ELEZIONI/ Da Pennacchi alla Polverini, prove tecniche del dopo Berlusconi?

Le alleanze in queste amministrative sono state piuttosto bizzarre, a partire da Latina con l’esperimento ‘fasciocomunista’. La riflessione di MAURIZIO AMOROSO

20.05.2011 - Maurizio Amoroso
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Antonio Pennacchi (Foto: ANSA)

Con questa politica tutto è possibile, dice senza infingimenti il segretario regionale dell’Italia dei valori, Vincenzo Marruccio. E non è una boutade. Perché quello che sta avvenendo dopo il mini-test amministrativo di domenica scorsa, qui nel Lazio, dove pure il voto ha dato indicazioni piuttosto nette, sembra appartenere più alla categoria della fantapolitica che a quella di un costruttivo dibattito post elettorale. Tanto che ormai ci si chiede, anche pubblicamente, che cosa ne sarà della maggioranza che guida il governo regionale dopo il mare grosso di queste elezioni.

E’ vero – ed era stato scritto – che il panorama politico del voto di domenica scorsa sembrava essere stato costruito a tavolino apposta per alimentare alchimie politiche che potessero aprire la strada a nuovi scenari politici e nuove alleanze tra i partiti.

Una parata di alleanze piuttosto caotica – si era detto – specchio della estrema “fluidità” del momento politico: chi è amico in un comune diventa avversario nel giro di pochi chilometri. Ma il verdetto delle urne – che, al di là degli entusiasmi personali, hanno sottolineato la debolezza dei grandi partiti – rischia di alimentare oltremodo questa tendenza. E il risultato sarà probabilmente quello di aprire una nuova stagione di grande conflittualità, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, di fronte alla quale solo l’emergere di uomini politici capaci e di grande personalità (di leader si sarebbe detto una volta) potrà evitare scenari peggiori, cocenti delusioni e una nuova fase di inutile e rovinosa ingovernabilità.

Tutti avevano acceso i riflettori su Latina e sul progetto “fasciocomunista” di Antonio Pennacchi, che però è naufragato in un futurismo elettorale senza alcun reale riscontro con la società. Un episodio di folklore, insomma, più che un serio atto politico. A far più rumore, a risultati acquisiti, sono state invece le liste promosse in alcune città dal governatore Polverini, per sostenere le quali – nei prossimi giorni – la signora Renata si appresta a continuare la campagna elettorale, per esempio andando a dire alla gente di Sora e Terracina di votare il suo candidato e non quello del Pdl. Un varco nel quale si è inserito a piedi uniti e con una mossa a sorpresa Esterino Montino, capogruppo del Pd alla Regione Lazio e politico di lungo corso.

Che ha proposto candidamente di appoggiare nei ballottaggi di quelle città – per non restare alla finestra, visto che il Pd ne è escluso – proprio i candidati della Polverini, con l’obiettivo esplicito di mettere in minoranza il centrodestra. Sottolineando, tra l’altro, che “lei si sta smarcando dai suoi”. Mentre lei, la Polverini, s’è affrettata a spiegare che “i miei candidati sono della società civile e non fortemente ideologizzati”.

Ce n’è abbastanza per mettere a dura prova anche le coalizioni più cementate. E non è proprio il caso del Lazio, dove il centrodestra sembra gradualmente avvitarsi intorno a polemiche e personalismi senza futuro. Ma anche a sinistra l’ipotesi “inciucio” ha già scatenato un putiferio e le dichiarazioni di Montino non hanno fatto altro che gettare sale su una ferita aperta, con le altre opposizioni pronte a scatenare l’inferno. Insomma, per dirla con una battuta, poteva essere un matrimonio, rischia invece di trasformarsi tutto in un funerale.

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