IL PERSONAGGIO/ Il “pizzardone” di piazza Venezia: vi racconto la mia Roma, vista da una pedana

- La Redazione

FABIO GRILLO da cinque anni indossa i classici guanti bianchi e dirige il traffico di Piazza Venezia da quella pedana resa celebre da Alberto Sordi: «Ma il film simbolo non è “Il vigile”»

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Sordi regala un panettone al pizzardone il giorno dell'Epifania del 1957 (Ansa)

«Ormai il termine “pizzardone” è il caratteristico nome che usano i romani per chiamare il vigile urbano. Proviene dalla forma del cappello che si usava una volta e non c’è nulla di offensivo. Uno dei “pizzardoni” di piazza Venezia sono io, quindi salgo sulla pedana, indosso i guanti e dirigo il traffico. Senza la presenza di un semaforo bisogna ricorrere alla viabilità manuale». Ormai sono cinque anni che Fabio Grillo, intervistato da IlSussidiario.net, si occupa della circolazione del traffico nel centro di Roma, ed è impossibile non cominciare a parlare di Alberto Sordi che con i suoi film rese celebre la figura del pizzardone:«Tutti associano quel suo ruolo al film “Il vigile”, – ci tiene a precisare Grillo –  dove invece sulla pedana non ci sale mai. Il vero film simbolo è “Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo”, in cui si può appunto vedere l’attore che dirige il traffico dalla pedana. In alcune scene appaiono anche i veri vigili urbani degli anni Cinquanta, che aiutavano gli attori a recitare in quel ruolo».

Ormai è difficile guardare il pizzardone in azione e non pensare a Sordi

Alberto Sordi ci ha reso famosi e coloriti, e ormai quando si parla di un vigile, viene sempre affiancata l’immagine tratta da quel film. Credo anche che qualsiasi vigile urbano di Roma abbia quella foto attaccata a una parete di casa. Anche molti turisti vengono apposta per fotografare il pizzardone, quindi siamo diventati davvero un patrimonio di Roma, e questo per me è stupendo.

Lei come ha iniziato?

Mi sarei aspettato di tutto dalla vita, ma non che a 43 anni mi sarei ritrovato a fare il pizzardone di piazza Venezia. Ho fatto un concorso nel 1999, sono entrato in graduatoria  e tre anni dopo ho iniziato. All’inizio mi occupavo dei servizi che fanno tutti, come il pattugliamento della zona, poi hanno richiesto una persona per piazza Venezia e mi sono fatto avanti.

Come è andato il primo giorno?

Devo ammetterlo, la prima volta ero un po’ impacciato. Mentre ci si occupa della viabilità a un incrocio, gli automobilisti non guardano te, ma le altre macchine e il semaforo. Ma quando ti ritrovi in mezzo alla piazza a dover gestire da solo tutto il traffico, gli occhi sono tutti puntati su di te, e si avverte la pressione.  

Come bisogna comportarsi?

Bisogna essere attenti, in forma e impeccabili perché noi siamo anche la “vetrina” della città, soprattutto in una piazza importante come questa. È un luogo attraversato da tantissimi turisti ogni giorno e spesso da personalità molto importanti.

Per esempio?

Naturalmente non mi scompongo mai di fronte a un personaggio famoso, e cerco sempre di essere educato e cortese con tutti. Ho visto più volte il presidente del Consiglio e altre personalità della politica, attori americani e personaggi dello spettacolo. Uno dei  primi giorni di servizio è passato il Papa, e quello è stato un momento molto emozionante. Poi ogni tanto passa il presidente Lotito e io, da tifoso della Lazio quale sono, non gli rifiuto mai un saluto.

Nel 2007 anche Veltroni rese omaggio a un vigile che stava per andare in pensione dicendogli: “Lei è un simbolo di Roma”

Il sindaco lo salutò e lo ringraziò per il suo lavoro, insieme a tutti i colleghi che vennero a rendere omaggio a colui che fu il mio maestro e anche di tanti altri, quindi ora non posso fare altro che ringraziarlo per tutto quello che ha fatto per noi. Nel 2002, invece, per il pensionamento di un altro collega, venne proprio Alberto Sordi a ringraziarlo di persona.

Lei cosa si aspetta?

Certo non mi aspetto questo tipo di riconoscimento, però sarebbe molto piacevole vedere che qualcuno ha apprezzato il tuo lavoro, e dovrebbe essere così anche per tutti i miei colleghi. Faccio il mio lavoro con la dovuta passione che non può mancare in qualsiasi tipo di professione. Certo mentirei se dicessi che è sempre stato il sogno della mia vita, ma dopo essere arrivato qui e dopo aver visto i colleghi che dirigevano il traffico dalla pedana, sinceramente ero un po’ invidioso e anche io avrei voluto provare.

Come ha superato la tensione del primo giorno?

Il primo giorno ero spaventatissimo e mi sentivo troppi occhi addosso, poi con il passare del tempo ho acquisito una maggiore tranquillità e ora salgo in pedana con una certa disinvoltura. Prima, oltre alle macchine guardavo gli automobilisti per cercare di capire cosa pensassero, ora non faccio più caso a quei dettagli.

Come si comportano i cittadini romani?

Sicuramente ci sono i pro e i contro. La maggior parte è educata e fortunatamente non sono mai stato coinvolto in situazioni o discussioni particolari. In tutti i casi il pubblico ufficiale deve comunque mantenere la calma e farsi scivolare via tutto, ma non accade mai niente di così grave.

E il traffico com’è?

È cambiato notevolmente. Le automobili sono sempre di più e questo si ripercuote naturalmente sul traffico, anche se comincio a vedere più persone che si muovono con i mezzi pubblici. Si vive diversamente rispetto a prima, quando anche alla guida c’era più tranquillità. Ora è tutto più snervante, più caotico e si può vedere nel comportamento degli automobilisti.

Ma è vero che prima era tradizione portare dei regali al pizzardone nel periodo di Natale?

Si chiamava la “befana del vigile”: tanti anni fa, il giorno dell’Epifania, molti cittadini portavano dei doni alla base della pedana del vigile di piazza Venezia, come panettone e spumante, ma ormai non si usa più, anche se qualche turista ancora ci chiede dell’esistenza di questa tradizione. A ripensarci, mi sembra molto bello questo legame che si creava con i cittadini che comunque non è scomparso, anche ai giorni d’oggi.

In che senso?

Spesso sono la prima persona che molti incontrano ogni mattina mentre vanno a lavoro, oppure molti altri quando passano in zona ancora salutano e ringraziano per un aiuto che abbiamo offerto in un’occasione.  È come se piazza Venezia fosse una piccola città, un piccolo mondo in cui si conoscono tutti e che tutti conoscono.

 

(Claudio Perlini)   

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