SOS RIFIUTI/ Di Paolo (Reg. Lazio): no a una “Malagrotta 2”, il futuro è il modello-Peccioli

In vista della chiusura della discarica di Malagrotta prevista definitivamente per gennaio, l’Assessore regionale PIETRO DI PAOLO fa il punto sulla situazione rifiuti a Roma

21.07.2011 - int. Pietro Di Paolo
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L'ottavo colle di Roma sta ormai per chiudere (Foto Ansa)

Pietro Di Paolo, Assessore regionale alle Attività produttive e Politiche dei rifiuti, commenta nell’intervista rilasciata a IlSussidiario.net la visita di venerdì scorso della governatrice Polverini a Legoli, frazione di Peccioli, comune di 4.900 persone vicino a Pisa, dove è situata una discarica che raccoglie i rifiuti residuali di cinque province.«L’impianto della Belvedere Spa di Peccioli presenta dei fattori estremamente interessanti. Il motivo principale che ha spinto me e la presidente Polverini a una serie di visite preparatorie è la gestione virtuosa da un punto di vista ambientale e industriale che rende possibile la compatibilità di un impianto di smaltimento di rifiuti e di una discarica in un contesto di tipico paesaggio rurale toscano. Inoltre questo impianto ha una specificità che forse lo rende unico in Italia, cioè l’azionariato popolare, con i cittadini residenti di Peccioli che sono proprietari per oltre il 35% delle quote della Belvedere Spa, società proprietaria dell’impianto». La Regione Lazio, in vista della chiusura della satura discarica di Malagrotta, rimandata a gennaio dell’anno prossimo, vorrebbe attuare questo modello di smaltimento anche a Roma. «Già da qualche mese a questa parte, – continua Di Paolo –  subito dopo l’insediamento della nuova giunta Polverini, l’obiettivo che ci siamo dati nella gestione dei rifiuti della nostra regione è, oltre la chiusura del ciclo, anche il trattamento completo dei rifiuti prima di essere smaltiti.

Possiamo quindi dire che non ci saranno altre proroghe sulla chiusura di Malagrotta?

L’obiettivo è proprio questo, anche perché abbiamo una procedura d’infrazione europea sulle spalle. Nel frattempo, dopo diversi mesi abbiamo individuato alcune aree idonee da un punto di vista geomorfologico all’interno della ordinanza di proroga per Malagrotta, e quella all’interno del Comune di Fiumicino è risultata la più idonea a ospitare un nuovo impianto. Quindi per la prima volta dopo tanti anni si sono creati i presupposti tecnici e amministrativi per poter programmare la chiusura definitiva della discarica di Malagrotta.

Nell’attesa della costruzione di nuovi impianti, dove finiranno tutti i rifiuti?

In questi giorni stiamo proprio dibattendo di questo, perché la realizzazione di un impianto tecnologicamente importante con un trattamento totale dei rifiuti necessita una tempistica che, sempre secondo l’ordinanza, è stata individuata in circa 36 mesi. È ovvio che questo lasso di tempo non è compatibile con i tempi di chiusura della discarica di Malagrotta, per cui ci sarà una soluzione temporanea che farà da ponte finché il sito definitivo non sarà pronto e allestito con tutte le accortezze del caso.

Ho sentito anche parlare di cinque mini discariche…


No, si è trattato di una errata ricostruzione giornalistica. La possibilità di fare delle piccole discariche al momento non è stata presa minimamente in considerazione. Qualora ci fosse la richiesta di uno o più comuni di voler essere autosufficienti per quanto riguarda i rifiuti potrebbe anche essere un opzione, ma è una previsione che non siamo in grado di fare. Al momento la nostra strada passa per una soluzione temporanea e arriva all’allestimento del sito definitivo.

Come risponde alle proteste dei cittadini che non vogliono ritrovarsi una discarica sotto casa?

Su questo argomento tutte le preoccupazioni sono legittime e fanno parte della normale dialettica democratica, però l’obiettivo a cui puntiamo è dare a tutti la possibilità di toccare con mano quella che sarà l’idea di impianto che vogliamo realizzare. Innanzitutto voglio precisare che non ci sarà nessuna “Malagrotta 2”, ma solo un piccolo impianto, con una piccola discarica di servizio e con una qualità del rifiuto completamente differente, grazie a un sistema di trattamento meccanico-biologico che garantisce nessun cattivo odore. Certo, è sempre un impianto di smaltimento dei rifiuti, però con un livello di compatibilità ambientale molto avanzato, e da parte nostra c’è la totale disponibilità a qualsiasi forma di partecipazione e di condivisione da parte dei comitati, dei singoli cittadini e degli amministratori locali.

Si è parlato anche di un commissariamento solo per la chiusura di Malagrotta…

Potrebbe essere una strada e siamo al lavoro per capire come questa situazione temporanea possa essere resa compatibile con le differenti tempistiche dell’allestimento del sito di Fiumicino. Il commissario dovrà innanzitutto individuare la location per il sito temporaneo e poi mettere in piedi delle procedure tecniche e amministrative per calendarizzare la chiusura di Malagrotta e garantire lo smaltimento dei rifiuti senza che ci sia la necessità di ricorrere a procedure d’emergenza.

Come è strutturato il Piano della Regione per quanto riguarda i rifiuti?

Gli obiettivi del piano sono essenzialmente tre: l’emancipazione dagli scarichi così come è costruito il nostro sistema attuale, un’importante innalzamento della raccolta differenziata come elemento fondamentale e imprescindibile rispetto agli obiettivi che ci diamo e, soprattutto, un trattamento completo dei rifiuti onde evitare le procedure d’infrazione europea.

Ho visto anche che la Regione si sta impegnando per portare la raccolta differenziata a Roma dal 50% al 65%.

È il Ministero dell’Ambiente che ci impone di arrivare al 65% entro dicembre 2012. È un tetto molto impegnativo, quasi miracoloso per certi versi, ma abbiamo cominciato a provvedere con la copertura finanziaria per mettere in piedi tutte le attività che servono per l’innalzamento della differenziata: quindi nel triennio 2011-2013, sulla finanziaria regionale dello scorso dicembre, sono stati stanziati 135 milioni di euro. Si stanno poi adottando delle linee guida con il coinvolgimento delle cinque province per cercare di uniformare le attività delle raccolte, ovviamente offrendo un canale preferenziale a quella domiciliare. Per poi passare agli Ecocentri, piccoli impianti che dovranno essere presenti su tutto il territorio regionale, e a otto impianti di compostaggio per lo smaltimento dell’umido, fondamentali nel momento in cui la raccolta differenziata comincia ad essere significativa.

(Claudio Perlini) 

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