PMI/ Scholz (CdO): una riforma fiscale per “liberare” le imprese

- La Redazione

Mettersi in gioco per far ripartire il Paese, ecco la “mossa” che è chiesta agli imprenditori contro la crisi economica. Ecco la sintesi del confronto del convegno organizzato a Roma da CdO

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Un cantiere edile (Foto: IMAGOECONOMICA)

Mettersi in gioco affrontando insieme le sfide del Paese, a partire dalle rispettive identità culturali, ma all’interno di un orizzonte comune. Così Bernhard Scholz, presidente Cdo, ha sintetizzato la volontà emersa dal convegno, svoltosi ieri pomeriggio a Roma, dal titolo “Un’imprenditorialità diffusa e innovativa: una risorsa per il paese”.

All’incontro promosso dalla Compagnia delle Opere, che ha permesso un confronto costruttivo tra realtà che perseguono l’obiettivo comune di far riconoscere il ruolo fondamentale della pmi nel contesto economico e sociale italiano, hanno partecipato: Vincenzo Boccia, presidente Piccola Industria Confindustria; Cesare Fumagalli, segretario generale Confartigianato; Vincenzo Mannino, segretario generale Confcooperative e Giuseppe Tripoli, Mister Pmi.

Come sostenere la piccola e media impresa italiana? Quali iniziative comuni è possibile intraprendere per favorire una ripresa solida e duratura per il nostro Paese? Che tipo di misure occorre adottare per sbloccare le potenzialità di un tessuto produttivo che, nonostante la crisi, continua a vantare innumerevoli eccellenze? Sono questi gli interrogativi sui quali hanno dibattuto i relatori del convegno.

Secondo Vincenzo Boccia, per affrontare i tempi difficili che ci attendono, le imprese italiane non potranno limitarsi a realizzare prodotti validi, ma dovranno cambiare: come si sono evolute da imprese patriarcali in imprese familiari, adesso dovranno diventare imprese-istituzioni, eccellenti in ogni ambito della loro attività, per vincere le sfide della globalizzazione.

Cesare Fumagalli ha ricordato che le pmi italiane, in un Paese che ha una fortissima propensione all’imprenditorialità, sono quotidianamente impegnate, al limite delle proprie capacità, per recuperare terreno sui fronti dell’export, della promozione del made in Italy, dell’innovazione, dell’occupazione, del posizionamento su nuovi mercati.

Vincenzo Mannino non ha nascosto che le pur vitali pmi italiane hanno un problema di capitalizzazione insufficiente che ne determina un forte indebitamento. Anche per questa ragione, secondo Mannino, nonostante il grandissimo numero di imprese, in Italia è troppo scarsa la presenza di player globali.

Tutti e tre i rappresentanti dell’associazionismo imprenditoriale hanno puntato il dito su un sistema-Paese non in grado di supportare adeguatamente le imprese. Se per Boccia “è determinante una riforma fiscale che agevoli le imprese e i lavoratori con una politica economica attenta allo sviluppo, alla crescita delle imprese e volta a creare le condizioni per liberare le potenzialità di questo Paese”, Fumagalli chiede “uno sforzo poderoso da parte della politica per realizzare riforme che modifichino un contesto ancora ostile al fare impresa e alla libertà d’iniziativa economica”. Mannino pone l’accento sulla necessità di semplificare il nostro panorama normativo, individuando con lucidità e tempestività le leggi ormai inutili.

Durante il convegno, il ruolo (invero un po’ scomodo) di “interlocutore istituzionale” è toccato a Tripoli (proveniente, peraltro, dal mondo dell’associazionismo).

Mister Pmi si è soffermato sul cambiamento di prospettiva a cui è chiamato il sistema: “Lo Stato non può (e sempre meno potrà in futuro) funzionare solo da erogatore di risorse, ma deve sempre più assicurare le migliori condizioni per lo svolgimento dell’attività d’impresa”. Gli imprenditori, è la tesi di Tripoli, non più sostenuti dalla leva pubblica e in attesa di riforme che avranno bisogno di tempi medio-lunghi per essere realizzate, non possono più affidarsi soltanto al proprio talento, ma devono imparare nuovi saperi. In particolare, le pmi italiane devono effettuare un salto culturale su quattro fronti: finanza, uso della tecnologia, capacità di collaborazione tra imprese, internazionalizzazione. Compito delle associazioni, secondo Mister Pmi, sarà proprio quello di aiutare le imprese a compiere questo salto culturale.

Nel suo intervento conclusivo Bernhard Scholz ha affermato che “l’Italia ha un urgente bisogno di risposte certe. Le associazioni imprenditoriali stanno mostrando coraggio, serietà e senso di responsabilità nel sostenere la più grande risorsa economica del Paese, la capacità di fare impresa. La politica deve mettere da parte le divisioni per realizzare una profonda riforma che rimetta in moto il Sud e che ridimensioni la spesa della pubblica amministrazione. Sono queste le leve più importanti per generare le risorse necessarie ad attuare una vera riforma fiscale, senza rinunciare al rigore nel ridurre il debito pubblico. Ma problemi come l’eccesso di burocrazia, la lentezza della giustizia civile, l’oppressione fiscale sono generati da un clima di sospetto che nel nostro Paese si nutre verso chi fa impresa. Urge un cambiamento culturale per cancellare tale sospetto che fino a oggi ha messo in ginocchio un sistema che, invece, dovrebbe correre”.

 

(Dario Vascellaro)

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