VIOLENZA/ Senza la società non resta che una Roma da Romanzo Criminale

- Alessandro Banfi

Dopo l’ennesimo omicidio avvenuto a Roma, il ventunesimo dall’inizio dell’anno, ALESSANDRO BANFI spiega quale può essere il vero antidoto contro le infiltrazioni mafiose nella capitale

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Il luogo dell'omicidio di Roberto Ceccarelli, avvenuto pochi mesi fa (Ansa)

“Dopo la giornata di ieri posso dire che Prati, come quartiere, non c’entra nulla. La persona uccisa era stata gambizzata qualche mese fa a Campo de’ Fiori, quindi in centro storico. Ciò dimostra che era quella persona l’oggetto del contendere e non il territorio. Prati in sé non c’entra”. E’ preoccupato di precisare il sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo i titoli sul Far West nella Capitale. L’omicidio di via Grazioli Lante in cui è rimasto ucciso Flavio Simmi, 33 anni, ha suscitato cronache da incubo e se si mettono assieme alcuni episodi degli ultimi mesi, l’impressione è di vivere in una città molto poco sicura. E infatti Alemanno commenta: “L’omicidio avvenuto a Prati è un segnale molto inquietante che, insieme ad altri, ci indica che va fatta una diga molto forte contro il rischio di infiltrazioni di criminalità organizzata”. Era dai tempi di “Romanzo criminale”, di Renatino De Pedis e della sua Banda della Magliana che non si vedevano agguati così nel cuore della città. Prati poi fa notizia in quanto è considerato un tradizionale quartiere borghese dove non ci sono omicidi per strada.

Detto tutto questo, colpisce l’emergere dei metodi della criminalità organizzata. E’ stato infatti sicuramente un regolamento di conti la morte del giovane Simmi che arriva solo dopo cinque mesi l’avvertimento della gambizzazione. Quali siano stati gli interessi che il giovane copriva e le attività che lo hanno portato all’estrema ritorsione lo devono scoprire gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia.

Uomini scelti, detective, specializzati nelle inchieste sulle grandi organizzazioni criminali. Del resto dove ci sono i soldi, arriva la mafia, soprattutto in periodi di crisi economica, qual è quello che stiamo vivendo.

Socialmente, culturalmente, la sicurezza si ottiene liberando e incentivando le iniziative dal basso, da quella che una volta si chiamava società civile. Non c’è repressione o misura drastica di Polizia che possano sostituire il lavoro della presenza sociale e culturale, sul territorio, vero antidoto alle infiltrazioni mafiose di ogni tipo. Pensiamo al ruolo degli oratori e delle parrocchie in questo caldo luglio romano. Senza il loro apporto, moltissimi bambini e ragazzi, dalle elementari alle medie superiori, non saprebbero come trascorrere le lunghe giornate senza scuola di questo periodo. Oasi di non sfruttamento, di gratuità, di nuovo tessuto sociale che possono indicare una direzione in cui andare.

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