negozio di stoffe e si sposò presto. Un altro aveva frequentato per un periodo breve dei giri malavitosi ma presto rientrò in carreggiata, mentre il terzo divenne un vero e proprio criminale. Questo per dire che spesso i genitori hanno grandi responsabilità nel’educazione dei figli, ma molte volte sono incolpevoli, perché c’è un qualcosa in questi ragazzi che li fa cambiare. Non dimentichiamo poi che nei giovani esiste una specie di “corporativismo”, per cui se un ragazzo fa una determinata cosa, per quanto possa essere negativa, per uno spirito d’emulazione anche il ragazzo più tranquillo e pacato tende a fare la stessa cosa, o comunque ne subisce una sorta di fascino. Non a caso questa ricerca è stata fatta prendendo come campione gli albergatori, e questo fa riflettere perché negli alberghi ci vanno spesso gruppi di ragazzi, e basta che uno o due di questi facciano una cosa, per essere presto seguiti e imitati. Nei miei tanti anni di insegnamento ho fatto tante gite scolastiche, e ho visto che qualsiasi ragazzo può letteralmente trasformarsi, e lasciarsi andare ad azioni che normalmente non farebbe. Questo perché la scuola viene ancora vissuta come un luogo di costrizione, anche se meno rispetto al passato. E se i ragazzi sentono questa realtà come ostile o lontana, occasioni come  la gita scolastica diventano momenti liberatori, in cui si può fare tutto ciò che a scuola e in famiglia è vietato. La maleducazione è quindi relativa alla realtà che stanno vivendo in quel preciso momento, e molti giovani, in altre situazioni, risultano invece dei ragazzi modello».

 

(Claudio Perlini)



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