LA STORIA/ Quello sportello che aiuta a trovare il lavoro (e il tempo) perduto

Da quasi dieci anni il Centro Sviluppo e Occupazione promuove iniziative per favorire l’orientamento professionale. Ce ne parla FABRIZIO GIANCARLI: “Scuola e famiglia spesso non aiutano”

10.06.2011 - La Redazione
sportellolavoror400
Foto Imagoeconomica

«CSO sta per Centro Sviluppo e Occupazione e nasce nel 1993 a Milano grazie a un gruppo di amici che volevano aiutare diplomati e laureati nell’affrontare la ricerca del lavoro. Con il passare del tempo questa attività si è evoluta attraverso l’apertura di diversi centri in tutta Italia, tra cui quello di Roma nel 2001, anno in cui il responsabile a livello nazionale mi chiese di prendermi questa responsabilità».
Fabrizio Giancarli, intervistato da IlSussidiario.net, è il responsabile del CSO di Roma, che da quasi dieci anni promuove iniziative volte a favorire l’orientamento professionale: «A Roma siamo una decina di amici e portiamo avanti questa attività di volontariato per aiutare al meglio le persone a vivere pienamente la condizione del lavoro, cercando di affrontare le diverse problematiche. Da più di un anno il nostro sportello, che apriamo il lunedì pomeriggio, si trova nella parrocchia di Sant’Eusebio all’Esquilino, a piazza Vittorio, seguita da don Sandro Bonicalzi, e in questo momento di grande crisi le persone che ci vengono a trovare sono sempre di più».

A chi vi rivolgete?

Inizialmente pensavamo di poter puntare su una precisa fascia di persone, ma ben presto ci siamo accorti che fare questa cosa era impossibile, e ora ci rivolgiamo praticamente a chiunque, dallo studente che esce completamente disorientato dall’università alla persona adulta che per vari motivi ha perso il posto di lavoro, senza dimenticare gli extracomunitari che hanno bisogno di una mano.

Che tipo di aiuto potete offrire?

Abbiamo seguito dei seminari formativi, quindi non siamo autodidatti, ma abbiamo condiviso degli strumenti comuni di approccio a queste tematiche e lo facciamo ancora oggi.
La persona che chiede il nostro aiuto viene innanzitutto accolta e ascoltata dai nostri operatori su tutte le problematiche che a seconda dei casi cambiano notevolmente. Quindi nel percorso che affrontiamo, che è totalmente personalizzato in base alla persona che abbiamo davanti, cerchiamo di privilegiare la libertà di chi decide di incontrarci e cerchiamo di fornirgli degli strumenti per risolvere una particolare difficoltà.

Quali sono le principali?

Sembrerà banale, ma ci sono molte persone che non sono in grado di compilare il curriculum vitae, che per entrare nel mondo del lavoro è fondamentale; oppure altri che  vogliono trovare il lavoro più giusto senza ancora sapere quale sia, quindi cerchiamo di fare un bilancio di competenze per capire le reali attitudini e potenzialità, sempre partendo dai loro desideri. Inoltre, quando necessario, proponiamo simulazioni di colloqui di lavoro con professionisti dell’ambito di interesse. Un supporto che ha sempre dato risultati molto positivi. Offriamo indicazioni anche perché il modo di cercare lavoro oggi è molto diverso rispetto a una decina di anni fa.

In cosa è diverso?

Sono cambiati i canali: una volta si guardavano gli annunci sui giornali e si rispondeva a un’inserzione, mentre oggi bisogna almeno saper navigare su Internet, sapersi muovere attraverso un motore di ricerca e fare molta più attenzione ai rapporti personali. Per risolvere questi problemi, facciamo più incontri, un vero percorso con la persona da aiutare in cui, in base all’obiettivo stabilito, cerchiamo di sugerire il modo più giusto di muoversi e i canali più appropriati da utilizzare.

Con che tipo di realtà avete a che fare?

Può capitare di trovarsi davanti a situazioni quasi drammatiche, di persone che spesso raggiungono un tale livello di disagio da rischiare la depressione e che percepiscono questa condizione non voluta come sfortunata, da cui è impossibile uscire. Noi cerchiamo anche di tirar fuori gli aspetti positivi e far capire che in queste situazioni ci si può considerare anche in una condizione privilegiata.

In che modo?

Cercando di spingere la persona a farsi delle domande che prima non si era mai posta, a prendere coscienza di sé da un punto di vista professionale e a muoversi con la giusta energia in questa realtà che riteneva maligna e ingrata. Il nostro maggiore risultato è vedere una persona che autonomamente cerca un lavoro e ne esce pienamente valorizzata. La cosa importante da sottolineare è che possiamo aiutare solo chi abbia veramente voglia di tirare fuori questo desiderio e di mettersi completamente in gioco.

Può raccontarci un caso che l’ha particolarmente colpita?

Ora mi viene in mente un ragazzo che dopo il diploma non sapeva cosa fare, ma aveva questo grande desiderio di diventare un disegnatore nel campo della moda. So che può sembrare assurdo, un semplice capriccio di un giovane appena maggiorenne, eppure dopo aver provato e insistito in ogni modo, ha ottenuto uno stage a Parigi e in questo momento lavora per Gucci. Non riesco neanche a descrivere l’emozione che provo ogni volta che ripenso all’esperienza di questo ragazzo, che ha saputo trovare il meglio di sé e raggiungere i suoi obiettivi.

Come mai un ragazzo così giovane si rivolge a voi subito dopo il liceo?

Anche attraverso molte testimonianze, abbiamo capito che nelle scuole, ma anche nelle università non viene fornito nessun tipo di strumento per consentire ai giovani di orientarsi una volta finiti gli studi. Il mondo del lavoro è completamente avulso da quella che è la realtà scolastica e universitaria, e nessuno offre loro informazioni per mostrare cosa ci sia veramente dall’altra parte e come sia veramente il mondo in cui vivono. Anche nelle famiglie succede spesso la stessa cosa con genitori che, appartenendo a un’altra generazione, non conoscono la situazione lavorativa attuale e i desideri del ragazzo, a cui spesso non riescono quindi a dare i giusti consigli su come comportarsi.

Che progetti avete per il futuro?

Innanzitutto vogliamo creare occasioni di incontro. E non penso solo alle persone che possono avere bisogno del supporto del CSO, ma anche all’incontro con altre persone che possono decidere, come noi, di coinvolgersi attivamente in questo servizio. Importante è poi l’incontro con gli imprenditori, per capirne sempre meglio le esigenze e aspettative sul fronte della ricerca di personale. Un’occasione di incontro sarà per noi, ad esempio, Expandere, una iniziativa di Compagnia delle Opere Roma e Lazio rivolta agli associati profit e no profit a cui abbiamo deciso di partecipare. Inoltre abbiamo presente l’esigenza di raccogliere fondi, per cercare di avere un minimo di finanziamento, restando però sempre con i piedi per terra. Vorremmo per esempio portare avanti progetti in collaborazione con altri enti, oppure cercare di pagare uno stage a dei ragazzi che incontriamo per offrire maggiori possibilità di sviluppo. Gli obiettivi principali restano comunque due: aiutare la persona che sta cercando un lavoro e nello stesso tempo cercare di fornire servizi più adeguati possibili per rispondere ai bisogni della gente, sempre più numerosi e complessi.

(Claudio Perlini)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori