PAPA/ I santi Pietro e Paolo e quel disegno di Dio che prosegue da 60 anni

- La Redazione

I sessant’anni del sacerdozio di Ratzinger cadono in un momento molto particolare della storia della Chiesa. PAOLO RODARI tratteggia questi momenti per IlSussidiario.net

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Joseph Ratzinger (Imagoeconomica)

Oggi è un giorno importante per Benedetto XVI. Nel giorno in cui la Chiesa festeggia i santi Pietro e Paolo, infatti, ricorrono i sessant’anni del suo sacerdozio. Il Papa li festeggerà in modo particolare, imponendo come consuetudine ogni 29 giugno il sacro pallio ad alcuni nuovi arcivescovi metropoliti.

Benedetto XVI fin dall’inizio del suo pontificato ha dato grande valore ai tempi liturgici, alle sue scadenze, alle sue memorie e feste. Ogni data significativa è stata per il Papa occasione per introdurre i fedeli dentro la vita della Chiesa e la sua fede. Difficilmente si ricordano omelie del Pontefice sganciate dalla liturgia della Chiesa, dai suoi tempi liturgici, da ciò che la Chiesa celebra nell’“oggi”. E senz’altro anche in questa festa non mancheranno contenuti in questo senso. Anche per questo motivo oggi è un giorno importante: perché la parola del Papa non mancherà di introdurre i fedeli nel mistero che viene festeggiato.

Ha scritto Sandro Magister nella prefazione a “Omelie. L’anno liturgico narrato da Joseph Ratzinger, Papa” (Milano, Scheiwiller, 2008, pagine 280, euro 18) che Benedetto XVI le omelie “le scrive quasi integralmente di suo pugno, talvolta le improvvisa. Ma soprattutto imprime in esse quel tratto inconfondibile che distingue le omelie da ogni altro momento del suo magistero: il loro essere parte di un’azione liturgica; anzi, esse stesse liturgia”.

All’interno della vita liturgica della Chiesa e dei suoi tempi uno spazio importante ce l’hanno i simboli. Spiegare i simboli è una possibilità importante di educazione alla fede. Benedetto XVI si è soffermato più volte a parlare del significato che ha per la Chiesa il sacro pallio. La prima volta fu pochi giorni dopo la sua elezione al soglio di Pietro. Nella messa con cui a fine aprile 2005 aprì il pontificato parlò del pallio che lui stesso aveva appena ricevuto in quanto nuovo Pontefice assieme all’anello del pescatore. Il pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione indossata dal Papa e dagli arcivescovi metropoliti nelle loro chiese e in quelle delle loro province.

E’ costituito da una stola di pura lana vergine mescolata con lana di agnello, lunga 2 metri 60 centimetri e larga 11 cm terminante con una fascia di seta nera dove spiccano cinque croci di seta rossa, che richiamano simbolicamente le piaghe di Cristo. Esso richiama il buon Pastore che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e anche la triplice risposta amorosa alla richiesta fatta da Gesù risorto a Simon Pietro di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle. Il pallio può essere considerato come “un’immagine del giogo di Cristo – disse il Papa in quell’occasione -, che il vescovo di questa città, il Servo dei Servi di Dio, prende sulle sue spalle”.

E ancora: “Il giogo di Dio è la volontà di Dio, che noi accogliamo. E questa volontà non è per noi un peso esteriore, che ci opprime e ci toglie la libertà. Conoscere ciò che Dio vuole, conoscere qual è la via della vita, questa era la gioia di Israele, era il suo grande privilegio”.

Come nell’aprile del 2005, anche nelle successive festività dei santi Pietro e Paolo Benedetto XVI ha parlato del pallio, mostrando dunque quanto sia importante per lui un tipo di omiletica non avulso da ciò che la Chiesa tutti i giorni celebra.

“Il modello – scrisse sempre Magister – è Gesù nella sinagoga di Cafarnao, nel capitolo quattro del vangelo di Luca. Riavvolto il rotolo delle Scritture, ‘gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato’. Nelle sue omelie, Papa Benedetto fa la stessa cosa. Commenta le Scritture e dice che ‘oggi’ esse si compiono nell’atto liturgico che si sta celebrando. Con il riverbero che ne consegue per la vita di tutti, poiché, come ha scritto sempre il Papa, ‘la celebrazione non è solo rito, non è solo un gioco liturgico, essa vuole essere logikè latrèia, trasformazione della mia esistenza in direzione del Lògos, contemporaneità interiore tra me e Cristo’”.

Certo, quest’anno l’anniversario di sacerdozio del Papa occuperà molti dei suoi pensieri. Difficile immaginare cosa Benedetto XVI abbia in animo di dire. Nell’attesa c’è l’Osservatore Romano che sulla prima pagina di oggi ricorda quel momento così importante per la vita del Papa: “Era una splendida giornata d’estate, e quando l’arcivescovo impose le mani su di me, un uccellino intonò un canto gioioso”.

 

(Paolo Rodari)

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