MAXXI/ Gianna Nannini inaugura la mostra di Michelangelo Pistoletto

- La Redazione

Gianna Nannini inaugura la mostra di Michelangelo Pistoletto al Maxxi di Roma, “Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti, 1956-1974”, cantando il suo inno alla vita Mama

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Foto: Ansa

Gianna Nannini inaugura la mostra “Michelangelo Pistoletto: Da Uno a Molti, 1956-1974”, un’esposizione che affronta il percorso artistico del maestro piemontese, cantando il suo inno alla vita, ‘Mama’. Non dice una parola la rocker neomamma, risuonano i versi “Mama che mi hai dato il paradiso, sul tuo corpo il mio infinito” e ancora “mama mi cerchi all’infinito, sei arrivata con un grido e ti ho dato il paradiso” e poi i vagiti della neonata Penelope, incisi per l’occasione (Michelangelo Pistoletto più tardi ha spiegato: “Pare che la bimba piangesse in La”) e sale le scale del Maxxi, cantando ancora a cappella il brano di Kurt Weill, ‘Moon in Alabama’, in cui si racconta delle madri che finito il latte davano da bere il whisky ai propri figli.

Gianna Nannini, infatti, ha collaborato con Pistoletto a un’installazione audio in mostra al Maxxi, nata nel 2006 sviluppando il progetto ‘Il Terzo paradiso’, inno alla procreazione che pone la donna al centro di tutto, e che avrebbe esercitato un’influenza decisiva nelle scelte della cantante stessa: “E’ stato il mio Terzo Paradiso a convincere Gianna Nannini a diventare mamma”, afferma Michelangelo Pistoletto.
La mostra vuole affrontare il percorso artistico di Pistoletto uno tra gli artisti italiani viventi più rilevanti a livello internazionale, tra i fondatori dell’Arte Povera, considerato negli Stati Uniti un anticipatore delle pratiche artistiche di partecipazione.

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L’esposizione è divisa secondo tre gruppi principali: i Quadri specchianti e i Plexiglass sono esposti insieme rispettando il raggruppamento concettuale così come era stato concepito in origine dall’artista , mentre gli Oggetti in meno, gli Stracci e le opere della serie Luci e riflessi, sono allestiti in un unico ambiente.
La mostra vuole mettere in luce soprattutto gli esordi dell’artista piemontese, l’individuazione del quadro specchiante come cifra della propria arte e visione del mondo, coniugando attraverso la pittura le esperienze dell’informale e dell’espressionismo astratto.



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