IL CASO/ La Manna (Centro Astalli): il piano nomadi? Bene se può salvare delle vite

500 rom verranno presto trasferiti presso il nuovo campo nomadi allestito dalla giunta Alemanno lungo la via Appia, ma i cittadini di Ciampino protestano. Ne parliamo con GIOVANNI LA MANNA

11.11.2011 - int. Giovanni La Manna
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Un incendio in un campo nomadi

Roma. Cinquecento rom verranno presto trasferiti presso il “villaggio della solidarietà”, il campo nomadi allestito dalla giunta Alemanno lungo la via Appia, in zona “La Barbuta”, ma i cittadini di Ciampino non ci stanno e ieri sono scesi in strada, sul piazzale del municipio, per protestare e ribadire il loro no a questo arrivo. Il sindaco di Ciampino, Simone Lupi, sostiene che il campo, che si trova a due passi dall’aeroporto Pastine, non sia ancora pronto, nonostante il Comune di Roma lo abbia dichiarato già bonificato. Il primo cittadino denuncia la presenza di rottami, copertoni e carcasse di auto, e proprio per questo ha rivolto una formale richiesta «di intervento alla Asl Rm/B e all’Arpa Lazio per verificare i possibili danni all’ambiente e alla salute dei cittadini». Inoltre, continua Lupi, nonostante la grave situazione in cui verserebbe il campo, «l’amministrazione capitolina ha comunque deciso di procedere all’installazione dei container»: si tratta di 116 prefabbricati divisi in tre tipologie da 24, 32 e 40 metri quadrati destinati a famiglie composte rispettivamente da 4, 6 e 8 persone. Una scelta questa che il Campidoglio ha da tempo inserito nel cosiddetto «piano nomadi», che prevede lo smantellamento di tutte le realtà abusive della capitale e la realizzazione di pochi campi autorizzati e controllati. Il sindaco di Ciampino vuole inoltre far notare l’incompatibilità «tra ambiente e “villaggio della solidarietà”, che non può sorgere su un territorio con vincolo archeologico e su una falda acquifera, con annessi materiali altamente tossici e pericolosi per qualsiasi essere umano. È impensabile costruire le fondamenta di un edificio senza aver prima verificato e messo in sicurezza il territorio sottostante da adibire a insediamenti abitativi». Il presidente del X Municipio Sandro Medici cerca di smorzare i toni: «Nel negoziato con la prefettura abbiamo ottenuto alcune garanzie tra cui l’assicurazione che nell’insediamento della Barbuta non arriveranno più di 500 persone. Tutte provenienti da comunità che dovranno essere in amicizia con chi già vive nell’insediamento, gente autosufficiente e che vuole restare nelle roulotte». Giovanni La Manna, intervistato da IlSussidiario.net, è il presidente del Centro Astalli, che da oltre trent’anni offre servizi di accoglienza per i rifugiati:«Credo che questa protesta nasca da un contesto e da un clima culturale di chiusura che purtroppo è andato creandosi in Italia nei confronti dello straniero. Posso comprendere la paura dell’”altro” da parte dei cittadini, ma è una paura che deve essere assolutamente superata ed è necessario andare incontro e conoscere le persone che ospitiamo e che cerchiamo di aiutare. E’ necessario aprirsi all’accoglienza, che non deve essere negata a nessuno, per il rispetto della sua dignità e dei suoi diritti. Il livello culturale deve aiutare i romani, ma anche tutti gli italiani, ad andare oltre la paura e a conoscere queste persone che arrivano nel nostro Paese alla ricerca di una vita migliore». Lamanna commenta poi il “piano nomadi” messo in campo dal Comune: «A Roma assistiamo purtroppo a terribili episodi di cronaca in cui sono spesso coinvolti giovani ragazzi o intere famiglie che perdono la vita a causa di condizioni di vita spaventose. Quindi un piano che si preoccupa di mettere in sicurezza un campo e che può offrire maggiore dignità e rispetto a queste persone mi vede senza dubbio favorevole.

E’ importante intervenire in situazioni lasciate da troppi anni allo sbando, perché i rom ci sono sempre stati e non sono mai stati considerati veramente, e la volontà di mettere mano a una situazione del genere merita attenzione. Certo è necessario capire prima se quello che vuole essere attuato sia in linea con il rispetto della dignità e il rispetto delle persone, ma credo che già il fatto di averci pensato rappresenta un primo passo doveroso. Non è più possibile confondere la vera accoglienza con accampamenti abusivi dove ogni giorno persone di ogni età rischiano la vita, e proprio su questo è importante intervenire». Riguardo ai container previsti per l’accoglienza, il presidente La Manna spiega che «l’importante è che non si faccia l’errore che è stato fatto a Lampedusa dove, in un centro che poteva contenere un numero ridotto di persone, alla fine ne sono entrate tantissime per lunghi periodi. Tutti abbiamo avuto modo di vedere le immagini di quei luoghi in cui l’esasperazione ha riguardato sia gli isolani sia coloro che, dopo aver avuto la fortuna di arrivare in Italia, si sono ritrovati senza un’adeguata accoglienza. Spero solo che chi sta proponendo di accogliere questi rom nei container abbia il buon senso di offrire spazi più piccoli a poche persone e spazi più ampi a famiglie più numerose». In conclusione, Giovanni Lamanna ci spiega che nel nostro Paese la situazione riguardo l’accoglienza «è insofferente, un po’ per causa della crisi economica, ma anche per mancanza di una volontà riguardo l’accoglienza. In particolare, Roma ha una fitta rete di accoglienza formata da tante realtà che nel quotidiano si mettono in gioco per offrire adeguati servizi, e sotto questo punto di vista la capitale si salva rispetto a tante altre città italiane. Ma se in città esiste questa rete è anche perché il Comune di Roma manifesta una sensibilità nei confronti di chi ha bisogno di una dignitosa accoglienza».

 

(Claudio Perlini)

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