MUSICA/ “Strumenti di Pace”, i giovani compositori in concorso

- Giuseppe Pennisi

Giovani compositori si lasciano ispirare dalle parole dei premi Nobel Lech Walesa, Barak Obama e Aung San Suu Kyi. GIUSEPPE PENNISI ci parla del concorso “strumenti di pace”

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Una passata edizione del concorso

Lech Walesa è chiaro e netto: in un incontro alla Sala Stampa Estera a Roma,  a chi gli chiede le sue impressioni su un noto compositore polacco risponde che per tutta la vita si è dovuto occupare d’altro – di libertà, di pace, di governo della Polonia – e ha, quindi, trascurato la musica anche dei connazionali, ma spera di vivere a lungo e di avere il tempo di recuperare. Ha preferito parlare a ruota libera dei problemi del momento, da quelli dell’integrazione europea a quelli della Libia. Ma cosa ci faceva il 28 marzo Walesa a un incontro principalmente di musicologi? Erano in spirito con lui Barack Obama e Aunag San Suu Kyi, altri due Premi Nobel per la Pace.

All’incontro, veniva presentato il bando di concorso “strumenti di pace”, un’occasione musicale importante per giovani compositori. Giunto alla terza edizione,  il concorso si ispira all’originaria vocazione di “Maria Dolens”, la grande Campana dei caduti di Rovereto (TN) che dal 1925 con i suoi cento rintocchi serali ammonisce ed esorta le genti di tutto il mondo a cercare la pace. Così come la campana è fusa con i cannoni che parteciparono, su fronti opposti, alla Grande Guerra, il concorso propone di “fondere” tra loro linguaggi musicali diversi attraverso la proposta di mettere in musica un testo poetico tratto dai libri sacri delle tre religioni monoteistiche: ebraismo, cristianesimo e islamismo.

Il concorso nasce dall’intuizione di declinare in musica la vocazione della Fondazione Opera Campana dei Caduti a diffondere la cultura del dialogo. L’arte dei suoni ci è sembrata la più adatta a veicolare il concetto di pace per il suo linguaggio universale, capace di mantenere un alto grado di intelligibilità a qualsiasi latitudine. In particolare la complessa articolazione della musica contemporanea ha la capacità di rappresentare al tempo stesso la necessità e la difficoltà di comprendere l’altro, di entrare in relazione con il diverso da sé, di affrontare le differenze con atteggiamento aperto.

Prendendo a prestito l’invettiva contro i “trafficanti di note” lanciata da Giuseppe Mazzini nella sua Filosofia della musica, il concorso si rivolge a quanti, compositori e appassionati, “nell’Arte sentono il ministero, e intendono la immensa influenza che s’eserciterebbe per essa sulle società, se la pedanteria e la venalità non l’avessero ridotta a meccanismo servile, e a trastullo di ricchi svogliati”. Definito il linguaggio, ogni elemento del progetto è stato dedotto, quasi per derivazione diretta, dal simbolo della Fondazione, Maria Dolens. 

La campana della pace ci ha fatto pensare, in questa terza edizione, a chi per la pace ha lavorato sul campo anche a rischio della propria vita. L’attenzione si è rivolta ai Premi Nobel per la Pace, verso le loro parole, che abbiamo deciso di utilizzare come pietra angolare sulla quale costruire le cantate che chiediamo di scrivere a quanti parteciperanno al concorso.  I testi, che vanno utilizzati in inglese per intero o in parte, sono tratti liberamente da discorsi di Lech Wałesa, Barak Obama e Aung San Suu Kyi, insigniti del riconoscimento rispettivamente nel 1983, nel 2009 e nel 1991. Sono i seguenti:

– We shall not yield to violence. We shall not be deprived of (…) freedoms.
(Non cederemo alla violenza.. Non saremo privati delle (…) libertà) pronunciato da Lech Wałesa in occasione della prolusione di accettazione del Nobel l’11 dicembre 1983.

– It’s easy to sing when times are good. But hard to sing in the face of taunts, and fear, and the constant threat of violence (…) amidst the deafening silence of inaction.
(È facile cantare in tempi felici. Ma è duro farlo di fronte agli insulti, alle paure, alla minaccia della violenza, in mezzo all’assordante silenzio dell’inazione) e…

– Change will not come if we wait for some other person or some other time.
(Il cambiamento non arriverà se aspettiamo qualcun altro o qualche altro momento)

Da due discorsi di Obama del 10 Febbraio 2010 e del 5 Febbraio 2008
– The quintessential revolution is that of the spirit

(L’autentica rivoluzione è quella dello spirito) del testo preparato da Aung San Suu Kyi per l’accettazione del  Nobel Speech il 6 dicembre  1991.

I compositori avranno a disposizione un’orchestra sinfonica e una voce di soprano. Un artista di una generazione precedente a quella dei concorrenti, che non possono avere più di 40 anni al 30 aprile del 2012, si cimenta dunque sullo stesso tema, si muove sul medesimo terreno. A lui viene anche chiesto di presiedere la giuria. Dopo Giorgio Battistelli ed Ennio Morricone – compositori ospiti e presidenti di giuria rispettivamente nel 2008 e nel 2010 – in questa terza edizione la giuria sarà presieduta Ivan Fedele.

Il lavoro sarà eseguito in prima esecuzione assoluta a Rovereto il 6 luglio 2012 dalla Brussels Philharmonic – the Orchestra of Flanders diretta da Michel Tabachnik, soprano Valentina Coladonato. Il concerto sarà trasmesso in diretta da RAI – Radio 3 e, come è già accaduto nella seconda edizione, verrà offerto anche al circuito Euroradio. Nella serata il lavoro di Fedele sarà eseguito accanto al brano vincitore del concorso. 



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