CRISI/ Tagliavanti (Cna): ecco perchè portiamo in piazza tutti quei “signor nessuno”

La Cna di Roma e Lazio, guidata da LORENZO TAGLIAVANTI, scende in piazza lunedì prossimo con la manifestazione “Le voci della crisi”, per lanciare un importante allarme riguardo le imprese

21.11.2011 - int. Lorenzo Tagliavanti
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A Roma chiudono sette negozi ogni giorno (Foto Ansa)

Roma. La Cna (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) di Roma e Lazio scende in piazza lunedì prossimo con la manifestazione “Le voci della crisi”, per lanciare un importante allarme: nella capitale ogni giorno chiudono sette attività commerciali a causa della crisi, i consumi a famiglia sono diminuiti del 2,2 per cento e nell’artigianato le nuove iscrizioni sono crollate del 37,5. Per questi motivi commercianti e piccoli e medi imprenditori si ritroveranno lunedì alle 11 in piazza Farnese per discutere dell’attuale situazione, cercare valide soluzioni per uscire insieme dalla crisi e, simbolicamente, restituire le chiavi delle loro attività. Inoltre, verrà lanciata la raccolta firme a sostegno di un “manifesto per salvare l’Italia” e di un documento sulle proposte per il Lazio. Ci parla della delicata situazione attuale e di questa iniziativa lo stesso direttore del Cna di Roma e Lazio, Lorenzo Tagliavanti, intervistato da IlSussidiario.net: «Vorrei inizialmente fornire alcuni dati per capire il livello di crisi economica a Roma e nel Lazio, al netto di quella nazionale: il 38% delle imprese di nuova costruzione sono ferme, i consumi delle famiglie si sono ridotti del 2,2% e abbiamo registrato il blocco praticamente totale dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese. La Regione Lazio il 14 settembre ha comunicato che non avrebbe più effettuato pagamenti, e ora deve sette miliardi alle imprese, mentre circa tre ne deve il Comune. C’è un blocco nel sistema dei finanziamenti e in questo momento a Roma ci sono tre banche che non fanno più finanziamenti chirografari. Tutte queste cose sommate fanno capire che per il sistema delle imprese romane, fatto per il 97,4% da piccole e medie imprese a gestione familiare che da tre anni hanno probabilmente i costi superiori ai ricavi, la situazione si è fatta molto difficile. La manifestazione di lunedì, “Le voci della crisi”, serve a portare in piazza, il luogo di tutti i cittadini, diversi imprenditori che racconteranno attraverso la propria esperienza come stanno vivendo la crisi economica. Lo facciamo perché abbiamo visto che politici, istituzioni, politici e sindacalisti parlano della crisi ma nessuno chiede mai all’imprenditore, meno che mai a quello piccolo, come sta andando.

Eppure da questi piccoli imprenditori, questi “signor nessuno”, dipende il destino dell’Italia, perché la possibilità di ripresa del nostro Paese è in mano a queste realtà quasi invisibili. Quindi, o questi piccoli imprenditori si sentono all’interno di un contesto che possa farli ripartire, oppure noi tutti pagheremo carissimo la loro depressione e il loro pessimismo, perché significa che l’Italia, al di là degli sforzi, non riuscirà a uscire da questa situazione critica. La nostra manifestazione si chiama proprio “Le voci della crisi” perché vogliamo raccontare queste storie e questa gente; inoltre ci saranno numerosi gazebo, ognuno diviso per attività economica, come edilizia, trasporto e commercio, dove metteremo su un lato i numeri della crisi di questi settori, e sull’altro invece le proposte che gli imprenditori faranno per uscire dalla crisi». Riguardo al nuovo governo, Tagliavanti afferma che «Monti ha fatto una cosa che in Italia non è mai stata fatta, cioè incontrare non solo ben 45 partiti, ma anche il mondo dell’impresa. Secondo me questo è un buon passo in avanti, perché fa capire che la politica e le istituzioni devono anche tenere conto delle proposte vengono dal mondo dell’impresa, e questo a mio parere è anche scevro dalle varie ripicche politiche, perché la voce che viene dal mondo dell’impresa è una voce concreta, autorevole, dove la stessa politica avrà difficoltà a sottrarsi. Noi porteremo lunedì in piazza un simbolo, rappresentato dalle chiavi degli imprenditori, che metteremo in una grande cesta. Le chiavi hanno principalmente due significati: il primo è negativo, cioè che se il mondo dell’impresa non si avvia verso lo sviluppo, saremo costretti a chiudere le nostre botteghe e le nostre attività. Ma c’è anche un significato positivo: se si fa coesione e se si punta su di noi, avremo la chiave di volta per una nuova fase economica e di sviluppo».

 

(Claudio Perlini)

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