FATTI/ Siticibo e quella “rete” alimentare che cattura 67mila pasti per i poveri di Roma

Siticibo, progetto di Banco Alimentare, raccoglie il cibo avanzato destinato alla spazzatura per donarlo a chi ne ha bisogno. Un esempio concreto di sussidiarietà contro lo spreco alimentare

20.04.2011 - La Redazione
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Siticibo è un progetto della fondazione Banco Alimentare Onlus (Imagoeconomica)

Nel 2010, solo a Roma, 65.743 piatti pronti e 3.478 chili di pane che sarebbero stati destinati al cestino della spazzatura sono invece finiti sulla tavola di persone in stato di bisogno. Sono i numeri di Siticibo, un progetto della fondazione Banco Alimentare Onlus, che permette di recuperare quotidianamente cibo cucinato e fresco, sottraendolo allo spreco, per donarlo ai poveri. Tutti i giorni nella Capitale due furgoni partono dalla sede di Aureliana 2 e girano la città da nord a sud passando a recuperare quello che non è stato consumato il giorno precedente nelle mense aziendali (cibo già cucinato e debitamente conservato) e nelle mense scolastiche (soprattutto pane e frutta) ma anche da singoli esercizi che cedono il surplus di giornata (prodotti da forno). Un’iniziativa che sta crescendo e si sta sviluppando con l’acquisizione di nuovi punti di approvvigionamento, come si nota dal significativo incremento dei pasti “salvati” negli ultimi mesi: se nel 2010 si raccoglievano al mese  5.850 porzioni di cibo, nel 2011 sono diventate 10.877. In più, in questi tre mesi, sono stati raccolti ben 1.500 chili di pane, contro i 3.478 dell’intero anno scorso.

Il tutto viene consegnato gratuitamente alle associazioni che assistono persone in stato di necessità, a Roma sono la mensa dei Padri Somaschi o  la comunità “Spes contra Spem”, solo per citarne alcune (sono ad oggi 15 sul territorio cittadino). Il cibo raccolto viene consegnato in giornata dai volontari del Banco Alimentare secondo procedure rigorose che garantiscono l’igiene dei prodotti ritirati.

«Siticibo opera anche a Milano, dove è nato nel 2003, Como, Firenze, Torino, Bologna, Bolzano, Pavia e Provincia di Varese e progetti di fattibilità sono in fase di sperimentazione in varie città d’Italia per estendere il programma – ha spiegato Giuliana Malaguti, responsabile nazionale di Siticibo – Nel 2010  siamo riusciti a a sottrarre allo spreco 318.117 porzioni di piatti pronti, 100 tonnellate di prodotti da forno, 120 tonnellate di frutta e verdura che sono state raccolte da 193 volontari che hanno raccolto il cibo e lo hanno consegnato a 124 strutture caritative».

Quello che rende possibile il quotidiano recupero di eccedenze alimentari cucinate e fresche è la Legge 155/2003 “Disciplina della Distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale”, detta del Buona Samaritano, promossa proprio dal Banco Alimentare e da Cecilia Canepa,  che aveva dato l’impulso alla nascita del progetto dopo  aver constatato l’enorme quantità di cibo che finiva nella spazzatura nella mensa nella scuola frequentata dai figli. Questa legge permette a tutte le ONLUS che operano a fini di solidarietà sociale di recuperare gli alimenti ad alta deperibilità rimasti invenduti nel circuito della ristorazione organizzata e della grande distribuzione e di distribuirli ai bisognosi. La ratio della Legge è quella di incoraggiare e facilitare il recupero di cibo e prodotti alimentari ancora perfettamente commestibili, il cui unico svantaggio è quello di avere perso valore commerciale e di essere quindi esclusi dal mercato tradizionale.

A Roma il programma ha preso il nome di Rete Alimentare Cittadina Siticibo, perché coinvolge nella filiera del recupero delle eccedenze alimentari una serie di soggetti che partono dal Comune di Roma all’Associazione Banco Alimentare del Lazio, fino alle stesse strutture caritative, che vengono coordinate dal Banco Alimentare che mette al disposizione il suo know how favorendo l’incontro tra domanda e offerta. Così, mentre i due furgoni di Siticibo girano la città passando da mense aziendali, scuole, alberghi, altri punti di approvvigionamento sono coperti direttamente dai volontari delle associazioni che vanno autonomamente a recuperare il cibo di cui necessitano. Un esempio concreto di sussidiarietà in atto.

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