POLITICA/ La corsa al Campidoglio, un affare da 20 milioni…

Gli esperti, a pochi giorni dall’ultima tornata elettorale, hanno già fatto le loro previsioni: potrebbe valere 20 milioni di euro la corsa per il Campidoglio? del 2013. MAURIZIO AMOROSO

06.06.2011 - Maurizio Amoroso
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C'è fermento in Campidoglio

Gli esperti, ad appena pochi giorni dall’ultima tornata elettorale, hanno già fatto le loro previsioni: potrebbe valere 20 milioni di euro la corsa per il Campidoglio, che scatterà nel 2013. Stime delle principali agenzie di comunicazioni del settore, anticipate a Il Sole-24 ore, in vista del Forum annuale della Comunicazione che si terrà a Roma domani e mercoledì. Risorse – come viene spiegato – mobilitate per affissioni, sondaggisti, pubblicitari, tipografie, agenzie di pubbliche relazioni e consulenze. Soldi che andranno ad aggiungersi a quelli che i partiti metteranno sul piatto per le prossime elezioni politiche: una cifra che supererà certamente – sempre secondo gli esperti – i cento milioni di euro. Una prima stima che non è difficile pensare che sia destinata a crescere. Una torta gigante, perché saranno certamente i partiti e i candidati-sindaco i clienti più ambiti, ma anche la corsa per il consiglio comunale avrà il suo peso. Perché ogni candidato – chiariscono i responsabili delle società del settore – “sarà interessato a investire su una consulenza, o sulla creatività, tra i dieci e i ventimila euro”. E i conti, considerando che i candidati saranno centinaia, sono presto fatti.

Chi è esperto di campagne elettorali racconta che il budget dei partiti viene oggi destinato per il 40 per cento alle affissioni, a cominciare dai manifesti 6×3. Un altro 40 per cento viene investito per acquistare spazi su radio e tv. Il restante venti per cento va alle altre spese, innanzitutto per i sondaggi. Gli schieramenti maggiori – sempre secondo Il Sole-24 ore – spendono tra i 15.000 e i 30.000 euro al mese per monitorare quantitativamente l’orientamento degli elettori. Il costo di una indagine qualitativa può sfiorare invece i 180.000 euro, ma i prezzi – si fa notare – “scendono in proporzione alla dimensione del partito e ovviamente del campione”. Il quotidiano aggiunge: “Un milione di euro fu nel 2008 la cifra a disposizione di Nicola Zingaretti per conquistare la Provincia di Roma. Se sarà lui il candidato al Campidoglio nel 2013, dovrà certamente puntare su risorse maggiori”.

Chi non comunica, scompare. Ed è davvero così. Lo sanno bene i politici, ma anche tutti coloro che si occupano di media. Ed è un lavoro e una sfida appassionante, ma anche difficilissima, dove l’errore è sempre dietro l’angolo e può compromettere tutti gli altri sforzi. Ma certo i costi delle campagne elettorali fanno riflettere. E’ davvero necessario spendere tanto per ottenere risultati positivi? Non ci sono altre strade per costruire l’immagine di un candidato? E senza spesa, il successo è compromesso? E quali sono i nuovi mezzi della comunicazione politica?

Le ultime elezioni, su questo campo, almeno una cosa l’hanno detta con chiarezza: ci sono intere formazioni politiche che hanno costruito le loro affermazioni basandosi sul volontariato e sul passaparola, attraverso internet, facebook e gli altri strumenti della comunicazione digitale, che sono cresciuti in un anno del 30 per cento e sono oggi considerati “strumento fondamentale per agire sulla reputazione del brand”. Secondo il Corriere della Sera di Bologna, per fare un esempio, per la campagna elettorale per il Comune il Pd aveva pronosticato una spesa di 434.790 euro, raccolti mettendo insieme tutta la coalizione. Pdl e Lega avevano preventivato una campagna elettorale da 328.500 euro. Il meno conosciuto dei candidati aveva messo in cantiere 82 mila euro di spese, di cui 14 mila per i gadget: magliette, palloncini, spille, bandiere e gagliardetti. Chi ha speso meno sono stati i Grillini, che i video se li sono fatti in casa e li hanno diffusi poi sfruttando il web. Una strada che ha dato comunque ottimi risultati.

E allora? L’America, che anche in questo campo fa scuola, dice che i mezzi della propaganda politica diventeranno sempre più personalizzati (Obama ad esempio ha fatto larghissimo uso delle mail), ma che ridurre le spese è impresa difficile. Al di là dei costi, tuttavia, la sfida più difficile resta la scelta dei candidati. Perché nessuna buona comunicazione può sostenere un prodotto che non piace.

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