SICUREZZA/ Oltre la politica dell’emergenza, ricostruire la società alla base

Quella degli stupri è l’ultima “emergenza” per una città condannata a passare da un allarme all’altro. MAURIZIO AMOROSO prova a guardare oltre, ripartendo dalle parole del card. Vallini.

09.03.2011 - Maurizio Amoroso
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Foto: Imagoeconomica

L’avvio di una fase nuova. Con il varo della nuova giunta e la chiusura degli Stati Generali, Roma è pronta a voltare pagina e a cambiare marcia. C’è da superare quella che è stata definita la “gestione emergenziale” della città, c’è da restituire spessore e ambizione al ruolo della Capitale. Ci sono insomma da affrontare i problemi di sempre, oltre alle antiche e alle nuove emergenze: il lavoro, la sicurezza, la famiglia, la pulizia, il decoro, i trasporti. Il sindaco Alemanno non è un uomo facile, ha un carattere ruvido e impetuoso. Ma è anche uomo esperto di scalate e crepacci e sa che in gioco c’è il bilancio di una stagione politica e che i tempi sono difficili e stretti.

L’occasione di poter ripartire e dare una nuova, decisiva spinta alla ripresa, non solo economica, della città non va insomma sprecata, anche per poter affrontare meglio le sfide della quotidianità. L’ultima, quella degli stupri, si è rivelata in questi giorni poco fondata. La falsa aggressione denunciata dalla turista spagnola dietro piazza di Spagna deve far riflettere tutti, a cominciare dai politici, su come certe notizie vengono veicolate e cavalcate a seconda delle convenienze. Perché, oltretutto, i danni che questa vicenda ha diffuso in tutto il mondo sull’immagine di Roma sono enormi. E sarà difficilissimo recuperarli. Ma, almeno, la scoperta che si tratta di una avventata invenzione dimostra che Roma non è la città selvaggia e brutale che qualcuno aveva cominciato a descrivere.

Se non c’è una emergenza sicurezza, resta però l’allarme per quella che il cardinal Vallini ha chiamato la «società liquida», cioè la diffusa concezione culturale che porta a vivere «l’atteggiamento, assunto orami come principio, della “revocabilità permanente” delle scelte e dei legami stabili. Né vanno dimenticati – diceva ancora il cardinal Vallini – gli episodi, talvolta molto gravi, di intolleranza, di discriminazione e di violenza che deturpano il volto di Roma, città accogliente e universale, e manifestano un disagio profondo nella cittadinanza».

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Il cardinal Vallini ha ragione. Lo dimostra la terribile violenza denunciata da una donna di 32 anni, sotto custodia, in una caserma dei carabinieri del Quadraro. Un fatto gravissimo anche se non si accertasse il reato, come ha detto bene il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Un fatto che dimostra, sempre di più, che la città ha innanzitutto bisogno di un cuore, di un’anima, di una identità. Insomma di una educazione che non la faccia scivolare verso il nichilismo e la violenza gratuita.

 

Dinanzi alla realtà che cambia e alla fatica del quotidiano, si tratta allora di offrire motivi di speranza, di aiuto e di sostegno nelle difficoltà morali e materiali, spazi di accoglienza e di ascolto, proposte culturali positive, che ridiano un’anima alla città, attingendo alla linfa delle radici millenarie della sua storia “plasmata dal diritto antico e dalla fede cristiana”.

 

Perché, sì, è giusto ed è oltremodo necessario progettare grandi opere, costruire nuove infrastrutture, favorire il rilancio dell’economia. Ma per ricominciare davvero a sperare nel futuro, per rimettere insieme un tessuto sociale lacerato, bisogna pensare anche alle sue basi, alle fondamenta. Insomma – ricordando la frase, famosa, pronunciata da papa Giovanni Paolo II nel novembre del 2003 – per il futuro di questa città non basta costruire muri, ci vogliono anche ponti, cantieri di incontro, di costruzione di una nuova socialità.

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